La Valletta sull'antenna Iliad: la replica al sindaco Valli
Le dichiarazioni del Sindaco, riportate il 30.10.2026 da Merateonline al titolo “La Valletta: antenna Iliad. Assemblea il 3 con Polab”, impongono una replica netta, con annesse smentite.
Scindere la “contrarietà” dei cittadini dai possibili vizi dell’autorizzazione, come se la prima fosse una reazione meramente estetica e soggettiva priva di fondamento, restituisce una rappresentazione gravemente semplificatoria della vicenda. Il dissenso veicolato dal Comitato costituito a seguito dell’installazione effettuata il 22.10.2026, nonostante fosse stata oggetto di diffida, nemmeno considerata, due giorni prima, nasce proprio dalle gravi ed evidenti carenze istruttorie e motivazionali come tali contestate negli atti: la trasformazione del paesaggio e l’impatto sulle abitazioni sono gli interessi concreti che quelle verifiche avrebbero dovuto tutelare, per cui non sono capricci, né possono essere liquidati come semplice desiderio di “non vedere un’antenna”. La diffida successiva del 24 ottobre, predisposta a seguito della messa a disposizione - parziale - delle carte del procedimento, ha individuato contestazioni precise: le generiche risposte comunali non hanno fornito alcuna spiegazione sui punti decisivi e nemmeno completato la consegna del fascicolo, nonostante risulti sollecitata reiteratamente con specifico riferimento all’istruttoria paesaggistica ed a tutta la corrispondenza pertinente tra Ufficio Tecnico, Responsabile Unico del Procedimento, Iliad, POLAB e Commissione per il paesaggio, appunto non esibiti.
La questione non si esaurisce dunque nel “verde del palo e nei noccioli” attorno al basamento, prescrizioni imposte dalla commissione paesaggio, la cui violazione il Comune non è stato in grado di accertare in sede d’installazione: il verbale della Commissione del 15 maggio 2026 indicava “assenza di insediamenti” e mancata effettuazione di sopralluogo, in un contesto nel quale esistono invece numerose abitazioni ed anche strutture per l’infanzia. Si è dunque richiesto, alla luce di tale obiettiva rappresentazione dei luoghi, anche negli elaborati tecnici, di cui Polab era a conoscenza (tanto che gli edifici circostanti risultano rappresentati nelle sue simulazioni allegate, a fronte di una localizzazione dichiarata conforme, ma al solo regolamento comunale), perché non sia stata verificata direttamente, prima di assentire una struttura tanto invasiva, incompatibile con il paesaggio tra l’altro vincolato, le visuali collinari e gli edifici circostanti, aspetti che l’indirizzo comunale espresso il 14.2.2026 aveva deliberato di voler al contrario tutelare, considerando gli indirizzi di tutela e localizzazione alternativa, di cui si è chiesto dunque verificare l’effettiva applicazione alla pratica; anche per tali motivi si sono richiesti gli atti integrali, in modo da accertare come sia stato possibile che l’esito autorizzativo risultasse esattamente opposto all’indirizzo allora espresso (negativamente) rispetto alla collocazione in Rampina, se quell’indirizzo sia mai stato modificato e/o violato, e per quali motivazioni.
Stupisce quindi, da quanto è stato riferito sempre dal Sindaco, che il confronto con il legale incaricato dall’Ente venga richiamato per affermare l’“insufficienza” degli elementi per intervenire, il tutto senza però chiarire ai cittadini come si siano potute superare, e da parte di chi, le specifiche contestazioni sollevate. Per evitare altre frasi di circostanza, andranno allora ed invece ricostruite le attività dell’Ufficio Tecnico, le informazioni rese (ed anche quelle non rese) all’amministrazione uscente ed a quella subentrata, nonché le iniziative rispettivamente assunte durante il procedimento e dopo il rilascio del titolo nonché le “valutazioni” che portarono alla determinazione positiva dell’8 giugno, adottata all’esito di conferenza semplificata, ovvero in forza di un atto esibito dal Comune addirittura col nominativo del tecnico (unico firmatario) responsabile oscurato.
Vista la gravità del quadro, si segnala che sono state richieste spiegazioni, e parallelamente avviate verifiche con ciascun soggetto coinvolto, anche sulle interlocuzioni e su eventuali “sollecitazioni” (o peggio, pressioni su cui si sta appunto cercando di fare luce) intervenute nella formazione del parere: fatti da accertare, documentalmente e non, in ogni sede competente. Al proposito, da circa tre settimane, ed anche dalle ultime dichiarazioni rese, vengono annunciati approfondimenti da parte del Comune, i cui esiti sono tuttora sconosciuti, ma sui nodi denunciati si continua a tergiversare, senza fornire risposte documentate. Gli elementi per un riesame serio ed urgente invece esistono e sono stati tutti indicati; il Comune è allora tenuto a considerarli anche rispetto al contenzioso che potrebbe affrontare con quei cittadini che intenderanno opporsi, in modo concreto e determinato, ad un’installazione che violenta impudentemente il territorio, non soltanto rispetto a quello paventato (o temuto) con Iliad.
