A chi conviene la guerra?
Non sempre sono d'accordo con Giuseppe Conte anche se lo considero una brava e disinteressata persona al servizio della Politica e alla guida di un movimento-partito per cui simpatizzo da tempo pur mai con senso acritico.
Ad esempio non condivido quel sostenere che la Patrimoniale non sia tra gli aspetti importanti all'ordine del giorno dell'agenda politica (ne scrivevo già in un mio precedente articolo https://www.merateonline.it/notizie/157915/salotto-o-politica).
Ma registrando nel teatrino mediatico, che ci aggiorna incessantemente (fin troppo), le varie prese di distanza dalle sue affermazioni sull'interesse strumentale di molti nell'alimentare le paure nei confronti del “nemico russo” non posso non evidenziare in modo sintetico quanto segue.
Le caratteristiche di Putin e sodali sono da mo' che si conoscono (l'omicidio della giornalista Politkovskaja e il trattamento riservato al dissenso, “l'intervento” in Cecenia e in Siria per ricordarne alcune). Perché allora chi critica Conte (e i non pochi che la pensano come lui) , dandogli in sostanza e a fasi alterne del “putiniano”, usa la memoria solo quando fa comodo alle proprie tesi e volta per volta giustifica i vari dittatori o autocrati che dir si voglia in qualche modo ammettendo quantomeno la necessità di rapportarsi e addirittura dialogare con loro (Erdogan può rappresentare l'ultimo esempio)?
In caso di conflitto purtroppo occorre cercare di trattare col “nemico”, senza così giustificarlo ma in nome del superiore valore della salvaguardia delle vite umane (con gli alleati si tratta normalmente).
Non mi si venga a dire che non esistono interessi ben consolidati (geopolitici ma soprattutto economici legati alle cosiddette e potentissime lobby delle armi) sistematicamente operanti per creare volta per volta nemici e avversari. E questo non è complottismo ma è solo la Storia che ce lo insegna.
Su quest'ultimo punto e relativa strumentale esigenza di riarmarsi occorre sempre tener acceso il cervello: possibile che si passi in tempi relativamente brevi dalla consapevolezza dell'importanza di sani e reciprocamente utili rapporti multilaterali alla spirale solo apparentemente inevitabile del colpo su colpo a scapito di migliaia di vite umane?
E ad un tale veloce cambiamento spesso concorre in modo ancillare una parte cospicua di quello che io da tempo chiamo il GCM (Grande Circo Mediatico). Un mondo che purtroppo, inseguendo anche la maledizione di dover sfornare giorno per giorno la presunta notizia colorandola spesso in modo sensazionale, finisce col rappresentare più i “capricci tattici, geopolitici e di convenienza personale” di alcuni leaders planetari e dei loro entourage ( tanto per non fare nomi Netanyahu, Trump e lo stesso Putin) che gli interessi reali dei loro popoli. Così procedendo, di fatto, gradualmente ne plasmano il cosiddetto “immaginario collettivo” amplificando la paura del “nemico” di turno e il conseguente maggior bisogno di sicurezza. E' il vecchio schema di sempre dove chi sta poi al caldo nei rispettivi privilegiati entourage non subirà quasi mai le conseguenze dei conflitti che però invece determina a scapito di quella che con linguaggio crudo ed esplicito viene chiamata “carne da macello”.
Come non pensare alla amara filastrocca di Trilussa (*) e al monito di un certo ex presidente Usa Dwight Eisenhover sulle potentissime lobby delle armi (**), e detto da un militare di massimo grado, vorrà ben dire qualcosa.
E come non sentire “puzza di bruciato”anche in questa attuale vicenda di spie (guarda caso russe e proprio in questi momenti) ricordando il popolare detto che recita “ a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca”?
Tutto questo atteggiamento di sana e fondata diffidenza, perlomeno a mio parere, andrebbe sempre comunque esercitato riguardo ad ogni rappresentazione politica e mediatica e non solo in questa particolare vicenda.
Ad ognuno quindi valutare...
