I GIOIELLI EUROPEI DELLE SORGENTI PETRIFICANTI, PRATI MAGRI E BOSCHI ALL'ULTIMA USCITA ORGANIZZATA DALLE GEV
Avvertenza speciale: sindaci scettici, visitate il Parco
Quando si varcano i confini del Parco di Montevecchia e Valle del Curone, sembra che tutto si sia fermato, che il tempo abbia smesso di correre e che l'uomo si sia incredibilmente dimenticato di un'area che fa assaporare la radice atavica della natura. Ed è ancor più significativo il fatto che non necessita molta immaginazione, ragionamenti e intuizioni: basta esserci. E domenica 26 agosto una cinquantina di persone si sono date appuntamento a Cà Soldato per l'uscita organizzata dalle Guardie Ecologiche Volontarie, godendosi il meraviglioso contesto di questo angolo di brianza strappato al cemento e all'asfalto.
Tre i temi che la lunga visita snodatasi lungo alcuni dei sentieri che le stesse Guardie Ecologiche curano: sorgenti petrificanti, prati magri e boschi umidi. Alle semplici e chiare spiegazioni di Giovanni Zardoni, Graziano Crippa e Giuseppe Comi, i partecipanti (di tutte le età) hanno corrisposto grande attenzione ed eccezionale dose di meraviglia alla vista, a poca distanza dalle proprie strade trafficate e dai cubotti di cemento armato, di miracoli naturali. Dopo la partenza da Cà Soldato, centro del Parco, il gruppo è sceso da località Unione fino a raggiungere un bel rivolo, affluente del torrente Curone. Qui Zardoni ha spiegato il primo degli habitat che mediante il finanziamento speciale dell'Unione Europea attraverso il progetto "Life" vengono tutelati e mantenuti in vita: le sorgenti petrificanti. Non si tratta di un fantasioso espdiente per attrarre al Parco ma di un evento naturale che trae la sua origine nella ricchezza mineraria del sottosuolo della valle.
L'acqua, per le prime centinaia di metri dopo la sorgente, riveste di carbonato di calcio tutto ciò che incontra lungo il suo letto cementificando pietre, muschi, foglie e rametti. Si vengono così a creare dei giochi d'acqua naturali lungo questi rivoli che, col passare del tempo mutano la loro morfologia. La spiegazione del fenomeno è semplice: le acque prima di sgorgare dal sottosuolo si caricano di carbonato che, una volta in superficie, rilasciano sui materiali che incontrano. Quasto fenomeno di "travertinizzazione" è molto evidente nel primo tratto dei corsi d'acqua, poi, scendendo verso la foce, risulta poco a poco sempre meno decifrabile.
Il gruppo ha poi risalito la valle raggiungendo Ospedaletto, l'antica cascina dove, durante la peste venivano confinati i malati. E' quindi stata la volta del secondo habitat naturale presente nel Parco: i prati magri. Sono prati ricchi di numerose specie che vengono sfalciati una sola volta all'anno. Simili ai pascoli, sono ricavati lungo i versanti da cui si intravvedono, spesso, vicini ai boschi. La visita è poi proseguita con tappe alle cascine Costa, Scarpada e Galbusera Nera.
Poi, le Gev hanno condotto i partecipanti fin sul costone di Monte mostrando il panorama spendido che si gode dall'altura dei cipressi, probabilmente luogo sacro per l'adorazione pagana.
Da questo roccolo, svolgendo lo sguardo a nord si può scorgere l'ultima edificazione che menti poco lungimiranti hanno concesso nella frazione di Monte di Rovagnate. Una gran concentrazione di villette in un fazzoletto di terra fa bella mostra di un giallo paglierino che colpisce alla vista anche il più disattento dei gitanti.
La conclusione dell'uscita è stata dedicata all'ultimo habitat presente nel Parco e sovvenzionato dall'Unione Europea: i boschi umidi. Essendo il terreno della zona ricco di marna, dopo le piogge si formano ristagni d'acqua che favoriscono alcune specie che altrimenti non potrebbero sopravvivere. Si rintracciano gli Ontani, gli Olmi e la Frangola. Una bella visita, conclusasi con grande soddisfazione che meritava la partecipazione di qualche sindaco particolarmente avverso al Parco, così da far comprendere a tutti l'importanza decisiva della conservazione e del più bell'esempio di territorio a due passi da casa. Nonostante qualcuno si ostini a definirlo degradato a causa della sua inedificabilità.

