Sartirana: tantissimi amici ai funerali di Dauro Zocchi. Il ricordo di chi lo amava
“L'amore non va mai sprecato, perché ci avvicina alla vita eterna. Per questo il dono che possiamo fare a Dauro, oggi, non è quello di maledire la vita, ma amare appassionatamente ogni istante”. Si è rivolto così, don Riccardo Sanvito, alla grande folla di gente riunitasi nella chiesa di Sartirana nel pomeriggio di martedì 24 marzo per dare l’ultimo saluto a Dauro Mattia Zocchi, appassionato ricercatore spentosi la scorsa domenica a soli 35 anni, dopo aver lottato da gennaio contro una terribile malattia. “Non sono necessarie troppe parole. Ogni parola umana rischia di suonare come una bestemmia a fronte di un dolore come questo” ha detto il sacerdote davanti alla famiglia Zocchi, a papà Marco, mamma Margherita, alle sorelle Giuditta e Carlotta, allo zio e padrino Mario e alla compagna di Dauro, Alessandra. Don Riccardo non ha nascosto l’incapacità di dare risposta al ‘perché’ Dauro, un giovane benvoluto da tantissimi amici, amante della pesca, della cucina, dei viaggi e dello sci, sia stato strappato alla vita in un modo così violento. Ma ha comunque voluto ricordare ai tanti amici presenti, agli ex compagni di scuola, di Università, ai dottorandi e professori con cui Dauro collaborava, e medici colleghi del padre, che Gesù non rimane a guardare. “Mentre Dauro chiudeva gli occhi insieme alla sua mamma e suo papà, alle sue sorelle e ad Alessandra, Gesù era con lui”. E poi ancora: “Siamo qui anche con la certezza che un giorno lo rivedremo e lo riabbracceremo”.
Al termine della sua omelia, don Riccardo è riuscito a strappare qualche sorriso sui tanti volti segnati dalle lacrime annunciando di aver acquistato un libro di Dauro: “Mi arriverà domani. Mi preparo all'incontro con lui, un giorno”. Una delle più recenti pubblicazioni di Dauro era stata ‘Paesaggi del cibo e processi di comunità’, frutto dei suoi studi, ma soprattutto del suo amore per la cucina e per i luoghi più remoti della Terra. La sua profonda dedizione al lavoro di ricerca gli era valsa il soprannome di ‘professore’, come ha ricordato il padrino di battesimo, zio Mario, nel suo intervento. “Trentacinque anni fa ti ho dato il benvenuto proprio in questa chiesa. Mai avrei immaginato di vederti andar via da questo mondo e in questo mondo. La violenza della tua malattia è stata devastante, ma la dignità con cui l’hai affrontata è stata più grande”. Lo zio Mario Baragetti, chirurgo, amico di sempre di Marco Zocchi, ricordando che Dauro a dicembre era stato a sciare a Cervinia, ha voluto condividere un pensiero: “Ho immaginato la tua malattia con una grossa valanga di neve che travolge un bel pino verde, forte, giovane proprio come te. Adesso la neve e il pino riposano insieme. Non so dove sei, ma ti immagino tranquillo mentre stai preparando una bella cena per la tua famiglia, per la tua fidanzata Alessandra, per i tuoi amici, e io che cerco di rubare i segreti del tuo modo di regalare amore con il cibo”.
Ringraziando il nipote per ciò che gli ha insegnato, Mario Baragetti ha concluso ricordando che tutta la famiglia gli è stata vicino, ma in particolare la sorella minore, Carlotta: “Voglio ricordarla come medico, per l’impegno, la costanza, l’umanità e la professionalità con la quale ti ha assistito, perché lei, laureata in veterinaria, ha molto da insegnare ai medici, me compreso, soprattutto a usare il cuore, che trasmette l’amore, che è il più potente analgesico”. E infine: “Ciao Dauro, ciao mio professore. Prepara la cena. Tra poco ci incontreremo. Vedi se riesci trovare un studio medico così papà Marco potrà continuare a fare le ecografie. Al Padre Eterno l’ecografia la faremo gratis, così ci darà il permesso di pescare”.
