Ancora sui sassi contro i muri e simili
Da tempo ritengo utile tornare su alcune questioni che mi sono sembrate significative. Proprio per questo mi inserisco in punta di piedi nella sofferta analisi di quanto è successo a Merate (ma anche con episodi con qualche affinità in altre località) riguardo certi comportamenti come minimo antisociali forse troppo affrettatamente riconducibili solo ai cosiddetti extracomunitari. https://www.merateonline.it/notizie/158760/merate-sassi-contro-i-muri-il-centro-in-mano-a-stranieri-situazione-che-si-deteriora https://www.leccoonline.com/notizie/98463/lecco-scontro-tra-bande-in-pieno-centro-a-colpi-di-cinghie-e-bottiglie
Ho l'impressione ad esempio che etichettare i cosiddetti “maranza” come appartenenti solo ad etnie di derivazione straniera sia quantomeno riduttivo, quando addirittura non riconducibile a strumentali ragioni di chi spesso “soffia sul fuoco”.
Ma a parte questo occorre veramente porsi il problema di un deterioramento di quella che dovrebbe configurarsi come una Convivenza Civile degna di tal nome.
Le cause possono essere tante e complesse, lascio ad ognuno la propria valutazione che spesso parte anche dal vissuto personale. Vorrei però approfittare (senza presunzione alcuna ma bensì intenzione costruttiva e comunque aperta ad un confronto di opinioni) per porre all'attenzione di tutti quelli che si interrogano a fondo su come contrastare certe manifestazioni di prepotenza o asocialità (della serie “chissene frega degli altri!”) questa considerazione. Considerazione che mi ritorna in mente ogni qualvolta mi imbatto sui media in episodi simili ed è la seguente:
Perché per cercare di gestire meglio certi attriti (o anche solo incomprensioni o differenze culturali) tra “indigeni” e “extracomunitari”, ma anche tra etnie diverse tra loro, non si costituisce, oltre agli attuali organismi o funzioni preposte, una specie di “Consulta per l'integrazione”?
Una sorta di Consulta anche informale formata da “saggi” ( uomini e donne di Buona Volontà) delle varie etnie che possano fare da filtro e orientamento alle loro rispettive “comunità” e che ovviamente si riconoscano nella reciproca esigenza di un dialogo schietto e operativo perlomeno a livello di mediazione culturale e sociale. Certamente la “guida” non potrebbe che essere “indigena” ma l'incidenza operativa soprattutto preventiva di comportamenti responsabilmente dissuasivi di questi “saggi”nei confronti delle forme di asocialità delle rispettive etnie potrebbe funzionare perché, sganciata da qualsiasi forma percepibile come razzismo, potrebbe forse essere più compresa da chi si cerca di orientare e “correggere”.
A meno che non si pensi che il buon senso sia infuso solo in specifiche teste questo mi sembrerebbe perlomeno un mezzo da esplorare per facilitare una effettiva e reciprocamente rispettosa integrazione.
Non vado oltre rinnovando però la condivisione con chi non sottovaluta certi fenomeni specie, ma non solo, di bullismo o simili e si pone il problema, non girando la testa dall'altra parte, di una società che spesso gira al contrario (comprese a volte certe perlomeno apparenti latitanze delle forze preposte alla normale sorveglianza collettiva). A partire da un senso di Comunità sempre più appannato (ognuno ne valuti le cause più o meno strutturali) come pure da un preminente senso dei Diritti ma forse un po' meno dei Doveri.
Ringrazio sin da ora chi vorrà civilmente e costruttivamente confrontarsi su tale proposta.
























