La Merate che non c’è più/10: in Via Pascoli c’era la 'Baracca', circolo ricreativo con campo da calcio, bocce e tiro al piccione

"Voglio parlare di un uomo meratese del 1912, è mio padre, panettiere dal Tettamanti alla chiesa e dalla Bianca. Ma lui, Stefano, oltre al suo lavoro gestiva anche "La Baracca" di Via Pascoli, una volta periferia dove c'erano solo campi. La Baracca, ex comando tedesco, era un luogo sportivo, c'era il grande Merate (che ai tempi giocava col Lecco, con il Bolzano, con il Seregno e anche nelle amichevoli con il Milan), c'era il tiro al piccione. La baracca osteria era sempre super piena, si tenevano il torneo di scopa longobardo, il gioco delle bocce. C'è ancora un aneddoto che ricorda mio padre. Adesso quando qualcuno è sbadato, si dice "Steven, i bocc" perché Stefano diceva "Ve le porto subito" ma poi bisognava ripeterglielo altre 2-3 volte".

Stefano Galbusera detto "Steven"

A ricordare, con una certa nostalgia, questo angolo della "Merate che non c'è più", con la sua fetta di negozi e attività, tanto floride e tanto variegate, è Alessio Galbusera, figlio di Stefano che dal padre ha ereditato il mestiere e che si ricorda come da bambino, giocando a biglie in piazza, nei pressi dell'Albergo del Sole, vedeva le macchine dei signori bergamaschi, sfrecciargli davanti agli occhi dopo una battuta di "tiro al piccione" proprio sui campi della Baracca. La Baracca era una sorta di circolo, di bar ubicato nei pressi del campo sportivo di Via Pascoli quando non c'erano case, palazzi, mura ma solo una distesa di prati.

Il campo da calcio in Via Pascoli (da Se sei di Merate...)

Come si presenta oggi lo spazio in Via Pascoli, un tempo occupato dal campo di calcio

Roba che nemmeno a tentare di immaginarselo ci si riesce. Stefano Galbusera, classe 1912, aveva lavorato come garzone prima dalla "Bianca", prestino di Via Trento, e poi da Tettamanti, nei pressi della chiesa, all'angolo con Via Antonio Baslini, con Mariuccia e Lino. All'attività di prestinaio, però, aveva affiancato grazie al supporto ricevuto dalla moglie Rosa Mandelli, quella di gestore della "Baracca" di Via Pascoli. Un luogo di ritrovo e svago adattato nella costruzione in legno che i tedeschi avevano abbandonato nel 1945 e che era stata il loro dormitorio per tutto il tempo dello stazionamento in città. Vicino alla spianata utilizzata per giocare a calcio, c'era questo "circolo". Si giocava a bocce, a carte, si guardavano soprattutto le partite che si svolgevano, con afflussi addirittura di migliaia di persone quando in campo scendevano squadre come il Lecco o il Bolzano. "Nel 1952" ricorda Alessio, allora piccolino "c'era stata la partita Merate-Milan. Erano state vendute 16 botti di vino".

La classe del 1912 in una foto ricordo davanti al municipio di Piazza Eroi. Stefano Galbusera è il secondo in piedi da sinistra


Un quantitativo impressionante che ben fa capire quanto fosse numerosa la folla. La Baracca era aperta tutta la settimana, dalla mattina fino alla sera, anche dopo cena. Ma l'attività certamente più particolare e gettonata, che attirava anche i "signori" da fuori provincia era il tiro al piccione. Vicino alla distesa da gioco c'era un capannone senza pareti, solo con la copertura, utilizzato dai tedeschi come riparo per i carri armato. Terminata la guerra quell'area era stata destinata a uno svago e prova di abilità al tempo stesso: il tiro al piccione.

Alcune immagini di un corteo funebre di un coscritto del 1912, mentre transita in Piazza della Vittoria


Dalla bergamasca venivano prelevate le gabbie con decine e decine di piccioni che poi venivano liberati sotto il deposito. In quel momento i "partecipanti" alla caccia prendevano la mira e poi scaricavano sui volatili una raffica di spari. Un divertimento, unico in tutta la zona, che affascinava tantissimo anche i bambini e ragazzi di quel tempo, accovacciati in qualche angolo del campo per ammirare queste prodezze. Ma sul campo della baracca, in tempo di guerra, c'erano le adunate e i cortei a passo di marcia. "Ci si radunava per fare il corteo dei piccoli Balilla e delle piccole italiane" ha ricordato la signora Vittoria Mandelli, con la sua memoria di ferro "i Balilla avevano la camicia nera, i pantaloni grigi e portavano il cappello. Le piccole italiane avevano una divisa composta da una camicetta bianca e la gonna nera". L'ampiezza degli spazi consentiva anche di fare la fiera del bestiame, con snodo fino su Viale Cornaggia, e il mercato dei polli. 

La "baracca" prima ricovero notturno per i tedeschi, poi "circolino" in Via Pascoli e ora deposito a Calco

L'attività proseguì fino al 1953 quando Stefano e la moglie si trasferirono a Calco dove aprirono una panetteria. Di quegli anni restano il ricordo e i racconti, ma resta ancora anche la "baracca". La costruzione in legno, ora tinteggiata di bianco e marrone, è stata infatti ritirata da una famiglia di commercianti di Calco, che l'ha posizionata in giardino e ora la utilizza come deposito.

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Saba Viscardi
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