Merate, materna di viale Verdi: come affrontare complesse sfide socio-gestionali cambiando mobili e citando acronimi

A leggere la narrazione trionfale dell’Amministrazione, pare proprio che a Viale Verdi non abbiano semplicemente rinnovato una scuola, ma inaugurato una succursale del MIT per l'infanzia. Un miracolo da 200mila euro dove l’integrazione sociale si risolve come in un catalogo IKEA: basta un tavolo modulare, due acronimi inglesi (learning by doing, metodo DADA) e i complessi nodi della didattica e della mediazione linguistica evaporano come gocce su un piano a induzione.
Sotto questa liturgia pedagogica e il luccichio dei mobili nuovi, si cela la classica strategia che conosco bene: usare l'orrendo burocratese pedagogico che riesce a trasformare un problema d'immigrazione e di edilizia scolastica in un’epopea d'innovazione metodologica.
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Quattro rilievi:
- La santificazione del restyling: Spendere 200mila euro per rinnovare locali e arredi viene dipinto quasi come un'apparizione della Divina Provvidenza. Se ridipingi i muri e compri dei banchi nuovi, non hai semplicemente ristrutturato un immobile: hai "accompagnato il grande lavoro di ripensamento didattico". D'ora in poi, quando imbiancherai casa, ricordati che stai attuando una "riorganizzazione esperienziale del vissuto domestico".
- L'effetto supercazzola dell'inglese pedagogico: La scuola ha un'alta concentrazione di bambini stranieri e servono strumenti per fare integrazione? La risposta dell'amministrazione è tirare fuori la didattica "attiva", quella "laboratoriale", il "learning by doing" e persino il metodo DADA (Didattica per Ambienti di Apprendimento). Praticamente, anziché dire che i bambini giocano con i blocchi e disegnano nei laboratori per imparare la lingua, si trasforma la normale attività scolastica in una convenzione con la NASA.
- Arredi flessibili contro i problemi reali: Di fronte alla preoccupazione dei genitori sulle difficoltà linguistiche o sulla distribuzione degli iscritti, l'Amministrazione rassicura tutti sfoderando "ambienti modulari". Il messaggio implicito sembra essere: "Tranquilli, l'integrazione è garantita perché le sedie hanno le ruote ed entra la luce naturale".
- L'arte dell'evitamento burocratico: Il comunicato polemizza contro l'etichetta del "ghetto", ma evita accuratamente di affrontare il nodo centrale sollevato dal dibattito: i numeri e la reale distribuzione delle iscrizioni tra i vari plessi. La strategia è classica: spostare il focus dalla composizione delle classi alla bontà del progetto laboratoriale. Invece di spiegare come intenda bilanciare le presenze sul territorio, la giunta preferisce spiegare quanto siano flessibili i nuovi armadietti.

Insomma, un capolavoro di retorica politica: quando la realtà ti mette davanti a complesse sfide sociali o gestionali, non ti preoccupare, basta cambiare i mobili, citare un paio di acronimi inglesi e dichiarare che il gioco è diventato "laboratorio esperienziale".
Insegnante per 43 anni, amministratore comunale di un paese di 18mila abitanti 
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