Gli aderenti al Comitato non hanno dunque interesse a “comprendere meglio le caratteristiche dell’intervento”, ma esigono di sapere, oltre al resto, come un parere incompleto anche nella sua motivazione abbia potuto sostenere un’autorizzazione, da parte dell’Ufficio Tecnico che, quanto al distinto profilo elettromagnetico, ha già imposto loro di sollecitare ogni verifica del caso ad ARPA, anche considerando le distanze dalle abitazioni segnalate nell’ordine anche di trenta metri.
Quanto all’invito rivolto al Comitato per la data del 3 novembre, si segnala che il Direttivo ha da giorni richiesto un confronto specifico sui vizi denunciati, senza nemmeno ottenere riscontro; non si ritiene dunque opportuno né proficuo sedere al tavolo della Commissione pubblica convocata dal Comune, che si teme possa ridursi ad un incontro divulgativo con POLAB che non può sostituire l’esame, in altra sede, delle complesse questioni sollevate e l’assunzione delle relative soluzioni pretese che, proprio assieme alle "richieste di chiarimento e preoccupazioni", allo stato risultano del tutto e gravemente ignorate dal Comune. Nemmeno interessa assistere ad una contrapposizione tra amministratori precedenti ed attuali: ciascuno dovrà rispondere delle proprie condotte, anche omissive, in un assetto in cui le responsabilità appaiono evidenti dal solo fatto che l’antenna si staglia dove non doveva essere.
Il Comitato si riunirà invece nell’assemblea pubblica del 5 novembre, presso la Sala Polifunzionale dello Stadio Idealità, in Via Statale n. 29 a La Valletta Brianza, e continuerà a richiedere documenti, spiegazioni verificabili e provvedimenti concreti, tra cui l’apertura di un tavolo di trattativa tra l’Ente responsabile e l’operatore Iliad per il reperimento di altro sito (iniziativa che si teme nemmeno avviata), riservando ogni tutela nelle sedi competenti.
Scindere la “contrarietà” dei cittadini dai possibili vizi dell’autorizzazione, come se la prima fosse una reazione meramente estetica e soggettiva priva di fondamento, restituisce una rappresentazione gravemente semplificatoria della vicenda. Il dissenso veicolato dal Comitato costituito a seguito dell’installazione effettuata il 22.10.2026, nonostante fosse stata oggetto di diffida, nemmeno considerata, due giorni prima, nasce proprio dalle gravi ed evidenti carenze istruttorie e motivazionali come tali contestate negli atti: la trasformazione del paesaggio e l’impatto sulle abitazioni sono gli interessi concreti che quelle verifiche avrebbero dovuto tutelare, per cui non sono capricci, né possono essere liquidati come semplice desiderio di “non vedere un’antenna”. La diffida successiva del 24 ottobre, predisposta a seguito della messa a disposizione - parziale - delle carte del procedimento, ha individuato contestazioni precise: le generiche risposte comunali non hanno fornito alcuna spiegazione sui punti decisivi e nemmeno completato la consegna del fascicolo, nonostante risulti sollecitata reiteratamente con specifico riferimento all’istruttoria paesaggistica ed a tutta la corrispondenza pertinente tra Ufficio Tecnico, Responsabile Unico del Procedimento, Iliad, POLAB e Commissione per il paesaggio, appunto non esibiti.
La questione non si esaurisce dunque nel “verde del palo e nei noccioli” attorno al basamento, prescrizioni imposte dalla commissione paesaggio, la cui violazione il Comune non è stato in grado di accertare in sede d’installazione: il verbale della Commissione del 15 maggio 2026 indicava “assenza di insediamenti” e mancata effettuazione di sopralluogo, in un contesto nel quale esistono invece numerose abitazioni ed anche strutture per l’infanzia. Si è dunque richiesto, alla luce di tale obiettiva rappresentazione dei luoghi, anche negli elaborati tecnici, di cui Polab era a conoscenza (tanto che gli edifici circostanti risultano rappresentati nelle sue simulazioni allegate, a fronte di una localizzazione dichiarata conforme, ma al solo regolamento comunale), perché non sia stata verificata direttamente, prima di assentire una struttura tanto invasiva, incompatibile con il paesaggio tra l’altro vincolato, le visuali collinari e gli edifici circostanti, aspetti che l’indirizzo comunale espresso il 14.2.2026 aveva deliberato di voler al contrario tutelare, considerando gli indirizzi di tutela e localizzazione alternativa, di cui si è chiesto dunque verificare l’effettiva applicazione alla pratica; anche per tali motivi si sono richiesti gli atti integrali, in modo da accertare come sia stato possibile che l’esito autorizzativo risultasse esattamente opposto all’indirizzo allora espresso (negativamente) rispetto alla collocazione in Rampina, se quell’indirizzo sia mai stato modificato e/o violato, e per quali motivazioni.
