Merate, “Giusti nello sport”: in mostra 14 atleti illustri. Al via i gruppi di cammino
Erano in tanti domenica mattina, domenica, per la camminata “Dalla torre al lago” nell’ambito del programma di Merate per lo Sport.
Il ritrovo, alle 9,30 davanti al municipio dove era stato allestito il gazebo, è stata anche l’occasione per inaugurare ufficialmente la mostra “Giusti nello sport”, allestita nell’atrio della sede del Comune.

“Siete tantissimi, complimenti”: così il sindaco Mattia Salvioni ha salutato i convenuti alla camminata. “I Gruppi di cammino sono un emblema dei valori positivi, importanti in un contesto generale che purtroppo è invece sempre più negativo. Grazie a voi queste iniziative si stanno attivando anche in alcuni comuni del circondario”.
Dopo i ringraziamenti dell’assessore Gianpiero Airoldi, che ha ricordato come da lunedì, l’attività del gruppo meratese riprenderà regolarmente con appuntamento alle 9,30 presso il Centro anziani, è toccato all’assessora e vicesindaca Valeria Marinari illustrare i contenuti dell’esposizione.

“La mostra realizzata dalla fondazione Gariwo presenta le storie di quattordici giusti che si sono trovati a fare una scelta tra il bene e il male”, ha dichiarato Marinari. “Alcuni, come gli atleti delle olimpiadi di Città del Messico, hanno avuto a disposizione pochi minuti; altri, come Gino Bartali, l’hanno fatto con un impegno continuativo. Tutti si sono trovati di fronte in determinate circostanze a dover rispondere alla domanda ‘che cosa posso fare io?’, una domanda che anche noi a volte ci poniamo e a cui può sembrare non esista una risposta.”
La mostra si inserisce in un percorso più ampio portato avanti in collaborazione con la Tavola della Pace per realizzare Giardini dei Giusti sul territorio del Meratese.
In città il Giardino sarà realizzato in uno spazio a lato del cannocchiale nel parco Belgiojoso e le figure che saranno ricordate verranno decise nell’ambito di un percorso che coinvolgerà gli istituti scolastici.
I pannelli sono fruibili anche tramite audioguida scaricabile con qr code e saranno visibili fino al 16 settembre durante gli orari di apertura del municipio.
Attraverso i pannelli si ripercorrono storie note, come quella delle olimpiadi del 1968 di Città del Messico quando durante la premiazione dei 200 metri gli atleti vincitori dell’oro e del bronzo, Tommie Smith e John Carlos, alzarono il pugno guantato in segno di protesta contro la discriminazione e le ingiustizie razziali, mentre l’argento Peter Norman indossava una coccarda per i diritti umani. O come quella della nuotatrice siriana Yusra Mardini, che nel 2015 fuggì dal paese con la sorella Sarah, ma il gommone su cui viaggiavano si ribaltò e le due sorelle salvarono decine di naufraghi da morte certa.
Ma molte sono anche le figure e gli episodi meno conosciuti: il polacco Bronislaw Czech sciatore di livello mondiale, dopo l’invasione nazista aiutò molte persone a fuggire e a causa di ciò venne arrestato e internato ad Auschwitz; il tedesco Harry Seidel, ciclista di grande successo della Germania est aiutò oltre 100 persone a fuggire oltre il muro; Emil e Dana Zatopek, cecoslovacchi, maratoneta e campionessa di giavellotto, pagarono un prezzo altissimo per aver partecipato nel 1968 alla primavera di Praga; Billie Jean King, tennista statunitense considerata tra le migliori della storia si battè per la parità di genere fondando la Women’s tennis association; Sadaf Khadem, boxeur iraniana, ha sfidato il regime oppressivo di Teheran opponendosi ai soprusi e alle discriminazioni contro il genere femminile; Artur Ashe, tennista afroamericano, è noto per le sue battaglie anti-apartheid; Khalida Popal, calciatrice e allenatrice afghana, ha salvato la vita di 300 persone aiutandole a fuggire dopo il ritorno dei talebani.

L’Italia è rappresentata dal leggendario ciclista Gino Bartali che tra il 1943 e il 1945 rischiò la vita per proteggere gli ebrei perseguitati dai nazisti salvandone oltre 800; da Ettore Castiglioni, guida alpina, che durante la seconda guerra mondiale portò in salvo ebrei e perseguitati politici attraverso i valichi; da Antonio Maglio, medico specializzato nella cura dei mielolesi, che introdusse le persone con disabilità alle pratiche sportive; da Ferdinando Valletti, calciatore del Milan, che arrestato nel 1944 per aver aderito allo sciopero generale contro l’occupazione nazifascista fu deportato a Mauthausen dove utilizzò il suo talento per aiutare molti compagni di prigionia.
Non è italiano ma fu allenatore dell’Inter e del Bologna Arpad Weisz, ebreo-ungherese: rivoluzionò il calcio introducendo metodi innovativi e una visione basata sulla disciplina, la tecnica e il rispetto dell’essere umano; costretto all’esilio dalle leggi razziali venne deportato ad Auschwitz dove morì.
In concomitanza con la mostra e per diffondere i messaggi che vuole trasmettere si sta pensando di realizzare dei flash mob, in collaborazione con la Tavola della pace, le cui date verranno comunicate in seguito.
Il ritrovo, alle 9,30 davanti al municipio dove era stato allestito il gazebo, è stata anche l’occasione per inaugurare ufficialmente la mostra “Giusti nello sport”, allestita nell’atrio della sede del Comune.

