Rino Barbieri: ambulanti e negozianti in crisi, troppi concorrenti, ipermercati e abusivi

Una carriera ultradecennale come presidente della Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti), prima a Como e poi a Lecco, fa di Rino Barbieri un personaggio che merita di essere conosciuto.
Anche perché non ha esitato a dimettersi da una carica prestigiosa quando nel 2024 è venuta meno la sintonia con Confcommercio, la sua associazione di riferimento, da cui non si sentiva supportato nelle sue battaglie contro l’abusivismo.
Il mondo del commercio, e non solo quello ambulante, per lui non ha segreti.
Avendolo frequentato e indagato con partecipazione umana e da una posizione privilegiata dovuta al ruolo che ricopriva, lo conosce in ogni sua piega.
Ecco perché la sua voce merita di essere ascoltata.
Barbieri, come vede oggi la situazione del commercio?
“Non bene. Ci sono troppi supermercati, ipermercati e centri commerciali: in Lombardia sono 3.000. Così i negozi di vicinato muoiono e anche il commercio ambulante ne soffre”.
Ci può dare qualche dato?
“A Olginate hanno aperto quattro supermercati e le bancarelle si sono dimezzate, da 42 si sono ridotte a 20. Idem a Brivio: ne sono rimaste una ventina, prima erano il doppio”.
Ma la causa è solo l’apertura dei supermercati?
“Conta anche dove il mercato ambulante è posizionato. Deve stare in centro, altrimenti non ci va nessuno. A Lecco, da quando l’hanno spostato a La Piccola, il mercato è morto. Proviamo a pensare: chi frequenta i mercati? Soprattutto le persone anziane, che per la maggior parte non amano o non possono percorrere molta strada a piedi. Pensiamo poi che a volte anche il tempo può essere inclemente.... L’unico che non è in centro e funziona è quello al Lavello, perché ormai ha una sua tradizione”.

Il mercato deve stare in centro quindi. Ma per i negozi di vicinato è un aiuto o è concorrenza?
“Anche i negozi ne beneficiano, perché chi va al mercato poi magari ne approfitta per fare acquisti anche negli esercizi commerciali. Può darsi che a qualcuno, che ha una clientela di alto livello, la presenza delle bancarelle dia fastidio, ma sono pochi casi. Un altro motivo per cui è meglio che gli ambulanti stiano in zona centrale è la presenza dei bar”.
In effetti a Merate il martedì i bar del centro sono strapieni.
“Sì, però a Merate hanno spostato i banchi degli alimentari in piazza don Minzoni. Secondo me hanno sbagliato. Comunque il mercato di Merate è importante, vale tanto”.
In che senso? I mercati hanno un valore?
“Certamente, c’è una classifica che in base ad alcuni parametri, come per esempio il luogo in cui sono posizionati, ne determina il valore. Se un ambulante decide di cedere il proprio spazio questo valore determinerà il prezzo. Un altro mercato che vale molto è quello di Oggiono, anch’esso in centro”.
La conversazione con l’ex presidente Fiva si allarga poi ad altri aspetti del commercio.
Negli ultimi anni hanno preso piede i cosiddetti outlet, dove molti vanno nella speranza di qualche buon affare o anche semplicemente per trascorrere un po’ di tempo interrompendo la routine quotidiana.
“Sì, ma attenzione. Molti di questi non potrebbero definirsi outlet, perché tecnicamente questi esercizi dovrebbero essere negozi di vicinato, luoghi in cui si commercializzano i prodotti di un’azienda - parliamo di prodotti della stagione passata, merce difettosa o pezzi di campionario - e quindi dovrebbero trovarsi nelle vicinanze dell’azienda stessa. Così invece non è, e le associazioni di categoria dovrebbero attivarsi per regolamentare queste attività”.
Altro tema che fa discutere sono i saldi stagionali.
“I saldi dovrebbero arrivare a fine stagione. Invece spesso iniziano molto prima, per esempio ormai i saldi invernali cominciano già al 6 di gennaio”.
Ma torniamo alla situazione del commercio ambulante a livello locale. Alla terza settimana di settembre ci sarà la Fiera di Brivio. Lei Barbieri ci andrà?
“No, non ci andrò. La Fiera di Brivio una volta era tra le più famose. Ma oggi non è più nemmeno una Fiera, è diventata street food, solo quello.”
E non è rimpianto del tempo che fu.
Forse è arrivato il momento di considerare il commercio non solo come un settore pur importante dell’economia ma anche per i suoi non meno trascurabili risvolti sociali, come spazio di aggregazione e presidio del territorio.
Anche perché non ha esitato a dimettersi da una carica prestigiosa quando nel 2024 è venuta meno la sintonia con Confcommercio, la sua associazione di riferimento, da cui non si sentiva supportato nelle sue battaglie contro l’abusivismo.
Il mondo del commercio, e non solo quello ambulante, per lui non ha segreti.
Avendolo frequentato e indagato con partecipazione umana e da una posizione privilegiata dovuta al ruolo che ricopriva, lo conosce in ogni sua piega.
Ecco perché la sua voce merita di essere ascoltata.
Barbieri, come vede oggi la situazione del commercio?
“Non bene. Ci sono troppi supermercati, ipermercati e centri commerciali: in Lombardia sono 3.000. Così i negozi di vicinato muoiono e anche il commercio ambulante ne soffre”.
Ci può dare qualche dato?
“A Olginate hanno aperto quattro supermercati e le bancarelle si sono dimezzate, da 42 si sono ridotte a 20. Idem a Brivio: ne sono rimaste una ventina, prima erano il doppio”.
Ma la causa è solo l’apertura dei supermercati?
“Conta anche dove il mercato ambulante è posizionato. Deve stare in centro, altrimenti non ci va nessuno. A Lecco, da quando l’hanno spostato a La Piccola, il mercato è morto. Proviamo a pensare: chi frequenta i mercati? Soprattutto le persone anziane, che per la maggior parte non amano o non possono percorrere molta strada a piedi. Pensiamo poi che a volte anche il tempo può essere inclemente.... L’unico che non è in centro e funziona è quello al Lavello, perché ormai ha una sua tradizione”.

