Mandic: scompenso cardiaco. Informazione e prevenzione
Si è tenuto giovedì 23 aprile presso l’Aula Riunioni Scientifiche dell’Ospedale “San Leopoldo Mandic” di Merate, un incontro dedicato allo scompenso cardiaco, rivolto a pazienti e caregiver impegnati nella gestione quotidiana della patologia.

L’appuntamento, strutturato come incontro di educazione sanitaria, è stato condotto dagli infermieri del reparto di Cardiologia, con la presenza di un cardiologo, per fornire informazioni chiare e accessibili sulla malattia. Durante l’incontro sono stati illustrati i principali segni e sintomi, approfondita l’importanza del riconoscimento tempestivo dei cosiddetti “campanelli d’allarme” e promossa una maggiore consapevolezza nel percorso di cura.
Maria Grazia Gorgoglione, SC Cardiologia Merate
Alessandra Pirovano, RAD Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare
“L’incontro è stato pensato innanzitutto nell’ambito dell’attività di medici e infermieri impegnati nella cura dello scompenso cardiaco. Abbiamo infatti osservato quanto sia importante, oltre alla visita clinica mirata alla patologia, saper gestire anche gli aspetti più complessi del paziente.
Ciò significa comprendere i bisogni specifici dei pazienti e offrire loro un’adeguata educazione sanitaria: dalla gestione del peso a tutte quelle indicazioni utili per il paziente e per il caregiver, affinché possano affrontare la malattia nella vita quotidiana nel modo più efficace possibile. Questo tipo di supporto, tuttavia, spesso non ha uno spazio o un tempo dedicato, nonostante sia fondamentale quanto la cura stessa.
Si tratta di un modello che valorizza pienamente l’operato medico e quello infermieristico, ponendo al centro il concetto più ampio di salute della persona”.

SCOMPENSO CARDIACO
Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica in cui il cuore non riesce a pompare una quantità di sangue adeguata alle necessità dell’organismo. Può svilupparsi progressivamente nel tempo ed è spesso la conseguenza di altre malattie cardiovascolari, tra cui ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica (come l’infarto), patologie delle valvole cardiache o malattie da accumulo, come l’amiloidosi.
I sintomi più frequenti includono affanno, stanchezza e gonfiore degli arti inferiori, con una percezione dell’intensità che varia in modo soggettivo da paziente a paziente. Lo scompenso cardiaco rappresenta oggi una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di mortalità nei Paesi industrializzati. I dati evidenziano come il tasso di ospedalizzazione aumenti di circa il 10% ogni anno dopo i 65 anni di età, configurandosi come un rilevante problema di salute pubblica. In Italia si stima che oltre un milione di persone convivano con questa patologia, con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.
Nonostante la complessità clinica della malattia e la frequente presenza di patologie associate, i progressi terapeutici e una gestione più strutturata del percorso di cura permettono oggi di migliorare in modo concreto la sopravvivenza e la qualità di vita. In quest’ottica, risulta fondamentale aumentare la consapevolezza sullo scompenso cardiaco, favorirne il riconoscimento precoce e promuovere un ruolo attivo del paziente nella gestione della propria condizione.
Un momento particolarmente delicato è rappresentato dalla fase post-ricovero, durante la quale è essenziale un monitoraggio attento per individuare tempestivamente eventuali peggioramenti e prevenire nuove ospedalizzazioni. Numerose evidenze dimostrano come il follow-up infermieristico contribuisca in modo significativo alla riduzione delle riammissioni ospedaliere, migliorando la prognosi e la percezione dello stato di salute da parte del paziente. Anche le linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) sottolineano l’importanza di una rivalutazione precoce dopo la dimissione ospedaliera.
In questo contesto, presso il reparto di Cardiologia dell’Ospedale San Leopoldo Mandic è stato recentemente attivato il Day Hospital dello Scompenso Cardiaco, con l’obiettivo di monitorare in modo strutturato i pazienti che necessitano di controlli clinici e assistenziali, evitando il ricovero ordinario e garantendo una valutazione integrata medica e infermieristica.
