Sabbioncello: 1° incontro dedicato a sorella acqua e alle Api nostre amiche
In occasione delle celebrazioni per l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi e dell'apertura del Tempo del Creato 2026 la Famiglia Francescana del Convento di Sabbioncello ha dato il via a un ciclo di iniziative dedicate alla cura della natura e del Creato.


Il primo appuntamento si è tenuto nel pomeriggio di domenica 30 agosto con la ventunesima Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. L'evento si è aperto con un momento di raccoglimento liturgico focalizzato sul tema del rispetto, della cura e della sobrietà, in contrapposizione alla violenza e al consumo sconsiderato delle risorse. Durante le letture dei fedeli e le riflessioni, ci si è soffermati sulla figura biblica del profeta Ezechiele e sul simbolo dell'acqua viva: non una risorsa da consumare senza limiti, ma una "sorella" e una responsabilità da custodire sull'esempio di San Francesco, per farsi testimoni di speranza e portatori di strumenti concreti di cambiamento.
Terminata la preghiera, i partecipanti si sono spostati nella suggestiva cornice della vigna del convento per l'incontro "Api nostre amiche", un momento di approfondimento naturalistico con l'apicoltore professionista Vincenzo Ravasi, affiancato nella sua attività di famiglia, avviata nel 1973, dalla figlia e dalla nipote.
Con l'ausilio di pannelli didattici utilizzati solitamente nelle scuole, Ravasi ha illustrato lo straordinario lavoro delle api da miele e il loro ruolo insostituibile nell'ecosistema: "quando acquistiamo frutta e verdura siamo portati a pensare che tutto il merito sia degli agricoltori, ma la realtà è che senza gli insetti impollinatori il lavoro dell'uomo non potrebbe esistere". Entrando nei fiori per raccogliere il nettare e trasformarlo in miele, l'ape trasporta il polline e permette la riproduzione delle piante e la nascita dei frutti.
L'apicoltore ha poi lanciato un altoparlante d'allarme sulle principali criticità che stanno mettendo in ginocchio il settore. In primo luogo i cambiamenti climatici, con la progressiva "tropicalizzazione" del clima: primavere caratterizzate da piogge torrenziali che impediscono agli insetti di uscire dalle arnie, seguite da estati che seccano la vegetazione. In secondo luogo le trasformazioni del paesaggio agricolo e la presenza di allevamenti intensivi, che richiedono immense distese di mais, frumento e orzo a scapito della biodiversità. Questa perdita di fioriture tradizionali, come quella del tarassaco, costringe gli apicoltori a spostarsi in collina e in montagna per produrre il miele.


Durante la spiegazione sono emersi anche affascinanti dettagli sulla vita dell'alveare – che nei mesi invernali conta fino a 15.000 individui con un'unica regina e circa 300 fuchi – e sulla complessa organizzazione sociale delle api. Nel corso della sua vita, infatti, l'ape operaia cambia mansione diventando anche ape spazzina, nutrice, poi ceraiola infine bottinatrice per la raccolta di nettare, polline e propoli.
Ravasi ha infine raccontato la propria esperienza sul territorio, che conta circa 50 alveari dislocati anche all'interno di parchi cittadini privi di trattamenti chimici (come Villa dei Cedri a Merate), dove nascono mieli pluripremiati, oltre agli spostamenti stagionali verso la Valsassina – tra Casargo, Introbio e Pasturo – per la produzione di miele di tiglio, castagno e millefiori.
Il pomeriggio si è infine concluso in un clima di fraternità e convivialità con una merenda francescana offerta a tutti i presenti.


Il primo appuntamento si è tenuto nel pomeriggio di domenica 30 agosto con la ventunesima Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. L'evento si è aperto con un momento di raccoglimento liturgico focalizzato sul tema del rispetto, della cura e della sobrietà, in contrapposizione alla violenza e al consumo sconsiderato delle risorse. Durante le letture dei fedeli e le riflessioni, ci si è soffermati sulla figura biblica del profeta Ezechiele e sul simbolo dell'acqua viva: non una risorsa da consumare senza limiti, ma una "sorella" e una responsabilità da custodire sull'esempio di San Francesco, per farsi testimoni di speranza e portatori di strumenti concreti di cambiamento.
Terminata la preghiera, i partecipanti si sono spostati nella suggestiva cornice della vigna del convento per l'incontro "Api nostre amiche", un momento di approfondimento naturalistico con l'apicoltore professionista Vincenzo Ravasi, affiancato nella sua attività di famiglia, avviata nel 1973, dalla figlia e dalla nipote.
Con l'ausilio di pannelli didattici utilizzati solitamente nelle scuole, Ravasi ha illustrato lo straordinario lavoro delle api da miele e il loro ruolo insostituibile nell'ecosistema: "quando acquistiamo frutta e verdura siamo portati a pensare che tutto il merito sia degli agricoltori, ma la realtà è che senza gli insetti impollinatori il lavoro dell'uomo non potrebbe esistere". Entrando nei fiori per raccogliere il nettare e trasformarlo in miele, l'ape trasporta il polline e permette la riproduzione delle piante e la nascita dei frutti.
L'apicoltore ha poi lanciato un altoparlante d'allarme sulle principali criticità che stanno mettendo in ginocchio il settore. In primo luogo i cambiamenti climatici, con la progressiva "tropicalizzazione" del clima: primavere caratterizzate da piogge torrenziali che impediscono agli insetti di uscire dalle arnie, seguite da estati che seccano la vegetazione. In secondo luogo le trasformazioni del paesaggio agricolo e la presenza di allevamenti intensivi, che richiedono immense distese di mais, frumento e orzo a scapito della biodiversità. Questa perdita di fioriture tradizionali, come quella del tarassaco, costringe gli apicoltori a spostarsi in collina e in montagna per produrre il miele.


Durante la spiegazione sono emersi anche affascinanti dettagli sulla vita dell'alveare – che nei mesi invernali conta fino a 15.000 individui con un'unica regina e circa 300 fuchi – e sulla complessa organizzazione sociale delle api. Nel corso della sua vita, infatti, l'ape operaia cambia mansione diventando anche ape spazzina, nutrice, poi ceraiola infine bottinatrice per la raccolta di nettare, polline e propoli.
Ravasi ha infine raccontato la propria esperienza sul territorio, che conta circa 50 alveari dislocati anche all'interno di parchi cittadini privi di trattamenti chimici (come Villa dei Cedri a Merate), dove nascono mieli pluripremiati, oltre agli spostamenti stagionali verso la Valsassina – tra Casargo, Introbio e Pasturo – per la produzione di miele di tiglio, castagno e millefiori.
Il pomeriggio si è infine concluso in un clima di fraternità e convivialità con una merenda francescana offerta a tutti i presenti.
G.Lu.
























