San Zeno: Messa in ricordo di don Giancarlo, un "prete felice"

A un mese dalla sua improvvisa scomparsa, la comunità di San Zeno continua a stringersi nel ricordo di don Giancarlo Cereda. Mercoledì 8 luglio la chiesa della frazione di Olgiate Molgora ha accolto tantissimi fedeli per la Santa Messa celebrata in occasione del trigesimo della morte dello storico sacerdote, spentosi lo scorso mese all'età di 86 anni a seguito alle complicazioni provocate da una caduta.
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La partecipazione è stata numerosa e sentita. A distanza di trenta giorni, il vuoto lasciato da don Giancarlo è ancora profondo. Per trentadue anni è stato infatti una presenza costante per la comunità di San Zeno, accompagnando intere generazioni nei momenti più importanti della loro vita. A settembre avrebbe dovuto lasciare la parrocchia per assumere un nuovo incarico a Lecco, un passaggio che il destino ha interrotto improvvisamente, lasciandogli di fatto concludere il suo ministero nel posto che amava. 
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Don Emanuele

La messa è stata concelebrata da diversi sacerdoti del territorio, tra cui don Emanuele Colombo, parroco di Olgiate Molgora, che oggi segue anche la comunità di San Zeno. A pronunciare l'omelia è stato invece monsignor Carlo Faccendini, Abate di Sant'Ambrogio a Milano, che ha voluto rileggere la vita sacerdotale di don Giancarlo attraverso le letture liturgiche tradizionalmente proposte per il funerale di un sacerdote.
“Le letture che abbiamo ascoltato – ha spiegato – raccontano in profondità che cosa significa essere prete”. Dall'Ultima Cena alla Croce fino alla Risurrezione, il filo conduttore è stato quello del dono di sé: “Gesù insegna che la vera grandezza non sta nel comandare, ma nel servire, nel non trattenere la propria vita per sé, ma nel donarla agli altri”.
Proprio in questo stile di servizio il celebrante ha riconosciuto l'essenza del ministero di don Giancarlo. “Se c'è una cosa che tutti raccogliamo dalla sua vita è l'esercizio della carità, la cura per la carità, questa sensibilità particolare verso gli altri”. Monsignor Faccendini ha ricordato anche gli anni trascorsi dal sacerdote nella periferia milanese di piazza Ovidio, un contesto difficile dove aveva saputo distinguersi per determinazione, libertà e attenzione verso le persone più fragili. Un tratto che, ha sottolineato, ha continuato ad accompagnarlo anche negli anni vissuti a San Zeno.
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L'omelia si è trasformata anche in una riflessione rivolta ai fedeli. “Chi vuole vivere mettendo la propria vita a disposizione degli altri paga un prezzo. La croce fa parte della vita cristiana”. Da qui l'invito a interrogarsi personalmente: “Che cosa pago per restare credente? Che cosa costa oggi la mia fede? Se la vita cristiana non ci costa nulla, forse significa che non le stiamo dando il valore che merita”. Parole che hanno invitato la comunità non soltanto a ricordare il proprio parroco, ma anche a raccoglierne concretamente l'eredità spirituale.
Infine, monsignor Faccendini ha tratteggiato il ricordo più personale di don Giancarlo, definendolo “un prete felice”. “Era felice della sua vocazione, felice del suo ministero, felice di donare la propria vita agli altri. Ogni volta che lo incontravo mi colpiva la sua serenità, una serenità che aveva radici profonde e nasceva dalla consapevolezza di vivere pienamente il Vangelo”.
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Monsignor Carlo Faccendini

L'ultimo pensiero è stato dedicato a ciò che ogni persona lascia dietro di sé. “Di noi resta il bene. Passano il carattere, le cose materiali. Rimane invece il bene compiuto, la generosità, lo sguardo buono verso gli altri. È questo che rende una vita davvero bella, piena e significativa”. Un messaggio che ha trovato eco nel silenzio e nella commozione della chiesa di San Zeno, dove i tanti parrocchiani presenti hanno rinnovato il loro affetto per un sacerdote che, con affetto, semplicità e spirito di servizio, ha lasciato un segno profondo nella storia della comunità.
E.Ma.
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