La dottoressa Gorgolione
L’appuntamento, strutturato come incontro di educazione sanitaria, è stato condotto dagli infermieri del reparto di Cardiologia, con la presenza di un cardiologo, per fornire informazioni chiare e accessibili sulla malattia. Durante l’incontro sono stati illustrati i principali segni e sintomi, approfondita l’importanza del riconoscimento tempestivo dei cosiddetti “campanelli d’allarme” e promossa una maggiore consapevolezza nel percorso di cura.
Maria Grazia Gorgoglione, SC Cardiologia Merate
Alessandra Pirovano, RAD Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare
“L’incontro è stato pensato innanzitutto nell’ambito dell’attività di medici e infermieri impegnati nella cura dello scompenso cardiaco. Abbiamo infatti osservato quanto sia importante, oltre alla visita clinica mirata alla patologia, saper gestire anche gli aspetti più complessi del paziente.
Ciò significa comprendere i bisogni specifici dei pazienti e offrire loro un’adeguata educazione sanitaria: dalla gestione del peso a tutte quelle indicazioni utili per il paziente e per il caregiver, affinché possano affrontare la malattia nella vita quotidiana nel modo più efficace possibile. Questo tipo di supporto, tuttavia, spesso non ha uno spazio o un tempo dedicato, nonostante sia fondamentale quanto la cura stessa.
Si tratta di un modello che valorizza pienamente l’operato medico e quello infermieristico, ponendo al centro il concetto più ampio di salute della persona”.
SCOMPENSO CARDIACO
Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica in cui il cuore non riesce a pompare una quantità di sangue adeguata alle necessità dell’organismo. Può svilupparsi progressivamente nel tempo ed è spesso la conseguenza di altre malattie cardiovascolari, tra cui ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica (come l’infarto), patologie delle valvole cardiache o malattie da accumulo, come l’amiloidosi.
I sintomi più frequenti includono affanno, stanchezza e gonfiore degli arti inferiori, con una percezione dell’intensità che varia in modo soggettivo da paziente a paziente. Lo scompenso cardiaco rappresenta oggi una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di mortalità nei Paesi industrializzati. I dati evidenziano come il tasso di ospedalizzazione aumenti di circa il 10% ogni anno dopo i 65 anni di età, configurandosi come un rilevante problema di salute pubblica. In Italia si stima che oltre un milione di persone convivano con questa patologia, con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.
Nonostante la complessità clinica della malattia e la frequente presenza di patologie associate, i progressi terapeutici e una gestione più strutturata del percorso di cura permettono oggi di migliorare in modo concreto la sopravvivenza e la qualità di vita. In quest’ottica, risulta fondamentale aumentare la consapevolezza sullo scompenso cardiaco, favorirne il riconoscimento precoce e promuovere un ruolo attivo del paziente nella gestione della propria condizione.
Un momento particolarmente delicato è rappresentato dalla fase post-ricovero, durante la quale è essenziale un monitoraggio attento per individuare tempestivamente eventuali peggioramenti e prevenire nuove ospedalizzazioni. Numerose evidenze dimostrano come il follow-up infermieristico contribuisca in modo significativo alla riduzione delle riammissioni ospedaliere, migliorando la prognosi e la percezione dello stato di salute da parte del paziente. Anche le linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) sottolineano l’importanza di una rivalutazione precoce dopo la dimissione ospedaliera.
In questo contesto, presso il reparto di Cardiologia dell’Ospedale San Leopoldo Mandic è stato recentemente attivato il Day Hospital dello Scompenso Cardiaco, con l’obiettivo di monitorare in modo strutturato i pazienti che necessitano di controlli clinici e assistenziali, evitando il ricovero ordinario e garantendo una valutazione integrata medica e infermieristica.
