Il mercato deve stare in centro quindi. Ma per i negozi di vicinato è un aiuto o è concorrenza?
“Anche i negozi ne beneficiano, perché chi va al mercato poi magari ne approfitta per fare acquisti anche negli esercizi commerciali. Può darsi che a qualcuno, che ha una clientela di alto livello, la presenza delle bancarelle dia fastidio, ma sono pochi casi. Un altro motivo per cui è meglio che gli ambulanti stiano in zona centrale è la presenza dei bar”.
In effetti a Merate il martedì i bar del centro sono strapieni.
“Sì, però a Merate hanno spostato i banchi degli alimentari in piazza don Minzoni. Secondo me hanno sbagliato. Comunque il mercato di Merate è importante, vale tanto”.
In che senso? I mercati hanno un valore?
“Certamente, c’è una classifica che in base ad alcuni parametri, come per esempio il luogo in cui sono posizionati, ne determina il valore. Se un ambulante decide di cedere il proprio spazio questo valore determinerà il prezzo. Un altro mercato che vale molto è quello di Oggiono, anch’esso in centro”.
La conversazione con l’ex presidente Fiva si allarga poi ad altri aspetti del commercio.
Negli ultimi anni hanno preso piede i cosiddetti outlet, dove molti vanno nella speranza di qualche buon affare o anche semplicemente per trascorrere un po’ di tempo interrompendo la routine quotidiana.
“Sì, ma attenzione. Molti di questi non potrebbero definirsi outlet, perché tecnicamente questi esercizi dovrebbero essere negozi di vicinato, luoghi in cui si commercializzano i prodotti di un’azienda - parliamo di prodotti della stagione passata, merce difettosa o pezzi di campionario - e quindi dovrebbero trovarsi nelle vicinanze dell’azienda stessa. Così invece non è, e le associazioni di categoria dovrebbero attivarsi per regolamentare queste attività”.
Altro tema che fa discutere sono i saldi stagionali.
“I saldi dovrebbero arrivare a fine stagione. Invece spesso iniziano molto prima, per esempio ormai i saldi invernali cominciano già al 6 di gennaio”.
Ma torniamo alla situazione del commercio ambulante a livello locale. Alla terza settimana di settembre ci sarà la Fiera di Brivio. Lei Barbieri ci andrà?
“No, non ci andrò. La Fiera di Brivio una volta era tra le più famose. Ma oggi non è più nemmeno una Fiera, è diventata street food, solo quello.”
E non è rimpianto del tempo che fu.
Forse è arrivato il momento di considerare il commercio non solo come un settore pur importante dell’economia ma anche per i suoi non meno trascurabili risvolti sociali, come spazio di aggregazione e presidio del territorio.
A.Vi.
























