La Cardiologia del “L. Mandic” al centro della prevenzione: diagnosi avanzate e nuove terapie contro le cardiomiopatie
Garantire risposte cliniche ad altissima specializzazione senza costringere il paziente a continui e complessi trasferimenti verso i grandi centri metropolitani. È questo il messaggio centrale emerso durante l'incontro informativo rivolto alla cittadinanza dal titolo “Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Informazioni e opportunità di cura per una migliore qualità di vita”, tenutosi mercoledì 30 settembre presso l'Aula Scientifica dell'ospedale San Leopoldo Mandic di Merate.

L'iniziativa si inserisce nel quadro della (H) Open Week sulle malattie cardiovascolari (in calendario dal 28 settembre al 4 ottobre 2026 in occasione della Giornata Mondiale del Cuore), promossa da Fondazione Onda ETS e dall'ASST di Lecco, rete ospedaliera insignita del Bollino Rosa per l'attenzione alla salute di genere.
L'evento risponde a un preciso quadro epidemiologico: nel 2023 le malattie del sistema circolatorio hanno causato in Italia oltre 206 mila decessi (rappresentando quasi il 31% della mortalità complessiva), confermandosi la prima causa di morte nel Paese. L'impatto risulta particolarmente marcato nella popolazione femminile, dove tali patologie sono responsabili del 33% dei decessi totali, rispetto al 28% registrato tra gli uomini.

La relazione della seduta è stata curata dalla dottoressa Francesca Bodega, medico dell'Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell'Ospedale Mandic, che ha illustrato un quadro approfondito relativo alle cardiomiopatie, patologie del muscolo cardiaco che ne alterano la struttura e la capacità contrattile. Spesso caratterizzate da un esordio asintomatico o da quadri sfumati – che spaziano da affanno e stanchezza fino a palpitazioni, dolore toracico e sincopi –, queste malattie richiedono un inquadramento tempestivo per prevenire complicanze severe.

L'iter di screening muove dagli esami di primo livello, quali elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, per poi accedere alla Risonanza Magnetica Cardiaca (RM), la quale consente di caratterizzare con precisione il tessuto miocardico, identificando la presenza di fibrosi e valutando il rischio di aritmie per l'eventualità di un impianto di defibrillatore salvavita. Di fondamentale importanza risulta la ricerca eziologica: se nel 40-60% dei casi la cardiomiopatia ipertrofica riconosce una matrice genetica sarcomerica, una quota compresa tra il 5% e il 10% è legata ad amiloidosi cardiaca, patologia infiltrativa che manifesta di frequente campanelli d'allarme extracardiaci come la sindrome del tunnel carpale.
Sul fronte del trattamento, la seduta ha messo in luce una vera e propria svolta nella gestione delle forme ostruttive. Accanto ai farmaci tradizionali volti a controllare i sintomi, l'introduzione di Mavacamten – inibitore selettivo della miosina cardiaca – agisce direttamente sui meccanismi di ipercontrattilità del muscolo. Questa terapia mirata attenua l'ostruzione al flusso sanguigno e migliora la capacità funzionale dei pazienti, consentendo in molti casi di evitare il ricorso all'intervento chirurgico di miectomia.

Al centro dell'incontro e del dibattito conclusivo – arricchito dagli interventi della dottoressa Maria Grazia Gorgoglione e del primario di Cardiologia, dottor Stefano Maggiolini – si è collocata la realtà operativa dell'Ospedale San Leopoldo Mandic. Il presidio di Merate si distingue infatti per un modello organizzativo in grado di combinare elevate competenze specialistiche e vicinanza territoriale, offrendo un punto di riferimento solido e accessibile.

Il cuore di questo percorso è rappresentato dall'Ambulatorio dedicato alle Cardiomiopatie e allo Scompenso Cardiaco, coordinato dalla dottoressa Gorgoglione con il dottor Gaetano Gentile. Presso la struttura meratese i pazienti possono accedere a un inquadramento diagnostico completo di secondo livello e beneficiare dell'esecuzione diretta del test genetico salivare, strumento snello ed efficace per individuare le mutazioni responsabili e avviare i controlli sui familiari di primo grado. Per la gestione delle fasi acute o per approfondimenti complessi in tempi brevi, l'ospedale mette inoltre a disposizione un Day Hospital dedicato, evitando ricoveri ordinari prolungati e garantendo la somministrazione rapida di terapie endovenose. Il parco tecnologico del presidio è peraltro in continua evoluzione, come dimostra l'imminente arrivo dell'attrezzatura per l'ecocardiogramma da sforzo su cicloergometro.
Un elemento chiave dell'offerta del Mandic risiede nella sua rete multidisciplinare e nell'integrazione Hub-and-Spoke.
I servizi di Pronto Soccorso, ecocardiografia, emodinamica ed elettrofisiologia collaborano in stretta sintonia interna; contemporaneamente, nei casi a maggior complessità o con indicazione a valutazioni di terzo livello (fino all'eventuale inserimento in lista di trapianto), la Cardiologia di Merate attiva canali diretti con grandi centri di riferimento quali Bergamo, Niguarda e San Raffaele. Questa strutturazione garantisce una presa in carico fluida e continua, sollevando il cittadino dal peso di dover gestire autonomamente prenotazioni e trasferimenti verso i poli metropolitani.
La forza del presidio meratese si riflette infine nel valore umano del rapporto con la cittadinanza. Come evidenziato nelle testimonianze dei pazienti intervenuti durante la seduta, la struttura di Merate offre un clima di ascolto, continuità e familiarità che genera profonda fiducia. In sinergia con Fondazione Onda ETS e AICARM (Associazione Italiana Cardiomiopatie), il Mandic garantisce un affiancamento costante che va oltre l'atto medico, fornendo orientamento pratico e supporto psicologico per affrontare al meglio le ripercussioni della patologia nella vita quotidiana.

