Notte dei santi al santuario di Madonna del bosco. Intervista al rettore Padre Giulio Binaghi
Una notte di preghiera, di Fede e di speranza. A proporla come ogni anno è il santuario di Madonna del Bosco che chiama a raccolta tutti, giovani e adulti, per ritrovarsi a commemorare i defunti di tutti i tempi, presi a esempio di virtù e di donazione al prossimo.

Nei giorni che la Chiesa dedica a Ognissanti, il luogo di culto mariano, che è stato anche riferimento per il giubileo, si propone come un punto di riferimento per fare memoria di grandi figure del passato, che ancora oggi vogliono e possono raccontare e trasmettere qualcosa di profondo all'uomo moderno.

A spiegare il significato e il senso di queste giornate di preghiera e riflessione in un mondo incalzato dalla frenesia e dalla quotidianità sono stati padre Giulio Binaghi con Samuele Brambilla, stretto collaboratore del Santuario.
1. Cosa significa oggi, in un mondo funestato da guerre, caratterizzato dal relativismo e improntato alla superficialità, proporre una «Notte dei Santi»?
Proporre una Notte dei Santi oggi significa andare controcorrente, ma soprattutto offrire una speranza. Viviamo in un mondo attraversato da guerre, divisioni e violenze, nel quale spesso sembra prevalere l'indifferenza e nel quale tutto rischia di essere ridotto a qualcosa di provvisorio, immediato e superficiale. In questo contesto, parlare di santità significa ricordare che la vita ha una meta più grande, che il bene è possibile e che l'amore può ancora trasformare il mondo. La Notte dei Santi vuole essere proprio questo: un'occasione per riscoprire la bellezza di una vita vissuta con Cristo e per Cristo. Non si tratta semplicemente di ricordare uomini e donne straordinari, ma di lasciarsi interrogare dalle loro scelte e dalla loro testimonianza.
2. A chi è rivolta in particolare? Cosa vi sentite di dire ai giovani indecisi?
La Notte dei Santi è rivolta a tutti, ma desidera parlare in modo particolare ai giovani, perché possano scoprire che la fede cristiana non è un peso da portare, ma una possibilità di vita piena. È un invito rivolto anche a chi si sente lontano dalla Chiesa, a chi nutre domande, a chi è attraversato da dubbi e a chi non sa ancora quale direzione dare alla propria esistenza. Ai giovani indecisi vorremmo dire di non avere paura delle grandi domande. Non abbiate paura di chiedervi chi siete, per che cosa vale la pena vivere e quale sia la vostra vocazione. Non accontentatevi di seguire ciò che fanno tutti, di rincorrere il consenso o di misurare il vostro valore attraverso il giudizio degli altri. Ai giovani diremo, dunque: abbiate il coraggio di incontrare Cristo, di ascoltare la sua Parola e di lasciarvi provocare dal Vangelo.
3. Ai partecipanti è chiesto il digiuno. Che significato ha digiunare per chi muore sotto le bombe? Ha ancora senso questo gesto dal valore profondamente simbolico?
Chiedere ai partecipanti di rinunciare alla cena per offrire il corrispettivo a favore dei bambini di Gaza e dell'Ucraina significa voler dare alla preghiera una conseguenza concreta. Non possiamo pregare per la pace e rimanere indifferenti davanti a chi soffre; non possiamo invocare Dio come Padre e dimenticare che ci sono bambini che, sotto le bombe, perdono la casa, la famiglia, la sicurezza e talvolta la stessa vita. Il digiuno educa il cuore, ci sottrae alla logica del consumo e ci aiuta a riconoscere che non tutto ciò che possediamo ci è indispensabile, mentre per qualcun altro anche il necessario può mancare. Rinunciare liberamente a qualcosa per amore significa riconoscere che il dolore dell'altro ci riguarda e che nessuna sofferenza umana può lasciarci indifferenti. Per questo, nella Notte dei Santi, chiediamo ai partecipanti di rinunciare alla cena e di destinare l'equivalente economico a sostegno dei bambini colpiti dalla guerra a Gaza e in Ucraina. Il digiuno diventa così un gesto insieme spirituale e solidale: preghiera che si fa carità, raccoglimento che si traduce in un aiuto concreto.

4. Quali sono i santi presi a esempio per questa notte?
Quest'anno abbiamo scelto di lasciarci accompagnare da figure di santità diverse tra loro, ma unite da una medesima convinzione: la vita diventa feconda quando si lascia trasformare dall'amore di Dio. Incontreremo san Francesco d'Assisi, san Charbel Makhluf, san Bartolo Longo, san Francesco e santa Giacinta Marto e la beata Pierina Morosini. Sono figure differenti per epoca, provenienza e vocazione: tutti ci consegnano lo stesso messaggio: la santità è possibile, a ogni età e in ogni condizione di vita, quando lasciamo che Cristo diventi il centro della nostra esistenza. Il tema scelto per questa edizione, «Cristiani: discepoli e apostoli santi», esprime proprio questa convinzione. Siamo chiamati anzitutto a essere discepoli, cioè persone che si lasciano incontrare e trasformare da Cristo; ma siamo chiamati anche a essere apostoli, capaci di portare agli altri ciò che abbiamo ricevuto. La santità, infatti, non ci separa dal mondo: ci rende più responsabili del mondo e più attenti alle ferite dell'umanità. La Notte dei Santi vorrebbe aiutarci a comprendere che non basta ammirare i santi: siamo chiamati a seguirne le orme. Perché anche oggi, attraverso la vita di ciascuno di noi, il Vangelo possa continuare a essere una luce per il mondo.

