Imbersago: le relique di don Bosco al Santuario

Domenica 13 settembre la comunità di fedeli del Santuario ha accolto con grande emozione le reliquie di San Giovanni Bosco, figura simbolo dell'educazione giovanile e apostolo instancabile delle nuove generazioni. L'evento ha visto la partecipazione di numerosi fedeli che si sono uniti per rendere omaggio al santo torinese, la cui vita rimane un modello perenne di fede vissuta e di accompagnamento educativo basato sull'amore.
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Accolte inizialmente presso la sala delle confessioni, le reliquie sono state poi condotte in una solenne processione all'interno della Chiesa. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da padre Giulio, che ha aperto la liturgia richiamando la necessità di riconoscere le fragilità umane nel cammino verso la santità: "Il nostro percorso è talvolta ostacolato dai nostri peccati, ed è per questo che chiediamo umilmente perdono al Signore". La funzione ha visto poi la proclamazione della lettura del profeta Isaia e del passo del Vangelo incentrato sull'interrogativo cruciale rivolto da Gesù ai suoi discepoli.

Durante una profonda e articolata omelia, padre Giulio si è soffermato sul significato della domanda evangelica: "Ma voi chi dite che io sia?", la quale interpella direttamente la coscienza di ogni credente. Il celebrante ha ricordato come la risposta di Pietro – "Tu sei il Cristo" – fosse una professione di fede genuina, ma non ancora del tutto consapevole del vero volto del Messia, immaginato allora come un liberatore potente e non come un Salvatore umile, pronto a vincere attraverso il sacrificio della croce.

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Proseguendo nella riflessione, padre Giulio ha evidenziato come da duemila anni questo interrogativo interpelli ogni uomo e donna, chiedendo quale sia la reale conoscenza che ciascuno possiede di Cristo: "In un'epoca di forte analfabetismo religioso, è fondamentale riscoprire una duplice conoscenza: quella teologica, appresa con il catechismo e l'insegnamento della Chiesa, e quella concreta della vita quotidiana". Il celebrante ha infatti sottolineato come l'incontro con Cristo non possa esaurirsi nel momento della Messa, ma debba trasformarsi in una presenza viva ventiquattr'ore su ventiquattro, capace di guidare sentimenti, affetti e scelte secondo l'insegnamento dell'Apostolo Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".
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Padre Giulio Binaghi
Il ricordo finale è stato dedicato all'eredità educativa di don Bosco, che ai suoi ragazzi era solito promettere "pane e Paradiso", ovvero la dignità del lavoro per guadagnarsi da vivere e la prospettiva della vita eterna nella comunione con Dio. Il Rettore ha infine concluso ricordando come nella società contemporanea si rischi spesso di rincorrere unicamente il pane dimenticando il Paradiso, laddove servono invece entrambi per dare pieno compimento e senso all'esistenza.
G.Lu.
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