La Valletta: la vicenda Iliad ora è un contenzioso legale

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Si apre un nuovo capitolo, per certi aspetti clamoroso, nella vicenda dell'antenna Iliad prevista in via Giovanni XXIII, a La Valletta Brianza.
La battaglia si sposta infatti sul piano legale con l’avvocato Andrea Fontana del Foro di Milano che assiste un gruppo nutrito di cittadini. La richiesta avanzata al Comune è precisa: stop ai lavori e riesame dell’intera pratica autorizzativa, per annullarla.
«Ci sono problemi molto rilevanti sotto il profilo paesaggistico, lacune e carenze motivazionali. E la circostanza pacifica è che non sono state rispettate le prescrizioni», sostiene il legale.
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La contestazione arriva dopo l’innalzamento dell’impianto, avvenuto nonostante una precedente diffida del 20 ottobre, secondo l’avvocato «rimasta del tutto priva di qualsivoglia riscontro», ed alla luce dei nuovi aggiornamenti emersi una volta presa visione degli atti. 
Il primo punto contestato è l’autorizzazione paesaggistica: secondo il legale il parere favorevole espresso dalla Commissione per il paesaggio non spiegherebbe in alcun modo perché una struttura alta circa 36 metri possa essere considerata compatibile con un’area tra l’altro sottoposta a vincolo paesaggistico. 
Nel verbale del 15 maggio 2026, osserva sempre l’avvocato Fontana, l’attenzione della Commissione si sarebbe concentrata solo sulle prescrizioni date e consistenti nel colore verde bosco del palo e sui noccioli da piantare per mascherare il basamento: due accorgimenti che non sarebbero stati rispettati e che in ogni caso non basterebbero a rendere compatibile l’intera struttura con il paesaggio. A restare in bella vista è infatti la parte alta, che svetta oltre le chiome degli alberi, i tetti delle case ed addirittura il cielo.

Il legale ha inoltre rilevato che la Commissione avrebbe dato il suo via libera senza nemmeno un sopralluogo, e negli atti il contesto dell’impianto viene descritto in modi diversi: in alcuni documenti come zona priva di insediamenti, in altri come area urbana a media densità abitativa. Contraddizioni che, secondo la diffida, avrebbero quantomeno imposto ulteriori verifiche prima del parere favorevole.

Un’altra questione è quella dell’acqua: l’area in questione ricade nella fascia di rispetto di 200 metri attorno a un pozzo destinato all’approvvigionamento di acqua potabile. Dalle carte ricevute, rileva ancora il legale, non emergerebbe una valutazione specifica e completa su come l’intervento possa convivere con la tutela della captazione, in particolare per scavi, fondazioni e gestione delle acque.
A questo si somma un problema di documenti: nel fascicolo amministrativo, aggiunge il legale, mancherebbero alcune carte indispensabili per ricostruire per intero il procedimento paesaggistico e l’assenso attribuito alle Soprintendenze. Da qui la richiesta al Comune di rendere disponibili gli atti mancanti, insieme alla documentazione sul titolo che avrebbe consentito a Iliad di usare il terreno. Si tratta, precisa la diffida, di contestazioni che riguardano la completezza dell’istruttoria e la legittimità dell’autorizzazione: ed è proprio per questo che, secondo l’avvocato, il fatto che l’antenna sia ormai stata costruita non impedisce all’Amministrazione di riesaminare il procedimento, anche per evitare il contenzioso che, diversamente, viene ventilato come certo.
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Intanto i cittadini non sono rimasti a guardare ed hanno costituito un comitato contrario all’installazione che conta oltre 150 adesioni di persone che si ritengono direttamente danneggiate dalla presenza dell’antenna. Secondo la stima preliminare dal legale, l’impianto avrebbe inciso negativamente sul valore delle proprietà e sulla loro attrattività commerciale. Da qui la richiesta di un risarcimento integrale al Comune, con la possibilità di estendere le pretese a Iliad e agli altri eventuali responsabili.
La cifra indicata è salata: almeno 15 milioni di euro di possibile danno patrimoniale complessivo, calcolati su un valore medio degli immobili non inferiore a 500mila euro e su un deprezzamento ipotizzato del 30%. Lo stesso avvocato, però, precisa che si tratta di una valutazione preliminare di parte, ancora da verificare e quantificare sulla base delle singole proprietà e dei danni effettivamente dimostrabili.
Sul fronte opposto «il Comune mantiene per ora una posizione di attenzione» ha sottolineato il legale: l'amministrazione pare impegnata in un riesame molto approfondito dell’intero iter, portato avanti sia autonomamente sia in confronto con i cittadini. L’ente resta formalmente la controparte, ma il dialogo con il comitato non si è interrotto, compreso quello con il sindaco.
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