Merate, Panzeri: guardare avanti, non inseguire il passato
Egregio direttore
nel suo ultimo articolo ripropone una tesi già nota: riportare il Municipio a Villa Confalonieri e trasformare Palazzo Tettamanti nel grande polo della cultura e dei giovani. È una visione legittima, ma che finisce per mescolare due piani distinti: il rimpianto per decisioni - a mio avviso sbagliate - del passato e le scelte che oggi un'amministrazione è chiamata a compiere.
È comprensibile interrogarsi se, ormai quasi vent'anni fa, Palazzo Tettamanti avrebbe potuto essere destinato diversamente. È altrettanto legittimo ritenere che Villa Confalonieri avrebbe potuto continuare a essere la sede municipale. Chi si sta occupando del progetto di restauro non potrà che confermare che le solette non hanno manifestato, ancora oggi, alcuna particolare criticità. Pertanto ribadisco ancora una volta che il trasloco deciso allora fu una scelta - ripeto, sbagliata a mio parer e- non una necessità. Ma queste sono valutazioni retrospettive. Oggi la situazione è diversa: il patrimonio comunale esiste nella configurazione attuale e amministrare significa valorizzarlo, non ricominciare ogni volta da zero.
La domanda non dovrebbe essere quale sarebbe stata la soluzione ideale nel 2008, bensì quale sia la scelta migliore per la Merate del prossimo decennio.
Ogni amministrazione eredita edifici, investimenti e funzioni costruiti nel tempo. Il suo compito non è inseguire un'ipotesi alternativa che non si è realizzata, ma fare in modo che ciò che esiste produca il massimo beneficio per la comunità.
Anche l'idea di un grande centro dedicato ai giovani merita attenzione. Nessuno mette in discussione la necessità di investire sulle nuove generazioni, di creare luoghi di incontro, studio, cultura e innovazione. La vera questione è se questo obiettivo dipenda necessariamente dal trasferimento del Municipio.
Probabilmente no.
E qui il riaccendersi del dibattito intorno al futuro Castello rappresenta, almeno per il sottoscritto, un elemento più sfidante rispetto ad un ritorno al passato.
Le politiche giovanili non si misurano in metri quadrati ma nella qualità dei progetti, delle attività, delle collaborazioni con le scuole, le associazioni, il terzo settore e le imprese del territorio. Un edificio, da solo, non genera partecipazione. È il contenuto che rende vivo un luogo, non il contrario.
Lo stesso vale per il museo, la biblioteca e gli spazi culturali. Spostarli fisicamente non garantisce automaticamente un aumento dei visitatori. La capacità di attrarre persone nasce dalla programmazione, dalla comunicazione, dall'offerta culturale e dalla continuità delle iniziative.
Anche il confronto economico merita prudenza. È vero che una sede più piccola può ridurre alcuni costi di gestione, ma un trasferimento comporterebbe inevitabilmente nuovi investimenti, adeguamenti, traslochi e una riorganizzazione complessiva dei servizi. Sarebbe quindi riduttivo limitare il ragionamento al solo risparmio energetico o alle spese di manutenzione.
L'articolo richiama infine il coraggio della politica. Ma il coraggio non coincide necessariamente con il cambiamento più radicale. Talvolta significa assumersi la responsabilità di completare un percorso già avviato, valorizzare gli investimenti pubblici esistenti e concentrare le risorse su servizi e progetti capaci di produrre benefici concreti e duraturi.
Ogni scelta può essere discussa e migliorata. È il confronto democratico a renderla più solida. Ma è importante distinguere tra il rimpianto per ciò che si sarebbe potuto fare e la responsabilità di decidere sulla base delle condizioni di oggi.
Le città crescono quando sanno guardare avanti. Non quando continuano a discutere di ciò che sarebbe stato.
Cordialmente
nel suo ultimo articolo ripropone una tesi già nota: riportare il Municipio a Villa Confalonieri e trasformare Palazzo Tettamanti nel grande polo della cultura e dei giovani. È una visione legittima, ma che finisce per mescolare due piani distinti: il rimpianto per decisioni - a mio avviso sbagliate - del passato e le scelte che oggi un'amministrazione è chiamata a compiere.
È comprensibile interrogarsi se, ormai quasi vent'anni fa, Palazzo Tettamanti avrebbe potuto essere destinato diversamente. È altrettanto legittimo ritenere che Villa Confalonieri avrebbe potuto continuare a essere la sede municipale. Chi si sta occupando del progetto di restauro non potrà che confermare che le solette non hanno manifestato, ancora oggi, alcuna particolare criticità. Pertanto ribadisco ancora una volta che il trasloco deciso allora fu una scelta - ripeto, sbagliata a mio parer e- non una necessità. Ma queste sono valutazioni retrospettive. Oggi la situazione è diversa: il patrimonio comunale esiste nella configurazione attuale e amministrare significa valorizzarlo, non ricominciare ogni volta da zero.
