Airuno: la parrocchia saluta con affetto don Venanzio dopo 15 anni
Don Venanzio ha celebrato nella mattinata di domenica 27 settembre alle ore 11:00 la sua ultima messa nella parrocchia di Airuno, prima di partire per la sua prossima “missione” a Bollate.
La cerimonia, officiata assieme a don Ruggero, è stata l'occasione per il sacerdote di ringraziare la comunità che lo ha accolto e ha imparato a volergli bene per 15 anni, e la risposta non si è fatta attendere: molte le persone presenti in chiesa per ricambiare con un affetto il saluto di congedo.


Nell’omelia ha ricordato che “come uomini e anche come credenti siamo immersi in una realtà complessa e incerta, che sembra chiederci tante cose ma che poi ce ne dona poche. Anche nella realtà della chiesa ci sono tante richieste e tante situazioni dove sentiamo che ci si accorcia anche un po' il fiato e qualche volta in casa nostra diventa tutto un po' complicato e un po' confuso. Ma Gesù ci insegna che al di sopra di tutte queste cose domina una sola parola: amerai”.


La vita – ha proseguito don Venanzio - ci impone talvolta dei modelli e siamo immersi in una modernità che ci chiede tutto tranne che amare, che non chiede umanità. Umanità è il prossimo, è il più vicino, come dice il Vangelo”.
“Oggi celebriamo i nostri cari Santi patroni Cosma e Damiano che hanno vissuto un amore per Dio totale e assoluto e insieme l'amore per il prossimo, totale anch'esso. Infatti facevano del bene guarendo i malati senza chiedere nulla come compenso”.


Rivolgendosi alla comunità di Airuno il sacerdote ha detto: “Io devo solo esprimere il mio grazie, perché il Signore mi ha dato modo di amarlo amandovi, dando la mia disponibilità a tante richieste e a tante partecipazioni in questi 15 anni, che sono stati ricchi di tante belle cose. Ringrazio il decanato, la parrocchiale giovanile e tutte le associazioni che mi hanno accompagnato in questi anni, che sono state una nota costante, che mi hanno aiutato e insegnato tantissimo. Ringrazio don Ruggero per la sua grande pazienza nei miei confronti, quando ero preso o chiamato per questioni fuori dalla parrocchia e magari c’era bisogno ad Airuno. Ringrazio tutti i preti del decanato, le vostre care e preziose scuole missionarie, i laici, uomini e donne impegnati in parrocchia e in Oratorio e ringrazio non solo per le cose fatte insieme, ma soprattutto per la propria vita condivisa. Saluto e ringrazio anche il sindaco, l’amministrazione comunale e vorrei salutare e ringraziare anche gli ex sindaci Alessandro Milani e Adele Gatti. Con tutti ci sono sempre stati rapporti molto franchi e cordiali. Aizurro ha già avuto giovedì sera il suo momento di incontro e saluto, è stato molto bello, mi mancherà tanto il panorama aprendo la finestra la mattina ma molto di più mi mancheranno altre cose, come le persone”.


Nel corso della celebrazione ha rivolto i suoi saluti ufficiali a don Venanzio anche don Ruggero che ha ricordato che “dietro ogni evento c’è sempre una storia, c’è un prete che lascia una casa diventata familiare, una chiesa nella quale ci è entrato per anni, persone che ha visto crescere, famiglie che ha accompagnato nei momenti più belli e anche in quelli più duri. Ci sono battesimi, funerali, matrimoni, confessioni, riunioni, discussioni, magari anche incomprensioni e riconciliazioni, porte aperte a qualsiasi ora e telefonate arrivate quanto meno te l’aspettavi. E poi c’è questa comunità, che deve imparare a salutare”. “Non è sempre facile - ha proseguito don Ruggero - ci si affeziona quando un prete resta a lungo in una parrocchia, inevitabilmente una parte della sua vita si intreccia con quella della gente, e la vita della gente si intreccia con la sua. Ora andrai a Bollate e sai che un prete che arriva in una nuova comunità non riceva soltanto una parrocchia, gli viene affidato un popolo, allo stesso tempo una comunità non accoglie solamente un prete, ma riceve un uomo con la sua storia, il suo carattere, la sua formazione, le sue fragilità e i suoi doni. Nella tua nuova missione ci saranno giorni in cui vedrai i frutti evidenti della tua opera, e altri nei quali avrai l’impressione di avere seminato inutilmente. Ci saranno stagioni luminose e passaggi più difficili: forse proprio allora sarà necessario tornare alla sorgente, il giorno in cui hai detto il tuo “sì”. Non farlo per nostalgia, ma fallo per memoria. Forse la cosa più bella che può fare un prete quando entra in una nuova comunità è non avete fretta di cambiare: prima dovrai conoscerla, poi dovrai amarla, come hai fatto qui, e soltanto dopo insieme agli altri preti, provare a capire quale strada percorrere.


