Mandic: da 175 anni privato e pubblico lavorano assieme per il bene della Comunità

La storia del nostro ospedale, raccontata in apertura del convegno di sabato 17 gennaio, ci ha posto di fronte a un punto fermo: pubblico e privato possono lavorare assieme se lo scopo è il bene comune. Senza la famiglia Cerri non ci sarebbe stato il San Leopoldo Mandic come lo conosciamo. Senza i benefattori i cui nomi potete leggerli sulle lapidi di marmo poste nella palazzina della Direzione, forse il pubblico avrebbe aperto un presidio senza grandi pretese, salvo poi chiuderlo nella fase della ristrutturazione della rete regionale ospedaliera, come Oggiono e Besana.
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I privati, e in particolare il dr. Luigi Rusca, che hanno finanziato lo sviluppo del nosocomio hanno avuto anche un secondo, ma forse più importante merito: chiamare a Merate autentici luminari che hanno dato slancio e lustro all’ospedale allora di circolo. Citiamo i primi che ci vengono in mente: Vincenzo Saputo (Pediatria), Italo Della Rocca (Ostetricia Ginecologia), Bruno Guareschi (Radiologia), Arturo Sartori (Chirurgia), Gianfranco Montanari (Anestesia e Rianimazione). E chissà quanti colpevolmente abbiamo dimenticato.
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Dunque pubblico e privato. Non però il privato che agli inizi di questo secolo avrebbe voluto “acquistare” il presidio, privatizzarlo e destinarlo per una parte a clinica della bellezza, col pretesto che i proventi avrebbero finanziato l’attività clinica.

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No, il privato che quasi si schernisce se viene citato. Il privato che mette a disposizione le risorse per migliorare l’assistenza, per fare in modo che il cittadino possa trovare un luogo di cura capace di prenderlo in carico e seguirlo lungo il percorso terapeutico.
Che lo assista anche nelle fasi più cruente della malattia, che lenisca il dolore quando la vita volge al termine. I nomi di questi privati del terzo millennio non compaiono sulle lapidi di marmo. L’ultimo è del 1984. Ma le donazioni sono continuate, in piccole e grandi quantità, un flusso continuo, come raramente succede altrove.  
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E ancora oggi il privato aggiunge valore alla struttura pubblica, non sostituendosi a essa ma affiancandosi per dotare il presidio di strumentazioni d’avanguardia.
E qui, pur consci di violare la loro ritrosia, (sperando che poi non ci tolgano il saluto) non possiamo non citare due famiglie in particolare: la famiglia di Giuseppe Crippa, fondatore di Technoprobe e la famiglia di Gabriele Cogliati (fondatore di Elemaster). Due nuclei familiari con una storia simile: entrambi i fondatori sono partiti da un box; poi sono “emigrati” laddove la tecnologia è più avanti. Infine sono tornati e hanno aperto le loro aziende. Che oggi hanno un respiro mondiale e danno lavoro a migliaia di persone.
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Non elenchiamo le donazioni finalizzate. Ci limitiamo all’ultimo atto di generosità da parte di Gabriele Cogliati, seduto in terza fila al convegno di sabato. La navetta Merate-Lecco e ritorno riprenderà a viaggiare dal 1° marzo per un periodo sperimentale di sei mesi, proprio grazie al sostegno della Famiglia Cogliati. I particolari dell’iniziativa saranno resi noti la prossima settimana. Il numero di fruitori del servizio ne deciderà il proseguimento anche oltre i sei mesi o la definitiva soppressione.
Non incideranno i loro nomi sulle tavole marmoree ma noi pensiamo che una dedica sia doverosa. Una fuga in avanti, la nostra. Forse persino sgradita. Ma un atto a futura memoria, accanto ai grandi benefattori come Giovanbattista e Felice Cerri, Giovanni, Antonio e Carlo Baslini, Giovanni Battista Torri, Famiglia Prinetti Castelletti, Famiglia Airoldi Fossati, Giulia Terzaghi, Giuseppe Villa, Gianbattista Galimberti, Arturo Toscanini, Carla e Luigi Rusca.
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Ecco, attorno al nostro ospedale si deve ricreare una Comunità; soprattutto le imprese devono ritornare in campo per dotare il presidio di strumentazioni sempre più tecnologicamente all’avanguardia, come elemento attrattivo per i giovani medici che, pure se in un medio ospedale, possono trovare importanti motivazioni per venire o per restare. E il Comune può giocare un ruolo decisivo nella creazione di questa Comunità economica attorno al San Leopoldo Mandic.
Rilanciare il valore imprescindibile e inalienabile del nostro Ospedale era l’obiettivo di fondo del convegno di sabato 17 gennaio. Che non può rimanere un evento isolato.
Claudio Brambilla
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