Merate: Susanna Terragni e il grazie al Mandic dove ci sono competenze e umanità
A salvarle la vita hanno contribuito diversi fattori tutti concatenati ed essenziali, che alla fine del tunnel le hanno fatto dire con convinzione “L'ospedale Mandic, una eccellenza da tutelare e potenziare”.
Susanna Terragni, classe 1949, storica presidente dell'ente morale di Merate, cittadina benemerita, imprenditrice si sta riprendendo in questi giorni dal grande spavento e dal rischio a cui è andata incontro lo scorso lunedì quando è stata colta da una serie di sincopi che l'hanno fatta stramazzare prima sul tavolo, poi sul divano e infine a terra. Portata d'urgenza in ospedale è stata accolta, curata e dimessa nel giro di pochi giorni. Ora è a casa, porta sul volto i segni della caduta e gli arti sono ancora doloranti, ma nello spirito e nella vitalità si è ripresa e ha voluto raccontare la sua esperienza con un unico scopo: ringraziare chi l'ha assistita in questo percorso di cure con professionalità, attenzione e umanità. Elementi per nulla scontati ma che fanno la differenza, per il paziente, la sua salute e la stessa famiglia.

“Lo scorso lunedì ero a casa con la mia nipotina Anna. Ad un certo punto mi sono trovata con la testa “crollata” sul tavolo: non me ne sono nemmeno accorta ma non ci ho dato peso. Mi sono poi seduta sul divano. Anna era davanti a me e mi ha visto crollare su un fianco. Ho iniziato a preoccuparmi, perchè era una situazione mai vissuta però ho pensato che il caldo e la stanchezza potessero avere contribuito a un po' di malessere. Alla sera mi trovavo in cucina e stavo cucinando i fiori di zucca. Ad un certo punto sono stramazzata al suolo picchiando violentemente la testa. Mi sono risvegliata e ho capito che la situazione era grave ma non riuscivo a chiedere aiuto. Chiamavo mio marito Marco ma la voce non mi usciva, lui non si è accorto che ero a terra sia perchè ha problemi di vista sia perchè io non riuscivo a farmi sentire. Quando mi ha avvicinato ha provato a rialzarmi ma io ero troppo debole e non riuscivo a fare forza sulle braccia. Allora ha chiamato mia figlia Cecilia che mi ha portato subito al Pronto Soccorso del nostro ospedale Mandic. È stata la mia salvezza”.

La “filiera” dei soccorsi ha viaggiato veloce e precisa.
“Fatta l'accettazione sono stata visitata dal dottor D'Angelo che mi ha toccato la gola e mi ha detto senza incertezze: signora qui la carotide non funziona, bisogna intervenire. Da quel momento sono stata sottoposta a una serie di esami che hanno confermato come la situazione fosse seria e non ci fosse tempo da perdere. Mi hanno portato in UCC (Unità di Cura Coronarica) dove ho avuto un'altra sincope. Alle 6 di martedì mattina, arrivano in camera il medico con gli infermieri e mi dicono che nella notte si erano verificati altri episodi e quindi bisognava intervenire subito. Ai miei figli hanno comunicato che ero a rischio della vita, perchè le sincopi erano forti e frequenti e quindi non c'era tempo da perdere. Mi hanno preparata e sono stata portata nel reparto di elettrofisiologia e cardiostimolazione. Qui ad attendermi c'erano il dottor Claudio Carbone con l'ingegnere medico Giovanna Marino e l'infermiera Annamaria Magni. Non potevo desiderare di meglio. Mi hanno sottoposto a una anestesia locale ed è iniziato l'intervento con il dottor Carbone intento ad applicarmi questo pacemaker bicamerale e l'ing. Marino al computer a monitorare e fornire indicazioni. In pratica non mi funzionavano più i ventricoli, non ero messa bene. Io ero sveglia e sentivo tutto, soprattutto parlavo. Ma io sono fatta così, voglio sapere, capire, conoscere. Così facevo domande e chiedevo e loro continuavano a dirmi che dovevo stare zitta perchè respirare e parlare comprometteva il lavoro che è di una delicatezza e di una precisione estreme. Sono stati bravissimi, un lavoro d'équipe eccellente. Ho avuto esperienze di parenti che si sono rivelate drammatiche e dagli esiti nefasti. Io invece ho trovato uno staff preparatissimo e coordinato. Dopo tre ore di intervento sono stata riportata in camera e poi nei giorni successivi sono stata sottoposta a tutti i controlli del caso, con una assistenza personalizzata e mirata. Nei due giorni di degenza non mi sono mai sentita trascurata. Tutt'altro. Per questo voglio ringraziare il dottor D'Angelo che per primo ha capito che si trattava di un problema cardiaco e non neurologico come io stessa avevo ipotizzato, l'équipe che mi ha operator con il dottor Carbone, l'ing. Marino e l'infermiera Magni, il dottor Stefano Vicini, poi tutti gli infermieri che mi hanno assistito in questi giorni e gli operatori socio sanitari. Sono stata davvero contenta delle cure ricevute e non ho incertezze a dire che l'ospedale Mandic deve continuare a essere difeso, potenziato ed esaltato. Perchè ci sono professionisti bravissimi di una umanità squisita. E a loro va il mio grazie”.
Susanna Terragni, classe 1949, storica presidente dell'ente morale di Merate, cittadina benemerita, imprenditrice si sta riprendendo in questi giorni dal grande spavento e dal rischio a cui è andata incontro lo scorso lunedì quando è stata colta da una serie di sincopi che l'hanno fatta stramazzare prima sul tavolo, poi sul divano e infine a terra. Portata d'urgenza in ospedale è stata accolta, curata e dimessa nel giro di pochi giorni. Ora è a casa, porta sul volto i segni della caduta e gli arti sono ancora doloranti, ma nello spirito e nella vitalità si è ripresa e ha voluto raccontare la sua esperienza con un unico scopo: ringraziare chi l'ha assistita in questo percorso di cure con professionalità, attenzione e umanità. Elementi per nulla scontati ma che fanno la differenza, per il paziente, la sua salute e la stessa famiglia.

