Sartirana: l'abbraccio a don Riccardo tra ricordi commossi e forza di fede

Ci sono due modi di vivere: camminare sulla terra ferma facendo solo ciò che è giusto e rispettabile, e così misurare, soppesare, prevedere; oppure si può camminare sulle acque, e allora non si può più misurare, bisogna solo credere incessantemente". È nell'eco di questa citazione di Mat' Marija, risuonata nella chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, che si racchiude l'essenza stessa degli otto anni di ministero presbiterale vissuti da don Riccardo Sanvito a Sartirana.
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All'indomani del commosso congedo svoltosi a Pagnano, la mattinata di domenica 18 ottobre è stata interamente spesa nel saluto caloroso della comunità della frazione di Merate, riunitasi per celebrare la Messa solenne delle ore 11;15 e condividere un partecipato pranzo festoso negli spazi dell'oratorio. Un appuntamento scandito da parole profonde, abbracci intensi e da quell'intreccio tra malinconia e riconoscenza che testimonia a vita il passaggio di chi ha saputo laciare un segno profondo nell'anima di una comunità.
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Don Alessio, il diacono Davide Canepa, don Riccardo, don Mauro
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La solenne liturgia si è aperta con un'introduzione colma d'affetto preparata dai parrocchiani, che don Riccardo ha voluto immediatamente fare propria accogliendola come "una vera e propria carezza di Gesù". I fedeli hanno voluto rendere omaggio al parroco descrivendolo come un leggero "camminatore sulle acque", uno spirito libero e mai giudicante, capace di presentarsi alla sua gente "senza nascondersi dietro a schemi prestabiliti, senza indossare una corazza o una maschera, senza nemmeno esercitare l'onesto lavoro del prete". Nella missiva è stata richiamata la sua nativa attitudine ad accogliere il prossimo e il richiamo costante alla realtà dell'amicizia. I parrocchiani hanno ricordato con nostalgia la sua celebre immagine secondo cui "la paura di volare in aereo si può superare solo se accanto a te siedono i tuoi amici", dimostrando nei fatti che quel volo impegnativo che fa paura, se non lo si affronta insieme, altro non è se non la vita stessa.

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Un tributo speciale è stato riservato alle sue omelie domenicali, definite "indimenticabili per la capacità di puntare all'essenziale e di calare il Vangelo nella quotidianità", mostrando che i turbamenti e le speranze degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni sono gli stessi che abitano il cuore contemporaneo. Formule e spunti ideali come "siamo tutti mendicanti", "sono amato non perché sono bravo", "cosa ci fa aprire gli occhi al mattino" e "l'inutile gratuito" si sono depositati nell'anima della comunità come un codice di orientamento prezioso a cui attingere nei momenti di smarrimento. I fedeli hanno infine celebrato la generosità discreta del sacerdote, sempre pronto a lasciarsi coinvolgere in prima persona nei bisogni altrui, dimostrando chiaramente di "essere diventato prete non per se stesso, ma per noi".
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Nel corso della sua intensa omelia, il sacerdote osnaghese ha tratteggiato con la consueta lucidità il valore autentico della vita spirituale, ricordando ai presenti che la preghiera non è un dovere arido né una moneta di scambio, ma lo strumento indispensabile per plasmare uomini e donne autenticamente liberi. Con il suo linguaggio diretto e svestito di formalismi, don Riccardo ha rimarcato come "le cose che contano davvero nella vita non si possono e non si devono comprare", sottolineando come la stima, il bene sincero e l'affetto sperimentati in questi anni siano doni gratuiti incontaminati che nessuna logica commerciale potrà mai sostituire. "Cristo – ha proseguito il sacerdote – è venuto nel mondo per spezzare per sempre la dinamica egoistica del dare per avere, rimpiazzandola con il principio rivoluzionario della gratuità e della comunione".
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Il prevosto don Mauro Malighetti

