Perego: il Cardinal Ravasi alla Bernaga per il centenario della nascita di Madre M. Candida. Un pensiero per Maurizio Brivio

“In quella sera c’era uno di quei tramonti quasi autunnali che strappano dall’animo lodi al Signore” scrisse Madre Maria Candida relativamente al giorno in cui, acquistando l’antico monastero di San Gregorio, il cardinal Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, riaccese la fiamma della vita claustrale alla Bernaga di Perego.

Gli stessi colori “non troppo accesi” ma capaci di valorizzare la “semplicità assoluta della nostro terra di Brianza”, visti da lassù, da quel convento adagiato sul poggio, capace di rendere “bella e serena” la vita delle sue silenziose abitanti, sono stati elogiati anche dal Cardinal Gianfranco Ravasi nel corso dell’omelia pronunciata durante la Santa Messa celebrata nel tardo pomeriggio di sabato 31 agosto, giorno del centenario della nascita della fondatrice.

Il cardinal Gianfranco Ravasi

Venuta al mondo a San Vittore Olona (paese che, in occasione della funzione ha inviato alla Bernaga il proprio parroco, don Piero Pigliafreddo accompagnato dalla signora Carmen Galli, presidentessa del locale Lions Club), Bice Casero entrò nel 1935 nell’Antico monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese, assumendo di nome di Maria Candida e portando nel cuore un grande anelito per la lode divina e per la vita puramente contemplativa.

Il suo desiderio di ritorno alle fonti autentiche della vita claustrale trovò la comprensione e l’appoggio del Cardinal Montini poi divenuto papa, grazie al cui intervento, l’8 settembre 1962, si arrivò a ripristinare il convento pereghino, nato come luogo di preghiera per volontà del Cardinal Federico Borromeo ma “stravolto nell’animo” dalle vicissitudini storiche intercorse da quel lontanissimo 1628.

Maurizio Brivio e Madre Maria Candida Casero

In quel luogo dunque, da cui si può godere di un “orizzonte quasi paradisiaco”, il Cardinal Ravasi, ha “incantato” i tantissimi fedeli radunati all’interno (e all’esterno) della minuscola chiesina del monastero con un’attenta spiegazione delle Scritture, protrattasi per 25 intensi minuti. In apertura però, prima passare alla disanima dei testi letti poco prima scegliendo per ognuno un messaggio da lasciare ai presenti, l’alto prelato originario di Osnago, utilizzando  l’immagine della nube proposta nella Lettera agli Ebrei, ha voluto ringraziare tutte quelle “gocce trapassate dalla luce del sole” presenti alla funzione. Ha così citato, per prime, le monache, “protette”, come sempre, da una grata in grado di nasconderle dalla vista dei fedeli, definite “luce che si irradia anche sulla pianura dove si consumano le nostre vite”. Di seguito ha quindi rivolto la propria attenzione ai sacerdoti concelebranti, ai due diaconi della comunità di Bevera da lui stesso ordinati a Roma e a tutte le persone che hanno raggiunto, non senza fatica, la Bernaga, persone che, a detta di Sua Eminenza, “irradiano fede”.

A loro, come dicevamo, ha, nello svolgersi della sua omelia, lasciato tre riflessioni: la prima relativa alla “femminilità”, alla presenza cioè “costante e continuativa” delle donne a cui ha chiesto di “continuare a testimoniare la luce della fedeltà”; la seconda legata al concetto di vocazione, l’abbandono di qualcosa per trovare altro: “rinnoviamo la nostra vocazione” ha quindi esortato ricordando come anche la “Chiesa si è appesantita di troppe cose, ha perso di vista la Casa”; la terza ed ultima riferita all’annuncio, alla conversione quale cambiamento di testa, di pista, come scelta nuova: “Dio è con voi se cambiate vita”, “il Regno dei cieli è vicino” intendendo con ciò una “sorta di mondo nuovo che noi dobbiamo far sbocciare nel mondo vecchio, pieno di iniquità e di menzogne”.

A conclusione dunque, un messaggio di speranza, speranza che non deve mancare anche “dinnanzi alla morte”. Ed ecco quindi citare, con dolcezza, la scomparsa nelle scorse settimane di suor Idefonsa e, la più fresca e prematura, dipartita di Maurizio Brivio, 42 enne parrocchiano di Monte che il Cardinale stesso, 15 anni fa, aveva unito in matrimonio con l’amata Laura presente, insieme al figlioletto Matteo, alla funzione. Ricordando dunque la disponibilità sempre dimostrata da Maurizio nei confronti delle monache, spesso aiutate anche con il suo contributo materiale, il Cardinal Ravasi ha cercato di infondere forza in chi gli ha voluto bene sostenendo che “fede e amore fanno insieme. La speranza del Signore non deluderà”.

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A. M.
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