Notte dei Santi, una partecipazione che racconta il desiderio di una vita più bella

«Nel cuore delle persone c’è ancora il desiderio di cantare la vita, di scegliere la luce e di lasciarsi incontrare da Cristo». La celebrazione della "Notte dei Santi" al santuario di Madonna del Bosco è stato un momento molto sentito e partecipato che ha visto persone di diversa età riunirsi in preghiera, meditazione e silenzio per fare memoria di chi non c'è più. Un ricordo che si è tradotto anche in testimonianza, con l'approfondimento di alcune figure care alla Chiesa. Abbiamo chiesto a Samuele Brambilla, uno degli stretti collaboratori dei padri oblati del Santuario, un bilancio di questi giorni.
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Samuele, come è andata questa Notte dei Santi?
È andata davvero molto bene, e devo essere sincero: la partecipazione è stata qualcosa che onestamente nessuno avrebbe immaginato. Ci siamo ritrovati in tantissimi, con una presenza significativa di giovani, e questo ci ha riempito di gioia e di gratitudine. È stato un risultato che va ben oltre le aspettative e che, soprattutto, ci conferma come questa iniziativa stia progressivamente prendendo piede, trovando spazio nel cuore delle persone.

Che cosa ti ha colpito maggiormente di questa partecipazione così numerosa?
Credo che il dato più significativo non sia semplicemente il numero dei partecipanti, ma ciò che questa presenza racconta. Mi pare che nel cuore delle persone, e soprattutto dei giovani, ci sia ancora un desiderio profondo di bellezza, di autenticità, di speranza. C’è il desiderio di cantare la vita, anziché lasciarsi trascinare da tutto ciò che troppo spesso il mondo racconta, mettendo in evidenza le sue fatiche, le sue contraddizioni e persino la sua tristezza.
La Notte dei Santi vuole essere proprio questo: un’occasione per ricordarci che la vita è bella, che vale la pena viverla pienamente e che la santità non è qualcosa di lontano o riservato a pochi, ma una possibilità concreta, una vocazione che riguarda ciascuno di noi.
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La presenza dei giovani è stata particolarmente significativa.
Sì, e credo sia uno degli aspetti più belli da sottolineare. Abbiamo incontrato diversi giovani, e questo è un segnale davvero importante. Spesso si tende a raccontare i giovani soltanto attraverso le loro difficoltà o le loro fragilità, dimenticando che dentro di loro abitano domande profonde, desideri grandi e una sete autentica di significato.
Vedere tanti giovani camminare insieme, ascoltare le storie dei santi, portare le fiaccole e pregare è stata una testimonianza bellissima. Ci dice che la santità continua ad affascinare e che la testimonianza di uomini e donne che hanno vissuto radicalmente il Vangelo può ancora parlare al cuore delle nuove generazioni.

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C’è stato un momento che, più di altri, ha rappresentato il culmine della serata?
Senza dubbio, il momento conclusivo dell’adorazione eucaristica in Santuario. È stato, a mio parere, il vero compimento di tutto il cammino vissuto.
Durante la veglia abbiamo ascoltato le storie dei santi, le loro testimonianze, le loro scelte di vita. Abbiamo camminato insieme, portando la luce delle fiaccole, quasi a voler esprimere concretamente il desiderio di lasciarci illuminare dalla loro testimonianza. Ma tutto questo non poteva concludersi semplicemente con un racconto o con un’esperienza suggestiva.
Doveva condurci a Cristo.
E così, rientrati in Santuario, abbiamo nuovamente ascoltato la Parola di Dio e ci siamo raccolti davanti a Gesù Eucaristia. È stato un momento di grande bellezza e intensità spirituale: lì, davanti al Signore, abbiamo potuto riconoscere che la santità non nasce semplicemente dall’ammirazione per i santi, ma dall’incontro con Cristo, dal lasciarsi amare da Lui e dal desiderio di diventare sempre più simili a Lui.

Quindi, un cammino che dalle storie dei santi conduce direttamente a Gesù?
Esattamente. I santi, come Maria Santissima, non sono il punto di arrivo, ma sono coloro che ci indicano la strada. Le loro vite ci mostrano che il Vangelo può essere vissuto, che la santità è possibile e che ciascuno, nella propria storia, può diventare una testimonianza luminosa.
L’adorazione eucaristica è stata proprio questo: il momento nel quale abbiamo consegnato al Signore tutto ciò che avevamo ascoltato e vissuto, chiedendoGli il dono di diventare santi. Non semplicemente di ammirare la santità degli altri, ma di desiderarla per noi, per la nostra vita quotidiana, per le nostre famiglie, per le nostre comunità.
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Che cosa rimane, dunque, di questa Notte dei Santi?
Rimane anzitutto una grande gratitudine. Gratitudine per le persone che hanno partecipato, per i giovani presenti, per i Padri del Santuario che continuano, da sei anni, a promuovere questo momento, per quanti hanno collaborato e per la bellezza di un’esperienza che ci ha fatto sentire ancora una volta quanto sia importante camminare insieme.
Ma rimane soprattutto una domanda, che vorrei fosse custodita da ciascuno: e io, quale santo desidero diventare?
La Notte dei Santi non vuole essere soltanto una bella serata da ricordare, ma un’esperienza capace di lasciare un segno, di riaccendere un desiderio, di aprire un cammino. Se anche soltanto una persona, tornando a casa, avrà sentito nascere nel cuore il desiderio di vivere più intensamente il Vangelo, allora avremo davvero raggiunto il nostro obiettivo.
Perché la santità non appartiene soltanto al passato, alle pagine dei libri o alle immagini delle chiese. La santità è una possibilità per oggi. E, soprattutto, è una possibilità per tutti.
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