Ma i giovani, esattamente, dove dovrebbero andare?

banner bglobohomebig-33400.jpg
Care cittadine e cari cittadini, amministratrici e amministratori del nostro territorio, negli ultimi mesi si è parlato spesso della presenza dei giovani negli spazi pubblici del territorio. Quasi sempre, però, da un solo punto di vista. Abbiamo sentito il diritto e il dovere di scrivere questa lettera non per negare il disagio di chi non riesce a dormire e non per giustificare comportamenti irrispettosi, ma per raccontare anche l'altra parte della storia: quella di ragazze e ragazzi che molto spesso vengono descritti senza essere davvero ascoltati. Per questo abbiamo apprezzato che un gruppo di giovani di Missaglia abbia sollevato pubblicamente la questione. Quei ragazzi hanno fatto una cosa semplice, ma ancora troppo rara: hanno detto pubblicamente che cosa manca. Non hanno chiesto di poter disturbare liberamente. Hanno chiesto un posto dove incontrarsi e una risposta a una domanda elementare: se non possiamo stare qui, dove dovremmo andare? E il problema non riguarda solo Missaglia. Abbiamo letto dei rumori alla pump track di Brugarolo, della bambina spaventata dalle notti di rumore a Olgiate Molgora, degli striscioni 'Lomagna vietata ai giovani' e 'Ridateci i tamburi' e dei canestri rimossi al Parco Urano di Cernusco Lombardone. Sono episodi diversi e in alcuni casi ci sono stati comportamenti che vanno semplicemente condannati. Ma se ogni volta il racconto finisce con "i ragazzi fanno casino", perdiamo il pezzo più importante: perché lo stesso problema continua a ricomparire in paesi diversi? Sotto c'è un bisogno normalissimo: stare con gli altri. Nell'adolescenza gli amici sono una parte fondamentale della crescita e l'estate è proprio il momento in cui, finite la scuola e molte attività organizzate, aumenta il tempo libero. Non è strano che i ragazzi escano di più. Anzi, è quello che dovremmo voler vedere: giovani fuori casa, insieme, presenti nei loro paesi. Il problema è che spesso non sanno dove andare. Nei nostri paesi mancano luoghi pubblici, gratuiti e utilizzabili anche la sera. I bar costano. Gli oratori sono una risorsa preziosa, ma hanno orari, attività e una propria identità. E per chi non ha la patente spostarsi da un Comune all'altro, soprattutto la sera, può essere molto difficile. Alla fine ci si ritrova dove si può: una piazza, un parcheggio, un centro sportivo, una panchina. E spesso quel posto è sotto la finestra di qualcuno. L'assenza di segnalazioni non significa sempre che vada tutto bene, a volte racconta l'esatto contrario. Nei paesi più piccoli chi può spostarsi spesso va altrove, mentre chi non può farlo si adatta ai pochi luoghi disponibili. E anche quando uno spazio esiste, costi, orari o vincoli possono renderlo poco accessibile. Quando diminuiscono i posti in cui stare insieme, diminuiscono anche le occasioni per vedersi, fare amicizia e sentirsi parte di una comunità. Stare con gli altri aiuta anche a non sentirsi soli. E i numeri ci dicono che non possiamo dare questa socialità per scontata: nei dati Istat, tra i 14 e i 17 anni in Lombardia incontrarsi spesso con gli amici è diventato molto meno comune rispetto a dieci anni fa. Non stiamo dicendo che dipenda tutto dalla mancanza di spazi. Stiamo dicendo che, se i ragazzi si vedono meno, rendere ancora più difficile incontrarsi va nella direzione sbagliata.
LetteraGiovaniMeratese3.jpg (78 KB)
Socialità frequente dei 14-17enni lombardi, 2013-2024. Elaborazione su microdati Istat AVQ. Definizione dell'indicatore e metodo: nota metodologica.
