Bamp: da Matteo Muratore una lezione di vita e di sport
Né “eroi”, né “poverini”.
In queste poche parole si condensa il messaggio che l’atleta paralimpico ex campione del mondo Mattia Muratore ha provato, raggiungendo l’obiettivo, a far passare nell’incontro con i genitori e la cittadinanza venerdì pomeriggio presso la palestra comunale di Pagnano.
L’incontro, inserito nel programma di “Merate per lo Sport”, era stato organizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la Bamp (Biblioteca Alfonso Mandelli Pagnano).
A introdurlo l’assessore Gianpiero Airoldi, che ha voluto sottolineare come la manifestazione abbia inteso presentare ai cittadini le attività sportive ad ampio raggio, anche grazie al coinvolgimento delle società sportive del territorio. Ha inoltre ricordato che sabato 26 la manifestazione si conclude con la presentazione delle associazioni sportive meratesi e con la premiazione dei campioni sportivi di Merate in piazza Prinetti.

Dal canto suo la volontaria della Bamp, Sara Pennati, ha ricordato come l’iniziativa di venerdì, che ha visto due momenti molto significativi - uno al mattino con gli alunni di alcune classi delle primarie, e l’altro al pomeriggio per gli adulti e gli adolescenti - siano stati resi possibili grazie alla collaborazione con l’Amministrazione comunale e nell’ambito di un progetto sostenuto da Regione Lombardia e promosso da Retesalute insieme alla cooperativa sociale La vecchia Quercia e ad altre realtà del territorio.
Dopo i saluti iniziali per due ore Mattia Muratore, che oltre ad essere atleta è anche scrittore essendo autore del libro Sono nato così, ma non ditelo in giro, ha coinvolto i partecipanti con una serie di riflessioni ma anche esempi pratici che dimostrano quanto la nostra società sia ancora arretrata rispetto alla disabilità.
Una società che pretende da tutti un corpo perfetto e che quindi vede il disabile come una persona “con qualcosa in meno”.
Muratore ha più volte fatto riferimento all’espressione “inspiration porn”, ovvero il processo di oggettivizzazione del disabile per farlo diventare fonte di ispirazione non tanto per i traguardi raggiunti ma per il fatto di riuscire a ottenere dei risultati nonostante la disabilità.
“Se ci riesce lui ce la posso fare anch’io”: così l’oggettivizzazione va a beneficio non della persona con disabilità, ma di chi utilizza questo processo per il proprio benessere.
“Come conseguenza di ciò”, ha poi affermato, “le cose normali della vita, se fatte da un disabile, assumono un connotato di straordinarietà e questo può creare fastidio”.

L’atleta ha anche ricordato come trenta o quarant’anni fa le persone con disabilità fossero recluse in casa, mentre con la sua generazione hanno cominciato ad avere una vita sociale.
“Nonostante ciò”, ha insistito, “la nostra società non è ancora pronta, perché qualsiasi cosa per noi richiede di fare salti mortali e non è giusto che dobbiamo affidarci al buon cuore degli altri per ottenerla”.
Muratore ha portato anche esempi concreti di problematiche che rendono la vita dei disabili più complicata e più costosa, come la necessità di avere auto più spaziose per spostarsi o di non potersi accontentare di un ostello per le vacanze.
Ha poi raccontato un episodio che gli è capitato quando, essendo andato fuori a cena con moglie e amici, è rimasto bloccato su una pedana trasportatrice.
“Nessuno era in grado di sbloccarla”, ha riferito, “e quando è stato chiamato il proprietario è arrivato con fare scocciato e si è rivolto a tutti tranne che a me. Questo cosa significa? Che evidentemente mi considerava un essere inferiore”.
L’episodio ha avuto fortunatamente un epilogo favorevole quando sono stati chiamati i vigili del fuoco che, a differenza del titolare, si sono rivolti a lui direttamente chiedendogli che cosa avrebbero potuto fare per aiutarlo.

Un altro stereotipo che ha segnalato è stato quello dell’infantilizzazione, ovvero quando le persone si rivolgono ai disabili adulti trattandoli come se fossero dei bambini.
“Non stancarti troppo”, gli può capitare di sentirsi dire, nonostante sia un adulto e per di più uno sportivo.
La sua critica si è rivolta anche verso i mezzi di comunicazione.
Nello specifico ha citato il ricordo di Sammy Basso, biologo e ricercatore affetto da progeria scomparso nel 2024, durante il Festival di Sanremo 2025.
“Un ricordo focalizzato sul suo corpo, anziché sulla sua anima”, ha sottolineato Muratore, rievocando come Jovanotti avesse detto che “pesava come una mela”.
Molto diversa la mattinata trascorsa con i ragazzi delle classi quarte e quinte di Montello, Pagnano e Sartirana.
L’atleta si è presentato con la sua squadra di Powerchair hockey, gli Sharks Monza, con cui si è esibito in dimostrazioni pratiche dello sport paralimpico.
I 200 bambini presenti si sono mostrati molto interessati e curiosi, mettendosi in fila per poter ottenere l’autografo degli atleti.
In queste poche parole si condensa il messaggio che l’atleta paralimpico ex campione del mondo Mattia Muratore ha provato, raggiungendo l’obiettivo, a far passare nell’incontro con i genitori e la cittadinanza venerdì pomeriggio presso la palestra comunale di Pagnano.
L’incontro, inserito nel programma di “Merate per lo Sport”, era stato organizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la Bamp (Biblioteca Alfonso Mandelli Pagnano).
A introdurlo l’assessore Gianpiero Airoldi, che ha voluto sottolineare come la manifestazione abbia inteso presentare ai cittadini le attività sportive ad ampio raggio, anche grazie al coinvolgimento delle società sportive del territorio. Ha inoltre ricordato che sabato 26 la manifestazione si conclude con la presentazione delle associazioni sportive meratesi e con la premiazione dei campioni sportivi di Merate in piazza Prinetti.