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Il sindaco Mattia Salvioni

In chiusura della celebrazione eucaristica, ad amplificare la commozione dei presenti è giunto l'intervento del prevosto della comunità pastorale di Merate, don Mauro Malighetti, legato a don Riccardo da una solida amicizia nata ai tempi del comune ministero a Primaluna, che ha regalato al confratello un'intensa parabola per augurargli un fecondo cammino a Costa Masnaga. Ha raccontato la storia drammatica di un incendio scoppiato in una palazzina e di un bambino di sei anni, Antonio, rimasto intrappolato al terzo piano tra nubi di fumo nero. Non vedendo nulla al di fuori della finestra, il piccolo gridava spaventato al genitore fermo in strada, ma il padre, scorgendolo nitidamente dall'esterno, gli ha urlato con forza: "Antonio, buttati, ti vedo io!". Fidandosi ciecamente, il bambino si è lanciato nel vuoto ed è stato accolto riposto tra le sue braccia. Con questo racconto, don Mauro ha augurato a don Riccardo di continuare a essere, in un mondo spesso avvolto dai fumi dell'indifferenza e dell'egoismo, quel padre credibile verso cui le persone possano slanciarsi con fiducia per ritrovare l'unico Signore.
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Anche il mondo civile e istituzionale ha voluto tributare un solenne omaggio al sacerdote con la presenza del sindaco di Merate, Mattia Salvioni. Il primo cittadino ha letto un messaggio ufficiale a nome dell'amministrazione comunale, esprimendo la più sincera gratitudine per gli anni di servizio dedicati con passione alla città e in particolare alle parrocchie di Pagnano e Sartirana, formulando la certezza che "il bene seminato in questi anni continuerà a dare frutto nel cuore della nostra comunità". Prendendo nuovamente la parola con visibile emozione, don Riccardo ha ricambiato l'affetto delle istituzioni definendo le parole del sindaco come "un'ulteriore bellissima carezza ricevuta", prima di rivolgere il suo ringraziamento ai confratelli e al giovane don Alessio Marcari, destinato a raccoglierne il testimone pastorale.
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Terminata la sacra funzione tra lunghi e calorosi applausi, la festa è proseguita negli spazi dell'oratorio con un conviviale pranzo comunitario che ha riunito tantissime famiglie. Un momento informale di condivisione e gioia che ha sugellato una giornata memorabile, a testimonianza di quanto il passaggio di don Riccardo Sanvito a Sartirana abbia lasciato un'impronta indelebile di speranza, autenticità e fraternità cristiana.
Caro don Riccardo,
come hai fatto spesso tu, anche noi vogliamo iniziare questo saluto con una citazione poetica.
La monaca ortodossa e poetessa Mat’ Marija scriveva così nel suo Diario: “Ci sono due modi di vivere: camminare sulla terra ferma facendo solo ciò che è giusto e rispettabile. E così misurare, soppesare, prevedere. Ma si può anche camminare sulle acque. Allora non si può più misurare e prevedere, bisogna solo credere incessantemente”.
Stando a questa distinzione, a noi, carissimo don, tu ti sei fatto conoscere come uno che cammina sulle acque.
Ci sei subito sembrato uno spirito libero, poco interessato a misurare, soppesare e prevedere, per nulla preoccupato del giudizio della gente, e di conseguenza per nulla propenso a giudicare. Non hai mai fatto nulla per apparire, per farti vedere, per farti lodare o ammirare. Con il tuo modo di essere hai incarnato per noi la libertà della fede e ce ne hai suscitata la nostalgia.
In virtù di questa libertà della fede, ti sei lasciato incontrare per quello che sei, senza nasconderti dietro a schemi prestabiliti, senza indossare una corazza o una maschera, senza nemmeno esercitare l’onesto lavoro del prete. Da subito ti sei mosso a tuo agio nell’ambito dei rapporti; ci hai sempre richiamato alla realtà dell’amicizia. Una volta ci hai detto che la paura di volare in aereo si può superare solo se accanto a te siedono i tuoi amici; e con il tempo ci hai dimostrato che questo volo che fa paura se non lo si affronta insieme, in ultima analisi non è altro che la vita. Hai sviluppato progressivamente una grande capacità di ascolto; e hai anche sviluppato quello che ne è il segno esteriore, un bel sorriso accogliente.
Sei stato un leggero camminatore sulle acque anche con le tue omelie - lasciaci dire - indimenticabili. Sei stato leggero perché nella predicazione hai sempre puntato all’essenziale, a ciò che non cambia, senza lasciarti tirare giù, di qua o di là, dalle piccole polemiche del giorno.
Ogni volta ci portavi dentro il vangelo, facendoci vedere che i sentimenti di Pietro, di Giacomo o Giovanni sono gli stessi nostri; che proprio io posso oggi essere commosso e riacciuffato al pelo dallo sguardo di Gesù allo stesso modo di Pietro nella casa del Sommo sacerdote, mentre il suo amico veniva portato via.
Certe parole, poi, sono ritornate più volte nelle tue omelie, come un filo rosso che partiva dal tuo cuore e ci legava insieme, o come una specie di codice segreto per sbrogliare la matassa confusa della vita: siamo tutti mendicanti, sono amato non perché sono bravo, cosa ci fa aprire gli occhi al mattino, la compagnia che è la Chiesa, la bellezza, l’inutile gratuito … e tante altre ancora che si sono depositate dentro di noi più di quanto immagini.
Vogliamo dirti che ogni domenica si viveva la gioia di andare a messa nell'attesa di ascoltare ciò che avevi da dirci, breve, essenziale, intenso. E talvolta, magari in qualche momento difficile, capitava di sperare di leggere nelle tue parole un’allusione, un’indicazione, un’ intuizione che potesse permettere una ripresa, una ripartenza, un nuovo inizio come ami dire tu. E non poche volte il piccolo miracolo accadeva.
Infine, dopo la libertà della tua fede e la verità delle tue parole, sa tanto di leggero anche la generosità del tuo cuore, molto discreta, ma assai grande. Chi ha avuto bisogno del tuo aiuto lo ha sempre trovato; e ha trovato non uno che guarda e consiglia da fuori senza toccare i problemi con un dito, ma uno che si lascia coinvolgere in prima persona, anche emotivamente.
Carissimo don, ora che il saluto volge al termine, ci rendiamo conto che queste tre cose in cui ci sei apparso eccellere non sono altro che le tre qualità richieste al parroco, come abbiamo appreso nel rito della tua messa di ingresso del 4 ottobre a Costa Masnaga. Per questo pensiamo che i tuoi nuovi parrocchiani sono davvero fortunati.
Cosa augurarti? Ovviamente tutto il bene del mondo, per quello che hai lasciato nella vita di ciascuno di noi; visto che alla fin fine, senza dirlo mai, ci hai lasciato capire che sei diventato prete non per te, ma per noi.
M.Pen.
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