“Siete tantissimi, complimenti”: così il sindaco Mattia Salvioni ha salutato i convenuti alla camminata. “I Gruppi di cammino sono un emblema dei valori positivi, importanti in un contesto generale che purtroppo è invece sempre più negativo. Grazie a voi queste iniziative si stanno attivando anche in alcuni comuni del circondario”.
Dopo i ringraziamenti dell’assessore Gianpiero Airoldi, che ha ricordato come da lunedì, l’attività del gruppo meratese riprenderà regolarmente con appuntamento alle 9,30 presso il Centro anziani, è toccato all’assessora e vicesindaca Valeria Marinari illustrare i contenuti dell’esposizione.

“La mostra realizzata dalla fondazione Gariwo presenta le storie di quattordici giusti che si sono trovati a fare una scelta tra il bene e il male”, ha dichiarato Marinari. “Alcuni, come gli atleti delle olimpiadi di Città del Messico, hanno avuto a disposizione pochi minuti; altri, come Gino Bartali, l’hanno fatto con un impegno continuativo. Tutti si sono trovati di fronte in determinate circostanze a dover rispondere alla domanda ‘che cosa posso fare io?’, una domanda che anche noi a volte ci poniamo e a cui può sembrare non esista una risposta.”
La mostra si inserisce in un percorso più ampio portato avanti in collaborazione con la Tavola della Pace per realizzare Giardini dei Giusti sul territorio del Meratese.
In città il Giardino sarà realizzato in uno spazio a lato del cannocchiale nel parco Belgiojoso e le figure che saranno ricordate verranno decise nell’ambito di un percorso che coinvolgerà gli istituti scolastici.
I pannelli sono fruibili anche tramite audioguida scaricabile con qr code e saranno visibili fino al 16 settembre durante gli orari di apertura del municipio.
Attraverso i pannelli si ripercorrono storie note, come quella delle olimpiadi del 1968 di Città del Messico quando durante la premiazione dei 200 metri gli atleti vincitori dell’oro e del bronzo, Tommie Smith e John Carlos, alzarono il pugno guantato in segno di protesta contro la discriminazione e le ingiustizie razziali, mentre l’argento Peter Norman indossava una coccarda per i diritti umani. O come quella della nuotatrice siriana Yusra Mardini, che nel 2015 fuggì dal paese con la sorella Sarah, ma il gommone su cui viaggiavano si ribaltò e le due sorelle salvarono decine di naufraghi da morte certa.
Ma molte sono anche le figure e gli episodi meno conosciuti: il polacco Bronislaw Czech sciatore di livello mondiale, dopo l’invasione nazista aiutò molte persone a fuggire e a causa di ciò venne arrestato e internato ad Auschwitz; il tedesco Harry Seidel, ciclista di grande successo della Germania est aiutò oltre 100 persone a fuggire oltre il muro; Emil e Dana Zatopek, cecoslovacchi, maratoneta e campionessa di giavellotto, pagarono un prezzo altissimo per aver partecipato nel 1968 alla primavera di Praga; Billie Jean King, tennista statunitense considerata tra le migliori della storia si battè per la parità di genere fondando la Women’s tennis association; Sadaf Khadem, boxeur iraniana, ha sfidato il regime oppressivo di Teheran opponendosi ai soprusi e alle discriminazioni contro il genere femminile; Artur Ashe, tennista afroamericano, è noto per le sue battaglie anti-apartheid; Khalida Popal, calciatrice e allenatrice afghana, ha salvato la vita di 300 persone aiutandole a fuggire dopo il ritorno dei talebani.

L’Italia è rappresentata dal leggendario ciclista Gino Bartali che tra il 1943 e il 1945 rischiò la vita per proteggere gli ebrei perseguitati dai nazisti salvandone oltre 800; da Ettore Castiglioni, guida alpina, che durante la seconda guerra mondiale portò in salvo ebrei e perseguitati politici attraverso i valichi; da Antonio Maglio, medico specializzato nella cura dei mielolesi, che introdusse le persone con disabilità alle pratiche sportive; da Ferdinando Valletti, calciatore del Milan, che arrestato nel 1944 per aver aderito allo sciopero generale contro l’occupazione nazifascista fu deportato a Mauthausen dove utilizzò il suo talento per aiutare molti compagni di prigionia.
Non è italiano ma fu allenatore dell’Inter e del Bologna Arpad Weisz, ebreo-ungherese: rivoluzionò il calcio introducendo metodi innovativi e una visione basata sulla disciplina, la tecnica e il rispetto dell’essere umano; costretto all’esilio dalle leggi razziali venne deportato ad Auschwitz dove morì.
In concomitanza con la mostra e per diffondere i messaggi che vuole trasmettere si sta pensando di realizzare dei flash mob, in collaborazione con la Tavola della pace, le cui date verranno comunicate in seguito.
A.Vi.
























