Merate: il IV Novembre tra ieri, oggi e domani
La celebrazione della festività del 4 novembre si è conclusa a Merate domenica in tarda mattinata con la tradizionale cerimonia alla presenza delle autorità, dopo quella svoltasi mercoledì con la partecipazione degli studenti e dei docenti della Secondaria di Primo Grado “A. Manzoni”.

Era già passato mezzogiorno quando il corteo è arrivato in piazza degli Eroi al termine della celebrazione della Santa Messa in memoria dei caduti presso la Chiesa Prepositurale di Sant’Ambrogio.
Davanti a una piccola folla di cittadini, tra cui spiccavano il gruppo degli alpini e quello della Protezione civile, hanno avuto luogo come di prassi l’alzabandiera e la deposizione della corona al monumento dei caduti.

Ad accompagnare i momenti salienti alcune esecuzioni musicali, tra cui la celebre Leggenda del Piave e il Silenzio, a cura della banda musicale.
Ha preso poi la parola il sindaco Mattia Salvioni.
Rivolgendosi alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche, alle cittadine e ai cittadini, alle ragazze e ai ragazzi il sindaco ha parlato del 4 novembre come di una ricorrenza “che ci invita a ricordare la nostra storia, a rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per il nostro Paese e a riflettere sul significato che oggi attribuiamo alla difesa e all’unità della nostra nazione”.

Subito il pensiero si è rivolto ai quattro militari italiani che hanno perso la vita nei giorni scorsi in Bosnia-Erzegovina, impegnati in una missione internazionale di pace.
“A loro e alle loro famiglie rivolgiamo il nostro cordoglio e la nostra riconoscenza. La loro scomparsa ci ricorda quanto possa essere alto il prezzo pagato da chi sceglie di servire il proprio Paese, anche lontano dai propri affetti, per contribuire alla sicurezza e alla costruzione della pace”.

Il significato della ricorrenza del 4 novembre è stato sottolineato con il ricordo di tutti i caduti, “le donne e gli uomini che nel corso della nostra storia hanno sacrificato la propria vita per l’Italia, per la sua libertà e la sua unità. Il loro sacrificio ci ha consegnato un Paese libero e democratico, un’eredità che abbiamo il dovere di custodire.”
Impossibile però non fare riferimento anche alla fase che stiamo attualmente vivendo, definita dal primo cittadino “una fase storica complessa, segnata dal ritorno della guerra nel continente europeo, da conflitti che continuano a provocare sofferenze in molte parti del mondo e da tensioni internazionali che mettono alla prova gli equilibri costruiti nel corso degli ultimi decenni”.

E poiché tale fase ci porta a parlare e discutere sempre più spesso di che cosa significhi “difesa”, Salvioni ha voluto approfondire anche questo aspetto dopo aver affermato che tale concetto è profondamente cambiato nel tempo.
“Quando pensiamo alla difesa nazionale, immaginiamo anzitutto la protezione dei confini, i nostri militari, i mezzi e gli strumenti convenzionali. Tutto questo rimane fondamentale, ma oggi sappiamo che le minacce alla sicurezza di un Paese possono assumere forme diverse”.

L’accenno esplicito è agli attacchi informatici che negli ultimi giorni hanno riempito le cronache dei telegiornali, causando paura e incertezza tra la gente e che rischiano di indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Minacce che spesso sono invisibili e non conoscono confini geografici ma possono incidere direttamente sulla nostra vita quotidiana, come l’allarme-bombe sui voli aerei e le manomissioni all’interno della catena del freddo di alcuni supermercati e di una banca del sangue.

“Ecco perché serve un altro tipo di difesa che deve essere sempre più integrata, che richiede cooperazione tra diverse competenze e diverse istituzioni, che significhi proteggere la vita quotidiana dei cittadini”.
A partire da questa visione il sindaco ha sottolineato quello che ha definito “il punto centrale” delle proprie riflessioni.

“Una nazione è forte non solo quando protegge i propri confini ma anche quando rende forte, sicura e libera una comunità. E cioè quando garantisce ai cittadini e alle cittadine la possibilità di curarsi, quando offre alle nuove generazioni un’istruzione di qualità, quando tutela la dignità e i diritti di chi lavora, quando non lascia indietro le persone più fragili, quando ascolta le nuove generazioni. Ma ciò non significa creare contrapposizione tra difesa militare e tutela dei diritti sociali, perché entrambe concorrono alla sicurezza e alla stabilità della nazione”.
Salvioni ha poi ringraziato a nome della comunità meratese le forze armate e le autorità di sicurezza e prevenzione “che ogni giorno prestano servizio con professionalità, dedizione e senso del dovere”.

Infine ha sottolineato come l’unico obiettivo della difesa debba essere la pace, che non è solo assenza di conflitti ma rispetto del diritto internazionale, tutela della dignità umana, libertà dei popoli e capacità di costruire relazioni fondate sul dialogo secondo lo spirito dell’articolo 11 della nostra Costituzione.
L’intervento è terminato con un appello ai giovani, ai ragazzi e alle ragazze a costruire la pace ogni giorno con il rispetto degli altri, il rifiuto della violenza e la partecipazione alla vita democratica.
La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione di altri brani musicali da parte del corpo bandistico che ha poi sfilato in via Baslini e piazza Prinetti.

