Colico: guardia medica a processo, perito del giudice lo ''assolve'' da responsabilità

Il giudice Gian Marco De Vincenzi
Si è chiusa in questo modo, con la richiesta del vpo Mattia Mascaro accolta del giudice Gian Marco De Vincenzi, l'udienza odierna in tribunale a Lecco che vedeva imputato il dottor Fausto S., guardia medica, con l'accusa di omicidio colposo (art.589 c.p.).
L'episodio al centro del procedimento penale è relativo alla morte, avvenuta nel luglio 2007, di una donna di 47 anni residente a Colico che si era recata presso l'ambulatorio il giorno prima del decesso, lamentando problemi di insonnia. A quel punto, secondo quanto sin qui emerso dall'istruttoria, il medico le prescrisse alcune gocce di valium, senza tuttavia approfondire le condizioni di salute della donna, che due giorni dopo morì a seguito di una broncopolmonite.
Difeso dall'avvocato Paolo Carminati, il medico era presente in aula, mentre a rappresentare la parte civile c'era il legale Michele Cervati.
La testimonianza del perito nominato dal giudice, dottor Domenico Castaldo, ha gettato più ombre che luci rispetto a quanto sin qui era emerso sull'intricata vicenda. Secondo quanto spiegato in aula dal medico infatti, la morte della 47enne non può essere in alcun modo considerata una tragica conseguenza delle eventuali negligenze dell'imputato. Affermazioni che in qualche modo ''stridono'' con quanto dichiarato nelle precedenti udienze dagli altri consulenti.
''La donna è mancata a seguito di un malore improvviso che l'ha colta mentre si trovava in bagno. Come ha ben evidenziato l'esame autoptico effettuato dal dottor Tricomi, la salma presentava un quadro da morte cardio-respiratoria. Tuttavia non c'è stato alcuno shock settico a mio modo di vedere: è impossibile a fronte di un processo infettivo iniziato almeno due giorni prima. La paziente era già fortemente compromessa da problemi di salute cronici. L'arresto cardio-circolatorio è stato conseguenza di un'infezione polmonare'' ha spiegato il dottor Castaldo, parlando tuttavia di scarse manifestazioni evidenti dei sintomi della malattia. ''Quando si presentò in ambulatorio a Colico, questo processo infettivo era probabilmente già iniziato. Ma non si può parlare di una classica polmonite, piuttosto di una forma atipica, presentatasi senza segnali evidenti, quasi silente''.
Il fatto che nelle ore successive la visita, la donna andò a fare la spesa, a detta del dottor Castaldo significa che ''non vi erano segni di prostrazione fisica tali, da spingere il medico ad indagare più del dovuto sulle sue condizioni''. A precisa domanda formulata dall'avvocato di parte civile, il perito ha risposto come a suo dire ''non fossero necessari ulteriori approfondimenti da parte dell'imputato, trattandosi di una guardia medica che non conosceva le condizioni della paziente se non per quello che ella stessa gli aveva riferito''.
Una perizia, quella di Castaldo, con delle conclusioni che in qualche modo sembrano assolvere l'imputato da ogni responsabilità. Alla luce tuttavia delle discrepanze emerse rispetto alla relazione dei dottori Tricomi e Martinotti, consulenti della pubblica accusa, il pm vpo Mascaro ha chiesto al giudice un confronto tra i professionisti per mettere in luce le diverse posizioni rispetto alla vicenda.
Una richiesta alla quale si è detto pienamente favorevole il legale di parte civile Cervati e accolta in conclusione di udienza dal dottor De Vincenzi che ha stabilito di aggiornare il procedimento al prossimo 13 novembre. In calendario esame dell'imputato e ''duello'' tra i professionisti.
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G. C.
























