La Valletta: Una riflessione sull'antenna Ilia

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Lo scorso weekend, durante una pedalata tra nel verde della Valletta non ho potuto fare a meno di notare un nuovo vistoso elemento nel paesaggio dei nostri comuni: l'antenna posta a La Valletta Brianza nei campi situati tra il cimitero comunale e Via Rampina. Salendo verso Santa Maria, Colle brianza e successivamente verso il Lissolo la sagoma slanciata e grigia della nuova arrivata calamitava sempre il mio sguardo. Inutile dire che la maggior parte dei cittadini si trova quantomeno perplessa di fronte a questa struttura spuntata dal terreno nel giro di pochi giorni. Il primo pensiero riguarda l'iter procedurale con cui quest'opera ha trovato compimento. Approvato nel silenzio generale e facendo meno rumore possibile dalla precedente amministrazione comunale della Valletta Brianza a metà Maggio, giusto in tempo prima delle nuove elezioni comunali. L'impressione è che si sia cercato di far notare il meno possibile questa delibera, alle ultime battute del mandato elettorale della giunta Panzeri. Il modus operandi non stupisce, anzi risulta in assoluta continuità con il totale menefreghismo nei confronti dell'opinione dei cittadini e nel loro coinvolgimento nelle decisioni pubbliche che ha contraddistinto il gruppo l'amministrazione nei cinque anni precedenti. Sorge spontaneo chiedersi se nessuno dei presenti al momento del via libera all'intervento si sia interrogato sull'opportunità di un'opera così impattante in una posizione così visibile, sarebbe interessante sapere quanto meno il motivo di tale approvazione incondizionata. Evidentemente non solo il parere, ma nemmeno una spiegazione ai cittadini era tra le priorità del consiglio comunale (stupisce ancor meno che, una settimana dopo, i cittadini della Valletta abbiano votato una lista abbastanza casuale e sprovveduta estratta dal cilindro un mese prima delle elezioni pur di mandare a casa Panzeri e compagnia). Al tempo stesso risulta opportuno chiedersi dove sia stata la nuova amministrazione comunale in questi mesi di inizio mandato. Quando ormai il cantiere era aperto, il sindaco Valli si è deciso a rilasciare qualche dichiarazione di circostanza solo per puntualizzare che il progetto era già stato approvato, l'iter era stato seguito in modo corretto e che spesso queste opere sono difficili da fermare perché hanno carattere di rilevanza nazionale. Forse era meglio non dir nulla, vista anche la grande enfasi data dal primo cittadino sul confronto coi cittadini come pilastro del suo mandato. Pare che invece informare e aprire una discussione non fosse la priorità nemmeno questa volta, tantomeno tentare di capire se l'impatto dell'opera (sempre che fosse necessaria) fosse quanto meno mitigabile o se la sua sede potesse essere individuata meglio. L'epilogo è quello più classico: l'amministrazione pubblica che abdica al proprio dovere di difesa del territorio, una notizia appresa dalla stampa a cantiere avviato, l'opera che viene realizzata in un baleno nei dieci giorni seguenti. E la popolazione che come sempre non tocca palla e assiste impotente all'ennesimo sfregio sul territorio. Un ultimo pensiero, tuttavia, è rivolto anche ai privati che hanno venduto il terreno interessato. Perché se è vero che la tutela del territorio è un dovere dell'amministrazione pubblica, è anche importante ricordare che deve esistere una coscienza comune di rispetto dell'ambiente, soprattutto nel fronteggiare un settore, quello del consumo di suolo e della speculazione edilizia, sempre aggressivo quando intravede uno spiraglio di debolezza. È dunque possibile che per l'avidità di un privato, che vuole ricavare due spiccioli dalla vendita di un fazzoletto di terra, parte dei cittadini si ritrovi a vivere con un'antenna di 36 metri sopra la testa e la comunità intera con un paesaggio deturpato?
MP
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