Stupisce quindi, da quanto è stato riferito sempre dal Sindaco, che il confronto con il legale incaricato dall’Ente venga richiamato per affermare l’“insufficienza” degli elementi per intervenire, il tutto senza però chiarire ai cittadini come si siano potute superare, e da parte di chi, le specifiche contestazioni sollevate. Per evitare altre frasi di circostanza, andranno allora ed invece ricostruite le attività dell’Ufficio Tecnico, le informazioni rese (ed anche quelle non rese) all’amministrazione uscente ed a quella subentrata, nonché le iniziative rispettivamente assunte durante il procedimento e dopo il rilascio del titolo nonché le “valutazioni” che portarono alla determinazione positiva dell’8 giugno, adottata all’esito di conferenza semplificata, ovvero in forza di un atto esibito dal Comune addirittura col nominativo del tecnico (unico firmatario) responsabile oscurato.
Vista la gravità del quadro, si segnala che sono state richieste spiegazioni, e parallelamente avviate verifiche con ciascun soggetto coinvolto, anche sulle interlocuzioni e su eventuali “sollecitazioni” (o peggio, pressioni su cui si sta appunto cercando di fare luce) intervenute nella formazione del parere: fatti da accertare, documentalmente e non, in ogni sede competente. Al proposito, da circa tre settimane, ed anche dalle ultime dichiarazioni rese, vengono annunciati approfondimenti da parte del Comune, i cui esiti sono tuttora sconosciuti, ma sui nodi denunciati si continua a tergiversare, senza fornire risposte documentate. Gli elementi per un riesame serio ed urgente invece esistono e sono stati tutti indicati; il Comune è allora tenuto a considerarli anche rispetto al contenzioso che potrebbe affrontare con quei cittadini che intenderanno opporsi, in modo concreto e determinato, ad un’installazione che violenta impudentemente il territorio, non soltanto rispetto a quello paventato (o temuto) con Iliad.
Gli aderenti al Comitato non hanno dunque interesse a “comprendere meglio le caratteristiche dell’intervento”, ma esigono di sapere, oltre al resto, come un parere incompleto anche nella sua motivazione abbia potuto sostenere un’autorizzazione, da parte dell’Ufficio Tecnico che, quanto al distinto profilo elettromagnetico, ha già imposto loro di sollecitare ogni verifica del caso ad ARPA, anche considerando le distanze dalle abitazioni segnalate nell’ordine anche di trenta metri.
Quanto all’invito rivolto al Comitato per la data del 3 novembre, si segnala che il Direttivo ha da giorni richiesto un confronto specifico sui vizi denunciati, senza nemmeno ottenere riscontro; non si ritiene dunque opportuno né proficuo sedere al tavolo della Commissione pubblica convocata dal Comune, che si teme possa ridursi ad un incontro divulgativo con POLAB che non può sostituire l’esame, in altra sede, delle complesse questioni sollevate e l’assunzione delle relative soluzioni pretese che, proprio assieme alle "richieste di chiarimento e preoccupazioni", allo stato risultano del tutto e gravemente ignorate dal Comune. Nemmeno interessa assistere ad una contrapposizione tra amministratori precedenti ed attuali: ciascuno dovrà rispondere delle proprie condotte, anche omissive, in un assetto in cui le responsabilità appaiono evidenti dal solo fatto che l’antenna si staglia dove non doveva essere.
Il Comitato si riunirà invece nell’assemblea pubblica del 5 novembre, presso la Sala Polifunzionale dello Stadio Idealità, in Via Statale n. 29 a La Valletta Brianza, e continuerà a richiedere documenti, spiegazioni verificabili e provvedimenti concreti, tra cui l’apertura di un tavolo di trattativa tra l’Ente responsabile e l’operatore Iliad per il reperimento di altro sito (iniziativa che si teme nemmeno avviata), riservando ogni tutela nelle sedi competenti.
Avv. Andrea Fontana

























