Riflessione sull’intervento del generale Vannacci a Cernobbio
Ho risentito con calma l’intervento che il generale Vannacci ha esposto nel faccia a faccia con il senatore a vita Monti, tenutosi al Forum Ambrosetti di Cernobbio il 5 settembre 2026.
Il tema su cui verteva l’incontro riguardava "Il futuro dell’Europa" e nel passaggio introduttivo queste sono state le parole del generale Vannacci «…che sia un futuro migliore per tutti, sicuramente per le imprese, sicuramente per l’industria, ma anche per i cittadini, che oltre al benessere economico devono vivere in un ambiente sicuro e sereno per le famiglie e per tutti i lavoratori; ama il prossimo tuo come te stesso, diceva il Signore e il mio prossimo sono la mia famiglia, i miei amici, e sicuramente gli italiani, questi sono il mio prossimo…».
Ritengo interessante andare a verificare la risposta che Gesù diede a chi gli chiedeva "chi è il mio prossimo?".
Leggiamo nel Vangelo di Luca al capitolo 10 «Un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese "e chi è il mio prossimo?". Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?". Quello rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' così".».
Gesù, quindi, non circoscrive il mio prossimo a questa o quella categoria di persone, ma afferma che il mio prossimo è colui del quale io mi prendo cura.
È molto diversa questa definizione rispetto a quella del generale Vannacci, che identifica il mio prossimo in alcune categorie precise e circoscritte, mentre per Gesù possono essere tutte le persone che incontro, nella misura in cui mi interesso di loro.
È un capovolgimento di prospettiva, per Gesù sono io chiamato a farmi prossimo.
Questa conclusione ci fa capire che il Vangelo o i simboli religiosi possono essere utilizzati per fini politici o di propaganda, travisandone il messaggio: la dinamica è semplice, si parte da una citazione esatta del Vangelo e si giunge a una conclusione falsa e menzognera, che però serve per giustificare l’agire/pensiero politico.
È dunque necessario sempre, ma particolarmente in ambito politico, prestare attenzione e verificare con senso critico quello che ci viene propinato come verità, mentre potrebbe essere distorsione o falsificazione della stessa.
La Valletta Brianza, 18 settembre 2026
Il tema su cui verteva l’incontro riguardava "Il futuro dell’Europa" e nel passaggio introduttivo queste sono state le parole del generale Vannacci «…che sia un futuro migliore per tutti, sicuramente per le imprese, sicuramente per l’industria, ma anche per i cittadini, che oltre al benessere economico devono vivere in un ambiente sicuro e sereno per le famiglie e per tutti i lavoratori; ama il prossimo tuo come te stesso, diceva il Signore e il mio prossimo sono la mia famiglia, i miei amici, e sicuramente gli italiani, questi sono il mio prossimo…».
Ritengo interessante andare a verificare la risposta che Gesù diede a chi gli chiedeva "chi è il mio prossimo?".
Leggiamo nel Vangelo di Luca al capitolo 10 «Un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese "e chi è il mio prossimo?". Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?". Quello rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' così".».
Gesù, quindi, non circoscrive il mio prossimo a questa o quella categoria di persone, ma afferma che il mio prossimo è colui del quale io mi prendo cura.
È molto diversa questa definizione rispetto a quella del generale Vannacci, che identifica il mio prossimo in alcune categorie precise e circoscritte, mentre per Gesù possono essere tutte le persone che incontro, nella misura in cui mi interesso di loro.
È un capovolgimento di prospettiva, per Gesù sono io chiamato a farmi prossimo.
Questa conclusione ci fa capire che il Vangelo o i simboli religiosi possono essere utilizzati per fini politici o di propaganda, travisandone il messaggio: la dinamica è semplice, si parte da una citazione esatta del Vangelo e si giunge a una conclusione falsa e menzognera, che però serve per giustificare l’agire/pensiero politico.
È dunque necessario sempre, ma particolarmente in ambito politico, prestare attenzione e verificare con senso critico quello che ci viene propinato come verità, mentre potrebbe essere distorsione o falsificazione della stessa.
La Valletta Brianza, 18 settembre 2026
Marialuisa Crippa

