E poi c'è una cosa che in queste storie si vede fin troppo bene: chi si lamenta riesce a farsi sentire subito, chi chiede uno spazio molto meno. Un adulto sa a chi scrivere, chi chiamare, può raccogliere firme, contattare il Comune, rivolgersi ai giornali o alle forze dell'ordine. Chi ha quindici o sedici anni, molto spesso, no. Così sui giornali arrivano subito il rumore, il degrado, la paura; molto meno spesso arriva la domanda che c'è dietro: dove possiamo stare? Non è colpa di chi segnala un disagio. Ma se ascoltiamo soprattutto chi ha più strumenti per farsi sentire, inevitabilmente finiamo per raccontare solo metà della storia. Anche sui soldi il divario è evidente. Secondo i dati Istat, nel 2023 nel nostro territorio la spesa dei Comuni è di circa 8,3 euro per residente tra 0 e 17 anni in un paniere di attività sociali, ricreative e di autonomia. La media lombarda è 16,4 euro: praticamente il doppio. Non è la spesa complessiva per le politiche giovanili, ma un confronto omogeneo su alcune opportunità rivolte ai minori.
LetteraGiovaniMeratese1.jpg (59 KB)
Spesa dei Comuni per opportunità sociali, ricreative e di autonomia, euro per residente 0-17, 2023. Elaborazione su IstatData, «Utenti e spesa - Ambiti territoriali sociali (ATS)». Definizione dell'indicatore e metodo: nota metodologica.

Questo non significa che sul territorio non si faccia nulla. Associazioni, consulte, gruppi giovanili e altre realtà locali organizzano già attività ed eventi. Ma spesso idee, spazi ed esperienze che funzionano in un paese restano sconosciuti in quello accanto, mentre ogni realtà prova a fare la propria parte con risorse limitate. Da soli, ogni realtà arriva fin dove arriva. Insieme si può fare molto di più. Prima di tutto chiediamo a tutti noi - cittadini, famiglie, giornali, associazioni e amministrazioni - di guardare il problema anche dal punto di vista dei giovani. Quando un gruppo di ragazzi sta in un parco e qualcuno si lamenta, è giusto ascoltare chi vive lì. Ma dovremmo chiederci anche perché quei ragazzi sono proprio lì, che alternative hanno e dove altro potrebbero andare. Se guardiamo solo al fastidio, vediamo metà del problema. Chiediamo poi di dare nuova forza al lavoro di rete che l’Ambito di Merate porta avanti attraverso le attività di Piazza l’Idea, aumentando la partecipazione di Consulte, associazioni, Comuni e giovani e facendo sì che questo confronto produca sempre più spesso impegni e risultati concreti. Chiediamo inoltre ai Comuni del territorio di impegnarsi pubblicamente ad aumentare in modo stabile e verificabile le risorse destinate alle politiche giovanili. Servono spazi pubblici di aggregazione: gratuiti, utilizzabili anche la sera e raggiungibili anche da chi non ha un'automobile o la patente. Dove esistono già spazi associativi, serve anche lavorare insieme alle realtà che li gestiscono per renderli più accessibili ai giovani, attraverso formule e orari pensati anche per loro. Serve inoltre più sostegno concreto agli eventi e alle iniziative pensate dai giovani per i giovani (che già esistono, ma troppo spesso faticano a trovare supporto). Non vogliamo zone franche senza regole. Il diritto al riposo dei residenti resta sacrosanto e chi usa uno spazio deve rispettare orari, pulizia, vicinato e beni comuni. Ma una comunità, prima ancora che un'amministrazione, ha anche il dovere di creare alternative reali prima di limitarsi a dire "qui no". Chiediamo quindi visibilità, ascolto e azioni concrete. Se continuiamo a lamentarci di dove stanno i giovani, dobbiamo assumerci la responsabilità di costruire luoghi in cui possano stare. Il riposo dei residenti è un diritto. Anche crescere, incontrarsi e sentirsi parte del proprio paese lo è. Come comunità, possiamo e dobbiamo garantire entrambi.
LetteraGiovaniMeratese.jpg (186 KB)
Una lettera collettiva delle realtà giovanili del meratese
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.