Proprio la sorella Carlotta ha voluto condividere a sua volta un pensiero, ringraziando i presenti e ammonendoli con un sorriso: “Dauro sarebbe molto arrabbiato che di martedì non stiate lavorando”. “Ciao Dido. In questi giorni tante persone hanno celebrato la tua professionalità, la tua bravura e la tua passione, ma soprattutto hanno celebrato te e la tua persona. Sei stato bravo. Quello che scriveva libri, che pubblicava articoli e che insegnava, ma soprattutto sei stato una persona con un cuore immenso. Ho sempre saputo di avere un fratello speciale” ha detto, ricordando le tante cene insieme in cui Dauro deliziava con le sue dote culinarie e le diverse conversazioni sulla vita. “So che ci sarai per sempre. So che la tua presenza ha cambiato forma, ha cambiato il modo in cui io posso sentirti”.
Troppo commossa per dar voce al proprio ricordo, la fidanzata Alessandra ha lasciato che il suo pensiero venisse letto da un’altra persona. “Caro Dauro, non ci devi ringraziare, siamo noi a ringraziare te per averci insegnato cosa vuol dire vivere con passione, saggezza, gentilezza e tanto amore, una vita anche un po’ spericolata” ha detto, ricordando come nell’ultimo periodo fossero diventati ‘un organismo unico’. “Sono stati mesi che sembravano anni e adesso all'improvviso mi ritrovo ferma all'8 gennaio e sento dire a tutti che la vita col tempo andrà avanti e non possono chiedermi come sarà questa vita senza di te. Mi piacerebbe che ognuno qui potesse dire due parole su di te e magari un giorno ci sarà l'occasione di farlo” ha proseguito, condividendo qualche ricordo personale, come le tante occasioni in cui Dauro cucinava con amore: “Sapevi trasformare le cose più semplici in grandi capolavori, con la tua attenzione ai dettagli e ai sapori che hai conosciuto in giro del mondo. Sei sempre stato un grande osservatore, forse per questo parlavi poco. Preferivi guardare e ascoltare gli altri, e forse per questo che hai fatto sentire importanti tante persone e tante comunità del Mondo, che spesso sono dimenticate, con il tuo prezioso lavoro di ricerca”.
E anche i compagni di ricerca, infine, insieme a professori, dottorandi e colleghi di Università hanno voluto accompagnare Dauro nel suo “nuovo viaggio” condividendo un pensiero. “Molti altri non sono qui, ma ci scrivono da tutto il mondo per ricordarci il segno profondo che hai lasciato in ognuno di loro. Sono ormai note le qualità scientifiche e umane che avranno modo di onorare al meglio, all'interno e oltre, le mura del nostro ateneo. Ricorderemo di te la curiosità, la maturità intellettuale, la serietà scientifica, i modi pacati e gentili, accompagnati dalla tua profonda generosità, professionale e umana. In questi due mesi hai dato prova di una forza inedita ed è il tuo profondo attaccamento alla vita scientifica, oltre che di quella umana, che sei riuscito a portare avanti in ogni modo oltre le tue possibilità fisiche, fino all'ultimo respiro. In questi due mesi ci hai fatto un grande regalo. Ci hai fatto conoscere la tua bellissima famiglia Zocchi, che ti ha assistito con cura e passione fino all'ultimo passo. Il tuo papà, che tanti di noi già conoscevamo perché ci aveva già curato, ma che abbiamo scoperto essere al tuo fianco in tanti viaggi intorno al mondo per andare a pescare. La tua incredibile mamma, che ti ha lasciato libero in un difficile passo senza decidere al tuo posto. La tua sorella Carlotta, che è ormai nota come il vero primario di famiglia, coordinatrice delle tue cure. Tua sorella Giuditta, che ti ha servito cocktail e che ti ha preparato la besciamella come tu le hai insegnato. E la tua Alessandra, compagna di vita in ogni istante che ha confermato la vera unione d'amore facendosi carico di tutta la comunicazione tra te e il Mondo, per farti sentire ancora in connessione con tutti noi che siamo tanti e veniamo da ogni dove. Abbiamo capito dov'era l'origine della tua brillante mente, da dove veniva il tuo amore per i prodotti della terra e per gli animali, da dove nasceva il tuo spirito di vero geografo che voleva scoprire il mondo: dalla tua grande famiglia”.
