Paderno: da ottobre l’esito della 1ª fase del concorso di RFI per il 2° ponte sull'Adda

Mentre il dibattito in merito alla realizzazione del secondo ponte a scavalco dell’Adda, e a una eventuale ristrutturazione del San Michele, continua, si avvicina la data di chiusura della prima fase del “Concorso di progettazione in due fasi per la realizzazione del nuovo ponte ferroviario di attraversamento del fiume Adda sulla linea Carnate-Ponte S. Pietro tra le stazioni di Paderno e Calusco” indetto da Rete Ferroviaria Italiana. La prima fase, ossia “elaborazione idea progettuale”, si chiuderà infatti tra dieci giorni, il 20 luglio alle ore 12

Come riportato nel disciplinare di gara, “in questa fase i partecipanti dovranno elaborare una proposta ideativa che, nel rispetto dei costi, dei Vincoli di tutela, infrastrutturali e di rispetto nonché delle prestazioni richieste, permetta alla Commissione Giudicatrice di scegliere le migliori tre proposte ideative, selezionate senza formazione di graduatorie, da ammettere alla seconda fase”. L’elaborazione progettuale vera e propria, cioè la seconda fase, sarà riservata agli autori delle tre migliori proposte ideative selezionate nella prima fase del concorso. 

La prima seduta della Commissione Giudicatrice dopo la chiusura della prima fase si terrà venerdì 24 luglio alle ore 10. Bisognerà attendere però fino al 1° ottobre 2026 per la pubblicazione dei codici relativi ai concept progettuali ammessi alla seconda fase. Quest’ultima verrà aperta poco dopo e si concluderà il 19 novembre. Le successive date saranno oggetto di apposita comunicazione attraverso la Piattaforma del Concorso. 
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È presumibile che l’esito definitivo verrà reso noto tra fine 2026 e inizio 2027. Sarà allora che verrà svelato il progetto ritenuto migliore dalla Commissione, e al cui autore andranno 11.723.533,59 euro. Al secondo e terzo classificato, invece, verranno assegnati 650.000 euro ciascuno.  Il vincitore, a seguito della stipula della Convenzione per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, dovrà completare lo sviluppo degli elaborati concorsuali entro 180 giorni dalla consegna delle prestazioni di progettazione.

Tornando al progetto, nelle prime pagine del disciplinare di gara vengono fornite delle indicazioni generali di quello che dovrà  essere il nuovo viadotto. Si tratta di informazioni ormai note ma che giova ripercorrere anche alla luce degli ultimi avvenimenti, e in particolare della sottoscrizione da parte di 43 comuni di una lettera attraverso cui si chiede a RFI di tenere davvero conto della tutela del San Michele e degli studi viabilistici eseguiti, che prospettano scenari disastrosi. Riguardo alla tutela del contesto paesaggistico, nel disciplinare è scritto: “Il progetto del nuovo ponte promiscuo, ferroviario e carrabile, che dovrà essere collocato in stretto affiancamento all’attuale Ponte San Michele, dovrà rispondere alle necessità di tutela del contesto paesaggistico di assoluto rilievo, caratterizzato dalla presenza dell’antico ponte ad arco in ferro risalente alla fine del XIX secolo noto come ponte Röthlisberger o San Michele; pertanto il nuovo manufatto si dovrà configurare come opera di architettura contemporanea avente caratteri di qualità architettonica e riconoscibilità tecnologica, in modo da instaurare un dialogo tra le due testimonianze della tecnica e dell’ingegneria trasportistica realizzate a distanza di un secolo l’una dall’altra”.

Secondo quanto emerso dal recente convegno pubblico tenutosi a Calusco e organizzato dalla Rete Occhio al Ponte, questa frase conterebbe una forte contraddizione. È stato il professor Edo Bricchetti, architetto e umanista di rilievo internazionale, a definire “pazzi” coloro che puntano a affiancare un nuovo ponte al San Michele. Eppure, secondo il disciplinare, il nuovo ponte dovrà  essere “in stretto affiancamento all’attuale Ponte San Michele” e al contempo “rispondere alle necessità di tutela del contesto paesaggistico di assoluto rilievo, caratterizzato dalla presenza dell’antico ponte ad arco in ferro”. Possono queste due note coesistere? Secondo molti, no.

Proseguendo, l’indicazione recita: “Il progetto dovrà, dunque, minimizzare l’impatto sul cono visivo, sulle viabilità stradali di adduzione e dovrà minimizzare gli espropri sul territorio. Infine, dovranno essere tenute in considerazione le osservazioni emerse in fase di Dibattito Pubblico, affinché vengano il più possibile recepite”. Se fino ad oggi la percezione è quella che una parte di territorio non sia stata ascoltata, verranno ora prese in considerazione le istanze contenute in una lettera firmata da non uno, non due, non dieci, non venti, ma da ben quarantatré comuni? 

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E.Ma.
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