L'iniziativa si inserisce nel quadro della (H) Open Week sulle malattie cardiovascolari (in calendario dal 28 settembre al 4 ottobre 2026 in occasione della Giornata Mondiale del Cuore), promossa da Fondazione Onda ETS e dall'ASST di Lecco, rete ospedaliera insignita del Bollino Rosa per l'attenzione alla salute di genere.
L'evento risponde a un preciso quadro epidemiologico: nel 2023 le malattie del sistema circolatorio hanno causato in Italia oltre 206 mila decessi (rappresentando quasi il 31% della mortalità complessiva), confermandosi la prima causa di morte nel Paese. L'impatto risulta particolarmente marcato nella popolazione femminile, dove tali patologie sono responsabili del 33% dei decessi totali, rispetto al 28% registrato tra gli uomini.

La relazione della seduta è stata curata dalla dottoressa Francesca Bodega, medico dell'Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell'Ospedale Mandic, che ha illustrato un quadro approfondito relativo alle cardiomiopatie, patologie del muscolo cardiaco che ne alterano la struttura e la capacità contrattile. Spesso caratterizzate da un esordio asintomatico o da quadri sfumati – che spaziano da affanno e stanchezza fino a palpitazioni, dolore toracico e sincopi –, queste malattie richiedono un inquadramento tempestivo per prevenire complicanze severe.

L'iter di screening muove dagli esami di primo livello, quali elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, per poi accedere alla Risonanza Magnetica Cardiaca (RM), la quale consente di caratterizzare con precisione il tessuto miocardico, identificando la presenza di fibrosi e valutando il rischio di aritmie per l'eventualità di un impianto di defibrillatore salvavita. Di fondamentale importanza risulta la ricerca eziologica: se nel 40-60% dei casi la cardiomiopatia ipertrofica riconosce una matrice genetica sarcomerica, una quota compresa tra il 5% e il 10% è legata ad amiloidosi cardiaca, patologia infiltrativa che manifesta di frequente campanelli d'allarme extracardiaci come la sindrome del tunnel carpale.
Sul fronte del trattamento, la seduta ha messo in luce una vera e propria svolta nella gestione delle forme ostruttive. Accanto ai farmaci tradizionali volti a controllare i sintomi, l'introduzione di Mavacamten – inibitore selettivo della miosina cardiaca – agisce direttamente sui meccanismi di ipercontrattilità del muscolo. Questa terapia mirata attenua l'ostruzione al flusso sanguigno e migliora la capacità funzionale dei pazienti, consentendo in molti casi di evitare il ricorso all'intervento chirurgico di miectomia.

Al centro dell'incontro e del dibattito conclusivo – arricchito dagli interventi della dottoressa Maria Grazia Gorgoglione e del primario di Cardiologia, dottor Stefano Maggiolini – si è collocata la realtà operativa dell'Ospedale San Leopoldo Mandic. Il presidio di Merate si distingue infatti per un modello organizzativo in grado di combinare elevate competenze specialistiche e vicinanza territoriale, offrendo un punto di riferimento solido e accessibile.

A destra il dottor Stefano Maggiolini
Il cuore di questo percorso è rappresentato dall'Ambulatorio dedicato alle Cardiomiopatie e allo Scompenso Cardiaco, coordinato dalla dottoressa Gorgoglione con il dottor Gaetano Gentile. Presso la struttura meratese i pazienti possono accedere a un inquadramento diagnostico completo di secondo livello e beneficiare dell'esecuzione diretta del test genetico salivare, strumento snello ed efficace per individuare le mutazioni responsabili e avviare i controlli sui familiari di primo grado. Per la gestione delle fasi acute o per approfondimenti complessi in tempi brevi, l'ospedale mette inoltre a disposizione un Day Hospital dedicato, evitando ricoveri ordinari prolungati e garantendo la somministrazione rapida di terapie endovenose. Il parco tecnologico del presidio è peraltro in continua evoluzione, come dimostra l'imminente arrivo dell'attrezzatura per l'ecocardiogramma da sforzo su cicloergometro.
Un elemento chiave dell'offerta del Mandic risiede nella sua rete multidisciplinare e nell'integrazione Hub-and-Spoke.
I servizi di Pronto Soccorso, ecocardiografia, emodinamica ed elettrofisiologia collaborano in stretta sintonia interna; contemporaneamente, nei casi a maggior complessità o con indicazione a valutazioni di terzo livello (fino all'eventuale inserimento in lista di trapianto), la Cardiologia di Merate attiva canali diretti con grandi centri di riferimento quali Bergamo, Niguarda e San Raffaele. Questa strutturazione garantisce una presa in carico fluida e continua, sollevando il cittadino dal peso di dover gestire autonomamente prenotazioni e trasferimenti verso i poli metropolitani.
La forza del presidio meratese si riflette infine nel valore umano del rapporto con la cittadinanza. Come evidenziato nelle testimonianze dei pazienti intervenuti durante la seduta, la struttura di Merate offre un clima di ascolto, continuità e familiarità che genera profonda fiducia. In sinergia con Fondazione Onda ETS e AICARM (Associazione Italiana Cardiomiopatie), il Mandic garantisce un affiancamento costante che va oltre l'atto medico, fornendo orientamento pratico e supporto psicologico per affrontare al meglio le ripercussioni della patologia nella vita quotidiana.
M.Pen.
