A chiudere il lungo e intenso momento di ricordo, le parole dei colleghi hanno restituito il ritratto più autentico di Dauro, ricercatore e uomo capace di non arrendersi mai, nemmeno davanti alla malattia, di cercare sempre la domanda giusta e di non accontentarsi di risposte facili, di trasformare ogni incontro in un’occasione di studio e condivisione, andando oltre confini disciplinari e geografici. Ma soprattutto, in questi ultimi mesi, Dauro ha insegnato a tutti cosa significhi davvero fare ricerca: costruire relazioni, mettere le persone al centro, non smettere mai di comunicare e di prendersi cura degli altri.

Ringraziando il nipote per ciò che gli ha insegnato, Mario Baragetti ha concluso ricordando che tutta la famiglia gli è stata vicino, ma in particolare la sorella minore, Carlotta: “Voglio ricordarla come medico, per l’impegno, la costanza, l’umanità e la professionalità con la quale ti ha assistito, perché lei, laureata in veterinaria, ha molto da insegnare ai medici, me compreso, soprattutto a usare il cuore, che trasmette l’amore, che è il più potente analgesico”. E infine: “Ciao Dauro, ciao mio professore. Prepara la cena. Tra poco ci incontreremo. Vedi se riesci trovare un studio medico così papà Marco potrà continuare a fare le ecografie. Al Padre Eterno l’ecografia la faremo gratis, così ci darà il permesso di pescare”.

Troppo commossa per dar voce al proprio ricordo, la fidanzata Alessandra ha lasciato che il suo pensiero venisse letto da un’altra persona. “Caro Dauro, non ci devi ringraziare, siamo noi a ringraziare te per averci insegnato cosa vuol dire vivere con passione, saggezza, gentilezza e tanto amore, una vita anche un po’ spericolata” ha detto, ricordando come nell’ultimo periodo fossero diventati ‘un organismo unico’. “Sono stati mesi che sembravano anni e adesso all'improvviso mi ritrovo ferma all'8 gennaio e sento dire a tutti che la vita col tempo andrà avanti e non possono chiedermi come sarà questa vita senza di te. Mi piacerebbe che ognuno qui potesse dire due parole su di te e magari un giorno ci sarà l'occasione di farlo” ha proseguito, condividendo qualche ricordo personale, come le tante occasioni in cui Dauro cucinava con amore: “Sapevi trasformare le cose più semplici in grandi capolavori, con la tua attenzione ai dettagli e ai sapori che hai conosciuto in giro del mondo. Sei sempre stato un grande osservatore, forse per questo parlavi poco. Preferivi guardare e ascoltare gli altri, e forse per questo che hai fatto sentire importanti tante persone e tante comunità del Mondo, che spesso sono dimenticate, con il tuo prezioso lavoro di ricerca”.

A chiudere il lungo e intenso momento di ricordo, le parole dei colleghi hanno restituito il ritratto più autentico di Dauro, ricercatore e uomo capace di non arrendersi mai, nemmeno davanti alla malattia, di cercare sempre la domanda giusta e di non accontentarsi di risposte facili, di trasformare ogni incontro in un’occasione di studio e condivisione, andando oltre confini disciplinari e geografici. Ma soprattutto, in questi ultimi mesi, Dauro ha insegnato a tutti cosa significhi davvero fare ricerca: costruire relazioni, mettere le persone al centro, non smettere mai di comunicare e di prendersi cura degli altri.
Edoardo Mazzilli
























