Beverate: chiuso in musica il 70° anniversario della Liberazione

Forse non c'era modo migliore che cantare, per concludere degnamente le iniziative in ricordo dei tragici eventi che attraversarono il nostro Paese nella primavera del 1945. Le Amministrazioni Comunali di Olgiate Molgora, Calco, Brivio e Airuno hanno pensato così di salutare con un concerto la ricorrenza del settantesimo anniversario della Liberazione, invitando a suonare domenica sera, all'interno del Centro Civico di Beverate, il Canzoniere Popolare della Brianza, formazione folk oggionese impegnata da decenni nella valorizzazione del patrimonio culturale della nostra provincia; con la sua musica, il gruppo ha portato in sala le canzoni allegre ed entusiaste, a volte invece tragiche e disperate, di tutti i partigiani d'Italia, riproposte in una lunga carrellata di voci che ha toccato le Alpi, il Piemonte, l'Appennino Emiliano, la Pianura Padana e anche la Lombardia.

Settant'anni non sono poi molti, se rapportati ai tempi della Storia; tuttavia pesano come macigni nel breve spazio di qualche generazione e il rischio di dimenticare diventa sempre più grande. È necessario dunque fare di tutto per tener vivo il ricordo del passato e, proprio per questo, prima dell'esibizione c'è stato un momento per omaggiare i testimoni diretti della Guerra di Liberazione combattuta anche nei nostri paesi, che presero parte attivamente alle lotte contro i nazifascisti. Li hanno chiamati "i testimoni della memoria", invitati ciascuno a rappresentare i Comuni che avevano organizzato l'iniziativa: sono il signor Roberto Longhi di Airuno, Remo Lavelli di Calco ed Emilio Viganò di Olgiate.

Il primo - come ha spiegato il Sindaco Adele Gatti nel consegnargli il riconoscimento - militare di Marina, venne catturato a Venezia dai tedeschi dopo l'8 settembre e fu deportato in Germania come prigioniero di guerra, facendo ritorno ad Airuno solo nel luglio del '45; nel gennaio scorso gli è stata assegnata, insieme ad altro otto deportati, la medaglia d'onore del Presidente della Repubblica. Lavelli invece, che purtroppo non ha potuto essere presente alla cerimonia, prese parte allo scontro a fuoco con i tedeschi avvenuto il 26 aprile 1945 all'altezza delle "Quattro strade", lungo la Statale per Brivio, dove oggi un monumento ricorda i ragazzi che quel giorno persero la vita; il Sindaco di Calco Gilberto Fumagalli ha consegnato alla figlia la menzione d'onore in omaggio al valore del padre.

Emilio Viganò, infine, residente a Olgiate, è stato premiato per il suo impegno all'interno della fabbrica Breda di Sesto San Giovanni, dove lavorava, durante gli scioperi del 1943 che furono un preludio alle lotte successive nel Nord Italia; timido e riservato, il signor Viganò si è lasciato andare all'emozione quando il Sindaco Dorina Zucchi lo ha chiamato di fronte alla platea per ricevere il giusto riconoscimento.

I componenti del Canzoniere Popolare della Brianza, così come sono stati simpaticamente presentati da Massimo Pirovano. Da sinistra: Giulia Cavicchioni (mandolino), Bruno Poli (contrabbasso), Luciano Aldeghi (cucchiai), Luigi Ratti (forchette), Guido Galbiati (campanaro prestato allo scopino), Fabrizio Redaelli (alle interpretazioni facciali), Elena Pirovano, Massimo Pirovano e Giovanna Ravasi

Ad accompagnare l'iniziativa, nella sala è stata inoltre allestita una mostra dal titolo "Il cammino verso la libertà", curata dalla Pro Loco di Airuno che ha raccolto preziose foto d'epoca e documenti d'archivio; particolarmente interessanti sono le immagini che ritraggono un gruppo di giovani partigiani sotto il cedro del Libano, all'epoca molto meno imponente, che cresce ancora oggi nella piazza antistante il Municipio di Airuno.


La serata si è conclusa in musica, con le canzoni partigiane del Canzoniere Popolare della Brianza. Massimo Pirovano, direttore del Museo Etnografico dell'Alta Brianza di Galbiate nonché bravo chitarrista, ha introdotto uno per uno tutti i brani proposti, alcuni classici e molto noti, altri invece meno conosciuti al grande pubblico; fino ad arrivare all'ultima canzone che, naturalmente, non poteva essere che una versione in coro di Bella Ciao.

Tante delle musiche proposte non erano altro che vecchie canzoni degli alpini della Grande guerra, oppure motivi irredentisti, inni militari, canzonette dell'Ottocento o, addirittura, canti fascisti, che i partigiani riadattarono ai loro fini, modificando le parole e mantenendo la melodia. Avevano bisogno della musica per tirare avanti, ma forse non avevano energie a sufficienza per inventarsela; così raccolsero quello che c'era nell'aria e lo reinterpretarono come meglio poterono. Nacque così, ad esempio, la canzone Pietà l'è morta, eseguita dal gruppo in una bella versione a-cappella, riscritta da Nuto Revelli sulle note del famoso canto funebre degli Alpini Sul ponte di Perati; interessante è anche il caso del canto che ha dato il titolo al concerto (Cosa importa se ci chiaman banditi), versione modificata dell'irredentista Inno a Oberdan nel quale però le parole "a morte Franz [l'Imperatore Francesco Giuseppe] viva Oberdàn" sono diventate "a morte il fascio repubblicàn".
È una vicenda, quella della nascita delle canzoni partigiane, che simboleggia bene il valore universale della musica, un linguaggio che, come pochi altri, è in grado di volare alto sopra tutte le sofferenze, i rancori, gli odi e le divisioni.
R.G.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.