Nonna Susanna con la nipotina Anna
“Lo scorso lunedì ero a casa con la mia nipotina Anna. Ad un certo punto mi sono trovata con la testa “crollata” sul tavolo: non me ne sono nemmeno accorta ma non ci ho dato peso. Mi sono poi seduta sul divano. Anna era davanti a me e mi ha visto crollare su un fianco. Ho iniziato a preoccuparmi, perchè era una situazione mai vissuta però ho pensato che il caldo e la stanchezza potessero avere contribuito a un po' di malessere. Alla sera mi trovavo in cucina e stavo cucinando i fiori di zucca. Ad un certo punto sono stramazzata al suolo picchiando violentemente la testa. Mi sono risvegliata e ho capito che la situazione era grave ma non riuscivo a chiedere aiuto. Chiamavo mio marito Marco ma la voce non mi usciva, lui non si è accorto che ero a terra sia perchè ha problemi di vista sia perchè io non riuscivo a farmi sentire. Quando mi ha avvicinato ha provato a rialzarmi ma io ero troppo debole e non riuscivo a fare forza sulle braccia. Allora ha chiamato mia figlia Cecilia che mi ha portato subito al Pronto Soccorso del nostro ospedale Mandic. È stata la mia salvezza”.

La “filiera” dei soccorsi ha viaggiato veloce e precisa.
“Fatta l'accettazione sono stata visitata dal dottor D'Angelo che mi ha toccato la gola e mi ha detto senza incertezze: signora qui la carotide non funziona, bisogna intervenire. Da quel momento sono stata sottoposta a una serie di esami che hanno confermato come la situazione fosse seria e non ci fosse tempo da perdere. Mi hanno portato in UCC (Unità di Cura Coronarica) dove ho avuto un'altra sincope. Alle 6 di martedì mattina, arrivano in camera il medico con gli infermieri e mi dicono che nella notte si erano verificati altri episodi e quindi bisognava intervenire subito. Ai miei figli hanno comunicato che ero a rischio della vita, perchè le sincopi erano forti e frequenti e quindi non c'era tempo da perdere. Mi hanno preparata e sono stata portata nel reparto di elettrofisiologia e cardiostimolazione. Qui ad attendermi c'erano il dottor Claudio Carbone con l'ingegnere medico Giovanna Marino e l'infermiera Annamaria Magni. Non potevo desiderare di meglio. Mi hanno sottoposto a una anestesia locale ed è iniziato l'intervento con il dottor Carbone intento ad applicarmi questo pacemaker bicamerale e l'ing. Marino al computer a monitorare e fornire indicazioni. In pratica non mi funzionavano più i ventricoli, non ero messa bene. Io ero sveglia e sentivo tutto, soprattutto parlavo. Ma io sono fatta così, voglio sapere, capire, conoscere. Così facevo domande e chiedevo e loro continuavano a dirmi che dovevo stare zitta perchè respirare e parlare comprometteva il lavoro che è di una delicatezza e di una precisione estreme. Sono stati bravissimi, un lavoro d'équipe eccellente. Ho avuto esperienze di parenti che si sono rivelate drammatiche e dagli esiti nefasti. Io invece ho trovato uno staff preparatissimo e coordinato. Dopo tre ore di intervento sono stata riportata in camera e poi nei giorni successivi sono stata sottoposta a tutti i controlli del caso, con una assistenza personalizzata e mirata. Nei due giorni di degenza non mi sono mai sentita trascurata. Tutt'altro. Per questo voglio ringraziare il dottor D'Angelo che per primo ha capito che si trattava di un problema cardiaco e non neurologico come io stessa avevo ipotizzato, l'équipe che mi ha operator con il dottor Carbone, l'ing. Marino e l'infermiera Magni, il dottor Stefano Vicini, poi tutti gli infermieri che mi hanno assistito in questi giorni e gli operatori socio sanitari. Sono stata davvero contenta delle cure ricevute e non ho incertezze a dire che l'ospedale Mandic deve continuare a essere difeso, potenziato ed esaltato. Perchè ci sono professionisti bravissimi di una umanità squisita. E a loro va il mio grazie”.
