Dal canto suo la volontaria della Bamp, Sara Pennati, ha ricordato come l’iniziativa di venerdì, che ha visto due momenti molto significativi - uno al mattino con gli alunni di alcune classi delle primarie, e l’altro al pomeriggio per gli adulti e gli adolescenti - siano stati resi possibili grazie alla collaborazione con l’Amministrazione comunale e nell’ambito di un progetto sostenuto da Regione Lombardia e promosso da Retesalute insieme alla cooperativa sociale La vecchia Quercia e ad altre realtà del territorio.
Dopo i saluti iniziali per due ore Mattia Muratore, che oltre ad essere atleta è anche scrittore essendo autore del libro Sono nato così, ma non ditelo in giro, ha coinvolto i partecipanti con una serie di riflessioni ma anche esempi pratici che dimostrano quanto la nostra società sia ancora arretrata rispetto alla disabilità.
Una società che pretende da tutti un corpo perfetto e che quindi vede il disabile come una persona “con qualcosa in meno”.
Muratore ha più volte fatto riferimento all’espressione “inspiration porn”, ovvero il processo di oggettivizzazione del disabile per farlo diventare fonte di ispirazione non tanto per i traguardi raggiunti ma per il fatto di riuscire a ottenere dei risultati nonostante la disabilità.
“Se ci riesce lui ce la posso fare anch’io”: così l’oggettivizzazione va a beneficio non della persona con disabilità, ma di chi utilizza questo processo per il proprio benessere.
“Come conseguenza di ciò”, ha poi affermato, “le cose normali della vita, se fatte da un disabile, assumono un connotato di straordinarietà e questo può creare fastidio”.

L’atleta ha anche ricordato come trenta o quarant’anni fa le persone con disabilità fossero recluse in casa, mentre con la sua generazione hanno cominciato ad avere una vita sociale.
“Nonostante ciò”, ha insistito, “la nostra società non è ancora pronta, perché qualsiasi cosa per noi richiede di fare salti mortali e non è giusto che dobbiamo affidarci al buon cuore degli altri per ottenerla”.
Muratore ha portato anche esempi concreti di problematiche che rendono la vita dei disabili più complicata e più costosa, come la necessità di avere auto più spaziose per spostarsi o di non potersi accontentare di un ostello per le vacanze.
Ha poi raccontato un episodio che gli è capitato quando, essendo andato fuori a cena con moglie e amici, è rimasto bloccato su una pedana trasportatrice.
“Nessuno era in grado di sbloccarla”, ha riferito, “e quando è stato chiamato il proprietario è arrivato con fare scocciato e si è rivolto a tutti tranne che a me. Questo cosa significa? Che evidentemente mi considerava un essere inferiore”.
L’episodio ha avuto fortunatamente un epilogo favorevole quando sono stati chiamati i vigili del fuoco che, a differenza del titolare, si sono rivolti a lui direttamente chiedendogli che cosa avrebbero potuto fare per aiutarlo.

Un altro stereotipo che ha segnalato è stato quello dell’infantilizzazione, ovvero quando le persone si rivolgono ai disabili adulti trattandoli come se fossero dei bambini.
“Non stancarti troppo”, gli può capitare di sentirsi dire, nonostante sia un adulto e per di più uno sportivo.
La sua critica si è rivolta anche verso i mezzi di comunicazione.
Nello specifico ha citato il ricordo di Sammy Basso, biologo e ricercatore affetto da progeria scomparso nel 2024, durante il Festival di Sanremo 2025.
“Un ricordo focalizzato sul suo corpo, anziché sulla sua anima”, ha sottolineato Muratore, rievocando come Jovanotti avesse detto che “pesava come una mela”.
Molto diversa la mattinata trascorsa con i ragazzi delle classi quarte e quinte di Montello, Pagnano e Sartirana.
L’atleta si è presentato con la sua squadra di Powerchair hockey, gli Sharks Monza, con cui si è esibito in dimostrazioni pratiche dello sport paralimpico.
I 200 bambini presenti si sono mostrati molto interessati e curiosi, mettendosi in fila per poter ottenere l’autografo degli atleti.
A.Vi.
