Così come la cosa più bella che ho imparato a fare quando arriva un nuovo prete non è aspettare di vedere come sarà, ma di accompagnarlo, pregare per lui, permettergli di essere pastore senza pretendere che diventi la copia di chi lo ha preceduto. Ti auguro che la tua nuova comunità- ha chiosato don Ruggero- faccia questo per te, noi comunque ti accompagniamo con la nostra preghiera. Buon cammino don Venanzio”.
La cerimonia, officiata assieme a don Ruggero, è stata l'occasione per il sacerdote di ringraziare la comunità che lo ha accolto e ha imparato a volergli bene per 15 anni, e la risposta non si è fatta attendere: molte le persone presenti in chiesa per ricambiare con un affetto il saluto di congedo.


Nell’omelia ha ricordato che “come uomini e anche come credenti siamo immersi in una realtà complessa e incerta, che sembra chiederci tante cose ma che poi ce ne dona poche. Anche nella realtà della chiesa ci sono tante richieste e tante situazioni dove sentiamo che ci si accorcia anche un po' il fiato e qualche volta in casa nostra diventa tutto un po' complicato e un po' confuso. Ma Gesù ci insegna che al di sopra di tutte queste cose domina una sola parola: amerai”.


La vita – ha proseguito don Venanzio - ci impone talvolta dei modelli e siamo immersi in una modernità che ci chiede tutto tranne che amare, che non chiede umanità. Umanità è il prossimo, è il più vicino, come dice il Vangelo”.
“Oggi celebriamo i nostri cari Santi patroni Cosma e Damiano che hanno vissuto un amore per Dio totale e assoluto e insieme l'amore per il prossimo, totale anch'esso. Infatti facevano del bene guarendo i malati senza chiedere nulla come compenso”.


Rivolgendosi alla comunità di Airuno il sacerdote ha detto: “Io devo solo esprimere il mio grazie, perché il Signore mi ha dato modo di amarlo amandovi, dando la mia disponibilità a tante richieste e a tante partecipazioni in questi 15 anni, che sono stati ricchi di tante belle cose. Ringrazio il decanato, la parrocchiale giovanile e tutte le associazioni che mi hanno accompagnato in questi anni, che sono state una nota costante, che mi hanno aiutato e insegnato tantissimo. Ringrazio don Ruggero per la sua grande pazienza nei miei confronti, quando ero preso o chiamato per questioni fuori dalla parrocchia e magari c’era bisogno ad Airuno. Ringrazio tutti i preti del decanato, le vostre care e preziose scuole missionarie, i laici, uomini e donne impegnati in parrocchia e in Oratorio e ringrazio non solo per le cose fatte insieme, ma soprattutto per la propria vita condivisa. Saluto e ringrazio anche il sindaco, l’amministrazione comunale e vorrei salutare e ringraziare anche gli ex sindaci Alessandro Milani e Adele Gatti. Con tutti ci sono sempre stati rapporti molto franchi e cordiali. Aizurro ha già avuto giovedì sera il suo momento di incontro e saluto, è stato molto bello, mi mancherà tanto il panorama aprendo la finestra la mattina ma molto di più mi mancheranno altre cose, come le persone”.

Don Venanzio e don Ruggero

Nel corso della celebrazione ha rivolto i suoi saluti ufficiali a don Venanzio anche don Ruggero che ha ricordato che “dietro ogni evento c’è sempre una storia, c’è un prete che lascia una casa diventata familiare, una chiesa nella quale ci è entrato per anni, persone che ha visto crescere, famiglie che ha accompagnato nei momenti più belli e anche in quelli più duri. Ci sono battesimi, funerali, matrimoni, confessioni, riunioni, discussioni, magari anche incomprensioni e riconciliazioni, porte aperte a qualsiasi ora e telefonate arrivate quanto meno te l’aspettavi. E poi c’è questa comunità, che deve imparare a salutare”. “Non è sempre facile - ha proseguito don Ruggero - ci si affeziona quando un prete resta a lungo in una parrocchia, inevitabilmente una parte della sua vita si intreccia con quella della gente, e la vita della gente si intreccia con la sua. Ora andrai a Bollate e sai che un prete che arriva in una nuova comunità non riceva soltanto una parrocchia, gli viene affidato un popolo, allo stesso tempo una comunità non accoglie solamente un prete, ma riceve un uomo con la sua storia, il suo carattere, la sua formazione, le sue fragilità e i suoi doni. Nella tua nuova missione ci saranno giorni in cui vedrai i frutti evidenti della tua opera, e altri nei quali avrai l’impressione di avere seminato inutilmente. Ci saranno stagioni luminose e passaggi più difficili: forse proprio allora sarà necessario tornare alla sorgente, il giorno in cui hai detto il tuo “sì”. Non farlo per nostalgia, ma fallo per memoria. Forse la cosa più bella che può fare un prete quando entra in una nuova comunità è non avete fretta di cambiare: prima dovrai conoscerla, poi dovrai amarla, come hai fatto qui, e soltanto dopo insieme agli altri preti, provare a capire quale strada percorrere.


Con l'ex sindaco Adele Gatti
Così come la cosa più bella che ho imparato a fare quando arriva un nuovo prete non è aspettare di vedere come sarà, ma di accompagnarlo, pregare per lui, permettergli di essere pastore senza pretendere che diventi la copia di chi lo ha preceduto. Ti auguro che la tua nuova comunità- ha chiosato don Ruggero- faccia questo per te, noi comunque ti accompagniamo con la nostra preghiera. Buon cammino don Venanzio”.
T.C.
























