Sartirana: è morto a 35 anni Dauro Mattia Zocchi, ricercatore
Si svolgerà martedì pomeriggio alle ore 15 nella chiesa parrocchiale di Sartirana il funerale di Dauro Mattia Zocchi, 35 anni, morto a seguito di una malattia che non gli ha lasciato scampo.
Classe 1990, figlio del noto ecografista dottor Marco Zocchi,

Una notizia che ha lasciato tutti attoniti anche per via della notorietà della famiglia, molto conosciuta in città e oltre confine per la fama del papà, tra i primi in Italia a utilizzare l'ecografo.
Dopo il diploma al liceo scientifico Maria Gaetana Agnesi di Merate, si è laureato all'università Bocconi di Milano per poi conseguire uleriori titoli presso l'università degli studi di scienze gastronomiche di Cuneo tra il 2014 e il 2022.
Dal 2022 era assegnista di ricerca presso la medesima università per poi passare a Bergamo.
Ad annunciarne la morte e a tracciare un ritratto denso di affetto e stima è stata una collega in un post in rete.
Classe 1990, figlio del noto ecografista dottor Marco Zocchi,

Una notizia che ha lasciato tutti attoniti anche per via della notorietà della famiglia, molto conosciuta in città e oltre confine per la fama del papà, tra i primi in Italia a utilizzare l'ecografo.
Dopo il diploma al liceo scientifico Maria Gaetana Agnesi di Merate, si è laureato all'università Bocconi di Milano per poi conseguire uleriori titoli presso l'università degli studi di scienze gastronomiche di Cuneo tra il 2014 e il 2022.
Dal 2022 era assegnista di ricerca presso la medesima università per poi passare a Bergamo.

E' venuto a mancare Dauro Mattia Zocchi , una persona davvero speciale.
Collaboravamo da circa un anno e mezzo: dopo la sua esperienza all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo era entrato nel nostro team di ricerca, contribuendo con grande impegno ai progetti CarTES, Crocus, al percorso legato a Expo Osaka.
Dauro portava con sé non solo competenze solide e uno sguardo rigoroso da studioso, ma anche qualità umane rare: il sorriso, la gentilezza, la capacità di ascolto. Era una persona in grado di connettere, di costruire relazioni, di lavorare in rete con naturalezza. Un profilo che univa profondità scientifica e sensibilità, e che aveva tutte le caratteristiche per diventare un riferimento in questo ambito di studi.
Il suo ultimo lavoro, “Paesaggi del cibo e processi di comunità”, edito da FrancoAngeli, rappresenta in modo chiaro il suo approccio: una lettura del patrimonio alimentare come chiave interpretativa delle trasformazioni contemporanee, attraverso le geografie del cibo, le culture locali e le dinamiche tra comunità, territori e sistemi globali. Un contributo che intreccia geografia e scienze gastronomiche, restituendo centralità ai paesaggi del cibo come espressione viva delle identità e dei processi sociali.
La sua perdita lascia un vuoto importante, non solo sul piano professionale, ma anche umano.
Credo che il modo migliore per ricordarlo sia continuare a sviluppare i temi di ricerca a cui ha dedicato il suo lavoro, valorizzando quello sguardo attento e profondo sui territori, sulle comunità e sui paesaggi del cibo che aveva saputo costruire con tanta lucidità.
