Nei giorni che la Chiesa dedica a Ognissanti, il luogo di culto mariano, che è stato anche riferimento per il giubileo, si propone come un punto di riferimento per fare memoria di grandi figure del passato, che ancora oggi vogliono e possono raccontare e trasmettere qualcosa di profondo all'uomo moderno.

A spiegare il significato e il senso di queste giornate di preghiera e riflessione in un mondo incalzato dalla frenesia e dalla quotidianità sono stati padre Giulio Binaghi con Samuele Brambilla, stretto collaboratore del Santuario.

1. Cosa significa oggi, in un mondo funestato da guerre, caratterizzato dal relativismo e improntato alla superficialità, proporre una «Notte dei Santi»?
Proporre una Notte dei Santi oggi significa andare controcorrente, ma soprattutto offrire una speranza. Viviamo in un mondo attraversato da guerre, divisioni e violenze, nel quale spesso sembra prevalere l'indifferenza e nel quale tutto rischia di essere ridotto a qualcosa di provvisorio, immediato e superficiale. In questo contesto, parlare di santità significa ricordare che la vita ha una meta più grande, che il bene è possibile e che l'amore può ancora trasformare il mondo. La Notte dei Santi vuole essere proprio questo: un'occasione per riscoprire la bellezza di una vita vissuta con Cristo e per Cristo. Non si tratta semplicemente di ricordare uomini e donne straordinari, ma di lasciarsi interrogare dalle loro scelte e dalla loro testimonianza.
2. A chi è rivolta in particolare? Cosa vi sentite di dire ai giovani indecisi?
La Notte dei Santi è rivolta a tutti, ma desidera parlare in modo particolare ai giovani, perché possano scoprire che la fede cristiana non è un peso da portare, ma una possibilità di vita piena. È un invito rivolto anche a chi si sente lontano dalla Chiesa, a chi nutre domande, a chi è attraversato da dubbi e a chi non sa ancora quale direzione dare alla propria esistenza. Ai giovani indecisi vorremmo dire di non avere paura delle grandi domande. Non abbiate paura di chiedervi chi siete, per che cosa vale la pena vivere e quale sia la vostra vocazione. Non accontentatevi di seguire ciò che fanno tutti, di rincorrere il consenso o di misurare il vostro valore attraverso il giudizio degli altri. Ai giovani diremo, dunque: abbiate il coraggio di incontrare Cristo, di ascoltare la sua Parola e di lasciarvi provocare dal Vangelo.
3. Ai partecipanti è chiesto il digiuno. Che significato ha digiunare per chi muore sotto le bombe? Ha ancora senso questo gesto dal valore profondamente simbolico?
Chiedere ai partecipanti di rinunciare alla cena per offrire il corrispettivo a favore dei bambini di Gaza e dell'Ucraina significa voler dare alla preghiera una conseguenza concreta. Non possiamo pregare per la pace e rimanere indifferenti davanti a chi soffre; non possiamo invocare Dio come Padre e dimenticare che ci sono bambini che, sotto le bombe, perdono la casa, la famiglia, la sicurezza e talvolta la stessa vita. Il digiuno educa il cuore, ci sottrae alla logica del consumo e ci aiuta a riconoscere che non tutto ciò che possediamo ci è indispensabile, mentre per qualcun altro anche il necessario può mancare. Rinunciare liberamente a qualcosa per amore significa riconoscere che il dolore dell'altro ci riguarda e che nessuna sofferenza umana può lasciarci indifferenti. Per questo, nella Notte dei Santi, chiediamo ai partecipanti di rinunciare alla cena e di destinare l'equivalente economico a sostegno dei bambini colpiti dalla guerra a Gaza e in Ucraina. Il digiuno diventa così un gesto insieme spirituale e solidale: preghiera che si fa carità, raccoglimento che si traduce in un aiuto concreto.

4. Quali sono i santi presi a esempio per questa notte?
Quest'anno abbiamo scelto di lasciarci accompagnare da figure di santità diverse tra loro, ma unite da una medesima convinzione: la vita diventa feconda quando si lascia trasformare dall'amore di Dio. Incontreremo san Francesco d'Assisi, san Charbel Makhluf, san Bartolo Longo, san Francesco e santa Giacinta Marto e la beata Pierina Morosini. Sono figure differenti per epoca, provenienza e vocazione: tutti ci consegnano lo stesso messaggio: la santità è possibile, a ogni età e in ogni condizione di vita, quando lasciamo che Cristo diventi il centro della nostra esistenza. Il tema scelto per questa edizione, «Cristiani: discepoli e apostoli santi», esprime proprio questa convinzione. Siamo chiamati anzitutto a essere discepoli, cioè persone che si lasciano incontrare e trasformare da Cristo; ma siamo chiamati anche a essere apostoli, capaci di portare agli altri ciò che abbiamo ricevuto. La santità, infatti, non ci separa dal mondo: ci rende più responsabili del mondo e più attenti alle ferite dell'umanità. La Notte dei Santi vorrebbe aiutarci a comprendere che non basta ammirare i santi: siamo chiamati a seguirne le orme. Perché anche oggi, attraverso la vita di ciascuno di noi, il Vangelo possa continuare a essere una luce per il mondo.
Date evento
da sabato, 31 ottobre 2026 a lunedì, 02 novembre 2026
mercoledì, 04 novembre 2026
























