Merate, sanità tra pubblico e privato. Agnoletto: “Non chiediamo regali ma diritti"

Una sala civica, quella in viale Lombardia a Merate, piena e partecipe ha ospitato nella serata di giovedì 15 gennaio l’incontro pubblico "Si salva chi può. La sanità: dal pubblico al privato, da bene comune a privilegio per pochi". Un titolo che ha trovato riscontro non solo negli interventi dal palco, ma anche nelle numerose domande arrivate dal pubblico, segno di una crescente preoccupazione per il futuro del diritto alla salute nel Meratese e più in generale in Lombardia.
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L’iniziativa, promossa da diverse realtà del territorio impegnate nella difesa della sanità pubblica, ha visto come relatore principale Vittorio Agnoletto, medico, docente universitario e figura storica del movimento per una medicina orientata ai diritti e non al profitto.
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Giuditta Pacchiarini, Milva Caglio, Vittorio Agnoletto, Lelia Della Torre

In apertura, alcuni interventi hanno delineato il contesto locale. Lelia Della Torre, per il Comitato Assistenza Domiciliare Pubblica, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi vive una condizione di fragilità, sottolineando come la carenza di servizi e collegamenti renda spesso teorico il concetto di assistenza domiciliare. Giuditta Pacchiarini, del Comitato a difesa dell’Ospedale Mandic, ha invece ripercorso il progressivo ridimensionamento del presidio di Merate: dalla chiusura del punto nascita alla perdita di reparti e servizi, fino alle più recenti criticità legate alla riduzione dell’offerta chirurgica e alla crescente dipendenza da medici a gettone. Un quadro che, nel suo insieme, restituisce l’immagine di un ospedale sempre più depotenziato.
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Su queste basi si è innestato l’intervento di Vittorio Agnoletto, che ha spostato il discorso dal piano locale a quello sistemico, partendo da un presupposto netto: "Qui non si tratta di chiedere favori. La sanità pubblica la finanziamo tutti con le tasse. È un diritto costituzionale, e come tale va difeso".
Agnoletto ha ricostruito il progressivo cambiamento del modello sanitario lombardo, spiegando come negli ultimi decenni si sia affermata una logica che tende a mettere sullo stesso piano pubblico e privato, ignorando però la differenza sostanziale tra i due. "Il pubblico – ha spiegato – ha interesse a investire in prevenzione, perché una popolazione più sana costa meno ed è un beneficio collettivo. Il privato, per sua natura, vive invece sull’erogazione delle prestazioni: senza malattia non c’è profitto". Il problema, secondo il medico, nasce quando il sistema pubblico inizia a funzionare con criteri mutuati dal mercato, rinunciando alla propria funzione di garanzia universale.
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Al centro il sindaco Mattia Salvioni con accanto, alla sua sinistra, il direttore generale Marco Trivelli

Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato le liste d’attesa, divenute ormai uno dei principali fattori di disuguaglianza nell’accesso alle cure. Tempi sempre più lunghi spingono una parte crescente della popolazione a rinunciare alle prestazioni o a rivolgersi al privato pagando di tasca propria. "Si crea così un meccanismo perverso: più il pubblico viene indebolito, più il cittadino è costretto a pagare, e più questo viene usato come giustificazione per dire che il privato funziona meglio".
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In questo contesto Agnoletto ha citato la delibera regionale n. 4986 del 15 settembre, che consente a fondi assicurativi e mutue di utilizzare strutture e personale pubblici, permettendo agli assicurati di aggirare le liste d’attesa. Un provvedimento che, a suo avviso, rischia di sancire definitivamente una sanità a doppio binario: "Chi può permetterselo passa avanti, gli altri aspettano. E quando l’attesa diventa troppo lunga, rinunciano". Non una distorsione occasionale, ma un cambio di paradigma che trasforma il diritto alla cura in un privilegio.
La seconda parte della serata è stata dedicata alle domande del pubblico, e in sala si è fatto sentire con forza tutto il livello di preoccupazione, apprensione e indignazione dei cittadini per lo stato della sanità locale e per le conseguenze di scelte che rischiano di trasformare un diritto fondamentale in un privilegio per pochi.
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In platea era presente anche Marco Trivelli, direttore generale di Asst Lecco, che ha preso la parola durante il confronto con il pubblico, offrendo la propria visione sulla gestione del personale e sul ruolo del privato nel sistema sanitario. Ha sottolineato che l’attività dei medici pubblici destinata a prestazioni extra rimane contenuta e che le risorse destinate alle strutture private rappresentano una quota limitata della spesa regionale complessiva. Pur illustrando questi dati, il suo intervento ha evidenziato una differenza di percezione rispetto alle criticità sollevate dai cittadini e da Agnoletto, dando vita a un confronto acceso ma sempre nei toni della discussione, in cui alcune risposte hanno ridimensionato l’allarme sul Mandic e sull’accesso alle cure, facendo emergere la distanza tra la lettura della direzione aziendale e l’esperienza quotidiana del territorio.
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A chiudere la serata, Agnoletto ha annunciato per la prima volta la manifestazione prevista il 28 marzo a Milano, invitando i cittadini a partecipare. L’evento sarà un momento di mobilitazione regionale per chiedere investimenti nella medicina territoriale, il blocco delle nuove convenzioni con il privato e il ritiro della delibera regionale del 15 settembre sulle assicurazioni. Ribadendo il messaggio cardine della serata, il medico ha concluso: "La posta in gioco è semplice e enorme allo stesso tempo: decidere se la salute resterà un diritto universale o diventerà qualcosa che solo chi ha i mezzi potrà permettersi".
Matteo Pennati
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