(*) https://www.youtube.com/watch?v=GLgQYPcBL9k
(**) Nel suo discorso di commiato del 17 gennaio 1961, trasmesso per radio e televisione, il presidente Dwight Eisenhower avvertì il popolo degli Stati Uniti riguardo al pericolo costituito dal "complesso militare-industriale"
Ad esempio non condivido quel sostenere che la Patrimoniale non sia tra gli aspetti importanti all'ordine del giorno dell'agenda politica (ne scrivevo già in un mio precedente articolo https://www.merateonline.it/notizie/157915/salotto-o-politica).
Ma registrando nel teatrino mediatico, che ci aggiorna incessantemente (fin troppo), le varie prese di distanza dalle sue affermazioni sull'interesse strumentale di molti nell'alimentare le paure nei confronti del “nemico russo” non posso non evidenziare in modo sintetico quanto segue.
Le caratteristiche di Putin e sodali sono da mo' che si conoscono (l'omicidio della giornalista Politkovskaja e il trattamento riservato al dissenso, “l'intervento” in Cecenia e in Siria per ricordarne alcune). Perché allora chi critica Conte (e i non pochi che la pensano come lui) , dandogli in sostanza e a fasi alterne del “putiniano”, usa la memoria solo quando fa comodo alle proprie tesi e volta per volta giustifica i vari dittatori o autocrati che dir si voglia in qualche modo ammettendo quantomeno la necessità di rapportarsi e addirittura dialogare con loro (Erdogan può rappresentare l'ultimo esempio)?
In caso di conflitto purtroppo occorre cercare di trattare col “nemico”, senza così giustificarlo ma in nome del superiore valore della salvaguardia delle vite umane (con gli alleati si tratta normalmente).
Non mi si venga a dire che non esistono interessi ben consolidati (geopolitici ma soprattutto economici legati alle cosiddette e potentissime lobby delle armi) sistematicamente operanti per creare volta per volta nemici e avversari. E questo non è complottismo ma è solo la Storia che ce lo insegna.
Su quest'ultimo punto e relativa strumentale esigenza di riarmarsi occorre sempre tener acceso il cervello: possibile che si passi in tempi relativamente brevi dalla consapevolezza dell'importanza di sani e reciprocamente utili rapporti multilaterali alla spirale solo apparentemente inevitabile del colpo su colpo a scapito di migliaia di vite umane?
E ad un tale veloce cambiamento spesso concorre in modo ancillare una parte cospicua di quello che io da tempo chiamo il GCM (Grande Circo Mediatico). Un mondo che purtroppo, inseguendo anche la maledizione di dover sfornare giorno per giorno la presunta notizia colorandola spesso in modo sensazionale, finisce col rappresentare più i “capricci tattici, geopolitici e di convenienza personale” di alcuni leaders planetari e dei loro entourage ( tanto per non fare nomi Netanyahu, Trump e lo stesso Putin) che gli interessi reali dei loro popoli. Così procedendo, di fatto, gradualmente ne plasmano il cosiddetto “immaginario collettivo” amplificando la paura del “nemico” di turno e il conseguente maggior bisogno di sicurezza. E' il vecchio schema di sempre dove chi sta poi al caldo nei rispettivi privilegiati entourage non subirà quasi mai le conseguenze dei conflitti che però invece determina a scapito di quella che con linguaggio crudo ed esplicito viene chiamata “carne da macello”.
Come non pensare alla amara filastrocca di Trilussa (*) e al monito di un certo ex presidente Usa Dwight Eisenhover sulle potentissime lobby delle armi (**), e detto da un militare di massimo grado, vorrà ben dire qualcosa.
E come non sentire “puzza di bruciato”anche in questa attuale vicenda di spie (guarda caso russe e proprio in questi momenti) ricordando il popolare detto che recita “ a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca”?
Tutto questo atteggiamento di sana e fondata diffidenza, perlomeno a mio parere, andrebbe sempre comunque esercitato riguardo ad ogni rappresentazione politica e mediatica e non solo in questa particolare vicenda.
Ad ognuno quindi valutare...
(*) https://www.youtube.com/watch?v=GLgQYPcBL9k
(**) Nel suo discorso di commiato del 17 gennaio 1961, trasmesso per radio e televisione, il presidente Dwight Eisenhower avvertì il popolo degli Stati Uniti riguardo al pericolo costituito dal "complesso militare-industriale"
Germano Bosisio
