Uno scorcio del Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone
Quando si varcano i confini del Parco di Montevecchia e Valle del Curone, sembra che tutto si sia fermato, che il tempo abbia smesso di correre e che l'uomo si sia incredibilmente dimenticato di un'area che fa assaporare la radice atavica della natura. Ed è ancor più significativo il fatto che non necessita molta immaginazione, ragionamenti e intuizioni: basta esserci. E domenica 26 agosto una cinquantina di persone si sono date appuntamento a Cà Soldato per l'uscita organizzata dalle Guardie Ecologiche Volontarie, godendosi il meraviglioso contesto di questo angolo di brianza strappato al cemento e all'asfalto.

I partecipanti alla visita guidata
Tre i temi che la lunga visita snodatasi lungo alcuni dei sentieri che le stesse Guardie Ecologiche curano: sorgenti petrificanti, prati magri e boschi umidi. Alle semplici e chiare spiegazioni di Giovanni Zardoni, Graziano Crippa e Giuseppe Comi, i partecipanti (di tutte le età) hanno corrisposto grande attenzione ed eccezionale dose di meraviglia alla vista, a poca distanza dalle proprie strade trafficate e dai cubotti di cemento armato, di miracoli naturali. Dopo la partenza da Cà Soldato, centro del Parco, il gruppo è sceso da località Unione fino a raggiungere un bel rivolo, affluente del torrente Curone. Qui Zardoni ha spiegato il primo degli habitat che mediante il finanziamento speciale dell'Unione Europea attraverso il progetto "Life" vengono tutelati e mantenuti in vita: le sorgenti petrificanti. Non si tratta di un fantasioso espdiente per attrarre al Parco ma di un evento naturale che trae la sua origine nella ricchezza mineraria del sottosuolo della valle.

La travertinizzazione ad opera delle acque sorgenti e una foglia calcificata
L'acqua, per le prime centinaia di metri dopo la sorgente, riveste di carbonato di calcio tutto ciò che incontra lungo il suo letto cementificando pietre, muschi, foglie e rametti. Si vengono così a creare dei giochi d'acqua naturali lungo questi rivoli che, col passare del tempo mutano la loro morfologia. La spiegazione del fenomeno è semplice: le acque prima di sgorgare dal sottosuolo si caricano di carbonato che, una volta in superficie, rilasciano sui materiali che incontrano. Quasto fenomeno di "travertinizzazione" è molto evidente nel primo tratto dei corsi d'acqua, poi, scendendo verso la foce, risulta poco a poco sempre meno decifrabile.

Giovanni Zardoni mentre spiega l'habitat delle sorgenti
Il gruppo ha poi risalito la valle raggiungendo Ospedaletto, l'antica cascina dove, durante la peste venivano confinati i malati. E' quindi stata la volta del secondo habitat naturale presente nel Parco: i prati magri. Sono prati ricchi di numerose specie che vengono sfalciati una sola volta all'anno. Simili ai pascoli, sono ricavati lungo i versanti da cui si intravvedono, spesso, vicini ai boschi. La visita è poi proseguita con tappe alle cascine Costa, Scarpada e Galbusera Nera.

La sosta del gruppo alla Galbusera Nera
Poi, le Gev hanno condotto i partecipanti fin sul costone di Monte mostrando il panorama spendido che si gode dall'altura dei cipressi, probabilmente luogo sacro per l'adorazione pagana.

La salita sul costone dei cipressi di Monte a Rovagnate
Da questo roccolo, svolgendo lo sguardo a nord si può scorgere l'ultima edificazione che menti poco lungimiranti hanno concesso nella frazione di Monte di Rovagnate. Una gran concentrazione di villette in un fazzoletto di terra fa bella mostra di un giallo paglierino che colpisce alla vista anche il più disattento dei gitanti.

L'edificazione a Monte di Rovagnate
La conclusione dell'uscita è stata dedicata all'ultimo habitat presente nel Parco e sovvenzionato dall'Unione Europea: i boschi umidi. Essendo il terreno della zona ricco di marna, dopo le piogge si formano ristagni d'acqua che favoriscono alcune specie che altrimenti non potrebbero sopravvivere. Si rintracciano gli Ontani, gli Olmi e la Frangola. Una bella visita, conclusasi con grande soddisfazione che meritava la partecipazione di qualche sindaco particolarmente avverso al Parco, così da far comprendere a tutti l'importanza decisiva della conservazione e del più bell'esempio di territorio a due passi da casa. Nonostante qualcuno si ostini a definirlo degradato a causa della sua inedificabilità.
Servizio fotografico a cura di Roberto Perego
