Era già passato mezzogiorno quando il corteo è arrivato in piazza degli Eroi al termine della celebrazione della Santa Messa in memoria dei caduti presso la Chiesa Prepositurale di Sant’Ambrogio.
Davanti a una piccola folla di cittadini, tra cui spiccavano il gruppo degli alpini e quello della Protezione civile, hanno avuto luogo come di prassi l’alzabandiera e la deposizione della corona al monumento dei caduti.

Ad accompagnare i momenti salienti alcune esecuzioni musicali, tra cui la celebre Leggenda del Piave e il Silenzio, a cura della banda musicale.
Ha preso poi la parola il sindaco Mattia Salvioni.
Rivolgendosi alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche, alle cittadine e ai cittadini, alle ragazze e ai ragazzi il sindaco ha parlato del 4 novembre come di una ricorrenza “che ci invita a ricordare la nostra storia, a rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per il nostro Paese e a riflettere sul significato che oggi attribuiamo alla difesa e all’unità della nostra nazione”.

Subito il pensiero si è rivolto ai quattro militari italiani che hanno perso la vita nei giorni scorsi in Bosnia-Erzegovina, impegnati in una missione internazionale di pace.
“A loro e alle loro famiglie rivolgiamo il nostro cordoglio e la nostra riconoscenza. La loro scomparsa ci ricorda quanto possa essere alto il prezzo pagato da chi sceglie di servire il proprio Paese, anche lontano dai propri affetti, per contribuire alla sicurezza e alla costruzione della pace”.

Il significato della ricorrenza del 4 novembre è stato sottolineato con il ricordo di tutti i caduti, “le donne e gli uomini che nel corso della nostra storia hanno sacrificato la propria vita per l’Italia, per la sua libertà e la sua unità. Il loro sacrificio ci ha consegnato un Paese libero e democratico, un’eredità che abbiamo il dovere di custodire.”
Impossibile però non fare riferimento anche alla fase che stiamo attualmente vivendo, definita dal primo cittadino “una fase storica complessa, segnata dal ritorno della guerra nel continente europeo, da conflitti che continuano a provocare sofferenze in molte parti del mondo e da tensioni internazionali che mettono alla prova gli equilibri costruiti nel corso degli ultimi decenni”.

E poiché tale fase ci porta a parlare e discutere sempre più spesso di che cosa significhi “difesa”, Salvioni ha voluto approfondire anche questo aspetto dopo aver affermato che tale concetto è profondamente cambiato nel tempo.
“Quando pensiamo alla difesa nazionale, immaginiamo anzitutto la protezione dei confini, i nostri militari, i mezzi e gli strumenti convenzionali. Tutto questo rimane fondamentale, ma oggi sappiamo che le minacce alla sicurezza di un Paese possono assumere forme diverse”.

L’accenno esplicito è agli attacchi informatici che negli ultimi giorni hanno riempito le cronache dei telegiornali, causando paura e incertezza tra la gente e che rischiano di indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Minacce che spesso sono invisibili e non conoscono confini geografici ma possono incidere direttamente sulla nostra vita quotidiana, come l’allarme-bombe sui voli aerei e le manomissioni all’interno della catena del freddo di alcuni supermercati e di una banca del sangue.

“Ecco perché serve un altro tipo di difesa che deve essere sempre più integrata, che richiede cooperazione tra diverse competenze e diverse istituzioni, che significhi proteggere la vita quotidiana dei cittadini”.
A partire da questa visione il sindaco ha sottolineato quello che ha definito “il punto centrale” delle proprie riflessioni.

“Una nazione è forte non solo quando protegge i propri confini ma anche quando rende forte, sicura e libera una comunità. E cioè quando garantisce ai cittadini e alle cittadine la possibilità di curarsi, quando offre alle nuove generazioni un’istruzione di qualità, quando tutela la dignità e i diritti di chi lavora, quando non lascia indietro le persone più fragili, quando ascolta le nuove generazioni. Ma ciò non significa creare contrapposizione tra difesa militare e tutela dei diritti sociali, perché entrambe concorrono alla sicurezza e alla stabilità della nazione”.
Salvioni ha poi ringraziato a nome della comunità meratese le forze armate e le autorità di sicurezza e prevenzione “che ogni giorno prestano servizio con professionalità, dedizione e senso del dovere”.

Infine ha sottolineato come l’unico obiettivo della difesa debba essere la pace, che non è solo assenza di conflitti ma rispetto del diritto internazionale, tutela della dignità umana, libertà dei popoli e capacità di costruire relazioni fondate sul dialogo secondo lo spirito dell’articolo 11 della nostra Costituzione.
L’intervento è terminato con un appello ai giovani, ai ragazzi e alle ragazze a costruire la pace ogni giorno con il rispetto degli altri, il rifiuto della violenza e la partecipazione alla vita democratica.
La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione di altri brani musicali da parte del corpo bandistico che ha poi sfilato in via Baslini e piazza Prinetti.
A.Vi.
























