Interrogazioni: nessun bavaglio. Ci sono regole, vanno rispettate

Le dichiarazioni diffuse dalle minoranze rendono necessario riportare il dibattito sui fatti e sul contenuto del Regolamento del Consiglio comunale, evitando slogan che non descrivono la realtà.

L'Amministrazione comunale ha sempre dimostrato, fin dal proprio insediamento, la volontà di favorire il confronto e la partecipazione di tutte le forze politiche. Ne è una dimostrazione concreta la scelta di affidare alle minoranze la presidenza di due Commissioni consiliari di primo piano, quali quella Bilancio e quella dei Servizi alla Persona: una decisione che rappresenta un importante riconoscimento del loro ruolo e che, peraltro, non era stata assunta nella precedente consigliatura.

Le minoranze dispongono di tutti gli strumenti previsti dalla legge e dal Regolamento per esercitare pienamente la propria funzione di indirizzo, controllo e sindacato ispettivo: interrogazioni, question time (per risposte su temi urgenti), mozioni, consigli “aperti”, ordini del giorno e il lavoro delle Commissioni consiliari. Si tratta di strumenti diversi, ciascuno con finalità specifiche, che garantiscono ampie possibilità di confronto. Parlare di "bavaglio" significa quindi rappresentare una realtà che non trova alcun riscontro nei fatti.

È bene ricordare, inoltre, come sottolineato dal Capogruppo Sellitto nell’ultimo Consiglio, il reale funzionamento dello strumento dell'interrogazione. L'articolo 51 del Regolamento stabilisce che l'interrogazione è presentata in forma scritta e che il Sindaco o l'Assessore competente forniscono risposta scritta entro trenta giorni. Solo se il consigliere richiede espressamente la trattazione orale, l'interrogazione viene iscritta all'ordine del giorno del primo Consiglio utile. La discussione in aula è quindi una facoltà rimessa alla scelta del consigliere proponente, che conosce preventivamente le modalità e i tempi di svolgimento previsti dal Regolamento, e non rappresenta l'unica modalità prevista per ottenere risposta. A tale proposito, sorge spontanea una riflessione: se l'obiettivo primario è davvero quello di garantire ai cittadini e cittadine risposte celeri e puntuali su temi di interesse pubblico, ci chiediamo come mai non venga mai richiesta la risposta in forma scritta. Scegliere questa modalità, peraltro prevista dal Regolamento, garantirebbe un riscontro certo entro i trenta giorni, risolvendo alla radice qualsiasi criticità legata alle tempistiche d'aula.

Appare inoltre difficile comprendere la polemica sulle tempistiche dedicate alle interrogazioni. I limiti temporali oggi previsti dal Regolamento non sono stati introdotti da questa Amministrazione: sono stati approvati nel 2018 con voto unanime del Consiglio Comunale, compreso quello dell'allora consigliere di minoranza Massimo Panzeri. Successivamente, nel 2022, vi è stata l'opportunità di rivedere il Regolamento dalla precedente maggioranza Panzeri, ma quelle disposizioni non sono state modificate. È legittimo ritenere oggi che il Regolamento possa essere migliorato, ma è meno comprensibile sostenere che rappresenti un "bavaglio" quando quelle stesse disposizioni furono approvate e confermate anche nel 2022 da chi oggi le contesta. Prima andavano bene e ora non più?

Nonostante ciò, questa Amministrazione non si è mai sottratta al confronto. Al contrario, proprio prendendo atto del significativo aumento del numero delle interrogazioni presentate (oltre 40 nei primi 2 anni contro le 43 in tutti i 5 anni della precedente consigliatura), durante la discussione della mozione è stato assunto un preciso impegno politico: incrementare del 50% il tempo dedicato alla trattazione delle interrogazioni, portandolo da 30 a 45 minuti. È una proposta concreta che amplia ulteriormente gli spazi di discussione senza compromettere il regolare svolgimento del Consiglio comunale e la possibilità di affrontare tutti i punti iscritti all'ordine del giorno.

Non va dimenticato, infine, il ruolo centrale delle Commissioni consiliari. Il Regolamento attribuisce loro funzioni di approfondimento, istruttoria, studio, controllo e proposta, prevedendo anche audizioni, richieste di chiarimenti e momenti di confronto su tutte le materie di competenza comunale. Sono il luogo naturale per discutere nel merito dei temi, senza i limiti organizzativi inevitabilmente presenti durante una seduta consiliare. È proprio nelle Commissioni che possono essere richiesti approfondimenti tecnici, audizioni e confronti nel merito. Per questo riteniamo che debbano essere valorizzate maggiormente, evitando che si riducano a semplici momenti di presa d'atto.

In questo senso, vorremmo ricordare che solo nei primi 2 anni di consigliatura sono state convocate oltre 60 commissioni contro le 40 complessive in tutti i 5 anni della precedente Amministrazione a riprova che è sempre stato dato ampio spazio e in maniera significativa al dialogo e al confronto nelle sedi opportune.

Inoltre, se il confronto democratico lo si vuole misurare sul semplice dato della durata temporale, è sufficiente guardare alla durata delle sedute consiliari di questa consigliatura, che frequentemente superano le quattro o cinque ore, per comprendere come il confronto non sia mai stato compresso. Basti pensare che nell'ultima seduta oltre tre ore sono state dedicate alla sola discussione del Documento Unico di Programmazione 2027-2029. Parlare di "bavaglio", di fronte a questi dati, appare francamente una rappresentazione lontana dalla realtà.

Respingiamo quindi con convinzione la narrazione di un presunto "bavaglio". Le regole esistono per garantire il corretto funzionamento delle istituzioni e valgono per tutte e tutti. Se oggi si ritiene opportuno migliorarle, il confronto è sempre possibile, ma dovrebbe partire da un presupposto di coerenza e dal rispetto della verità dei fatti, non da slogan che rischiano soltanto di alimentare una polemica politica priva di fondamento.
Il gruppo consigliare ViviamoMerate
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