La domanda non dovrebbe essere quale sarebbe stata la soluzione ideale nel 2008, bensì quale sia la scelta migliore per la Merate del prossimo decennio.
Ogni amministrazione eredita edifici, investimenti e funzioni costruiti nel tempo. Il suo compito non è inseguire un'ipotesi alternativa che non si è realizzata, ma fare in modo che ciò che esiste produca il massimo beneficio per la comunità.
Anche l'idea di un grande centro dedicato ai giovani merita attenzione. Nessuno mette in discussione la necessità di investire sulle nuove generazioni, di creare luoghi di incontro, studio, cultura e innovazione. La vera questione è se questo obiettivo dipenda necessariamente dal trasferimento del Municipio.
Probabilmente no.
E qui il riaccendersi del dibattito intorno al futuro Castello rappresenta, almeno per il sottoscritto, un elemento più sfidante rispetto ad un ritorno al passato.
Le politiche giovanili non si misurano in metri quadrati ma nella qualità dei progetti, delle attività, delle collaborazioni con le scuole, le associazioni, il terzo settore e le imprese del territorio. Un edificio, da solo, non genera partecipazione. È il contenuto che rende vivo un luogo, non il contrario.
Lo stesso vale per il museo, la biblioteca e gli spazi culturali. Spostarli fisicamente non garantisce automaticamente un aumento dei visitatori. La capacità di attrarre persone nasce dalla programmazione, dalla comunicazione, dall'offerta culturale e dalla continuità delle iniziative.
Anche il confronto economico merita prudenza. È vero che una sede più piccola può ridurre alcuni costi di gestione, ma un trasferimento comporterebbe inevitabilmente nuovi investimenti, adeguamenti, traslochi e una riorganizzazione complessiva dei servizi. Sarebbe quindi riduttivo limitare il ragionamento al solo risparmio energetico o alle spese di manutenzione.
L'articolo richiama infine il coraggio della politica. Ma il coraggio non coincide necessariamente con il cambiamento più radicale. Talvolta significa assumersi la responsabilità di completare un percorso già avviato, valorizzare gli investimenti pubblici esistenti e concentrare le risorse su servizi e progetti capaci di produrre benefici concreti e duraturi.
Ogni scelta può essere discussa e migliorata. È il confronto democratico a renderla più solida. Ma è importante distinguere tra il rimpianto per ciò che si sarebbe potuto fare e la responsabilità di decidere sulla base delle condizioni di oggi.
Le città crescono quando sanno guardare avanti. Non quando continuano a discutere di ciò che sarebbe stato.
Cordialmente
Massimo Panzeri
Le esigenze che vent’anni e più fa indussero l’Amministrazione dell’epoca a creare un polo culturale e giovanile – al netto della straordinaria mostra di sculture finita a Trieste per il ritardo nella ristrutturazione del Palazzo – oggi a mio parere sono ancor più impellenti. E’ vero, occorrono idee, programmi, iniziative, ma anche metri quadrati. Senza i quali ogni manifestazione finisce per riguardare poche persone. Come accadrà a Villa Confalonieri nonostante una spesa che sfiorerà i 2 milioni di euro.
Poi se Lei getta sul tavolo la fiche di Palazzo Prinetti, beh, vuole vincere facile. Chi non vorrebbe il nostro Castello pieno di vita, con abitazioni all’ultimo piano per dare un segno tangibile anche nelle sere nebbiose (ammesso che la nebbia scenda ancora) di una luce accesa, una finestra illuminata dietro la quale c’è vita.
La differenza, però, a mio parere, è che riconvertire Palazzo Tettamanti a Polo della Cultura e Giovanile può richiedere una somma – trasferimento del Municipio compreso – che, buttata lì, può aggirarsi attorno al milione di euro; per ristrutturare Palazzo Prinetti con i suoi oltre 4.000 mq. di SLP secondo gli esperti non basteranno 12 milioni, qualcuno azzarda 15, al netto dell’acquisto (ma qui si può trattare il comodato sempre che il Proprietario sia disponibile o non abbia idee diverse).
La prima ipotesi Mattia Salvioni può inaugurarla a ridosso del termine del suo primo mandato; per la seconda il Sindaco stesso parla di “Merate del Benessere 2035”. Insomma, a babbo morto.
























