Calusco: "Occhio al Ponte" riunisce esperti, sindaci e cittadini per un confronto
La convinzione è condivisa da tutti: un nuovo ponte sull'Adda è necessario. Ma altrettanto condivisa, almeno tra tante delle quasi duecento persone presenti giovedì sera a Calusco d'Adda, è l'idea che un'infrastruttura destinata a cambiare il volto del territorio per i prossimi cent'anni non possa nascere da una scelta affrettata o priva di un reale confronto con le comunità locali.

È stato questo il filo conduttore del convegno pubblico di giovedì 2 luglio promosso dalla Rete Occhio al Ponte in collaborazione con il Comitato per la tutela e la valorizzazione del Quartiere Ponte e del Monastero dei Verghi, ospitato nella sala civica di via dei Tigli a Calusco e dedicato al futuro del collegamento tra le province di Bergamo e Lecco. Un tema tornato di strettissima attualità proprio nella giornata di giovedì, quando ben 43 Comuni del Lecchese, della Bergamasca e del Vimercatese hanno sottoscritto una lunga lettera indirizzata a RFI e Italferr, oltre che al Ministero delle Infrastrutture, a Regione Lombardia e alle Province di Bergamo e Lecco, manifestando la propria contrarietà all'ipotesi di realizzare il nuovo ponte ferroviario praticamente in aderenza allo storico Ponte San Michele.

Oltre un centinaio le persone presenti in sala, tra sindaci del territorio, amministratori locali, rappresentanti di associazioni e comitati, il presidente dell'Ecomuseo Adda di Leonardo, il consigliere regionale Gianmario Fragomeli, consiglieri provinciali, il presidente del Parco Adda Nord e numerosi cittadini. Ad aprire la serata è stato Giorgio Mazzola, tra i promotori della Rete Occhio al Ponte, che ha invitato ad affrontare il tema con razionalità e lungimiranza, richiamando il pensiero del premio Nobel Daniel Kahneman. "La mente umana – ha ricordato – utilizza due sistemi: uno veloce e istintivo e uno lento, razionale e approfondito. Ho l'impressione che oggi sul secondo ponte si stia utilizzando soprattutto il primo. Ma un'opera di questa portata richiede studio, conoscenza e capacità di guardare lontano".



De Miranda ha ricordato come quel progetto prevedesse già allora un nuovo ponte collocato a una distanza tale da salvaguardare il valore paesaggistico e monumentale del San Michele, pur mantenendo il collegamento con le stazioni ferroviarie di Paderno e Calusco. Un progetto arrivato a uno stadio molto avanzato ma poi mai realizzato.

L'ingegnere ha quindi illustrato le principali criticità legate alla progettazione di un'opera in una valle tanto complessa dal punto di vista geomorfologico, soffermandosi anche sugli studi geologici relativi ai presunti rischi di frana nella zona individuata da RFI. Secondo De Miranda, le analisi oggi disponibili meriterebbero ulteriori approfondimenti, poiché il territorio non può essere interpretato con una distinzione netta tra aree "sicure" e “insicure”.


Le simulazioni richiamate indicano un aumento dei flussi veicolari sul nuovo ponte fino a circa 14 mila mezzi al giorno, contro i circa 5.700 attuali. Per questo Taiariol ha sottolineato come le infrastrutture viarie di collegamento – dalla Pedemontana al nodo di Usmate fino alle altre opere previste – dovrebbero essere completate prima dell'apertura del ponte e non successivamente, così da evitare che il traffico venga scaricato sui centri abitati.


Un'opera che, a suo giudizio, perderebbe inevitabilmente parte del proprio valore se affiancata da una nuova struttura realizzata a soli trenta metri di distanza. “La buona ingegneria – ha affermato – non è quella che si impone sul paesaggio, ma quella che dialoga con esso”. Il professore si poi rivolto al pubblico e più in generale alle comunità che vivono attorno al San Michele: “Voi ci tenete a questo ponte?”. Una domanda cruciale da tenere a mente nella progettazione di un secondo viadotto.



Al termine delle relazioni il dibattito si è aperto agli interventi del pubblico. Tra i temi affrontati anche l'ipotesi, presentata attraverso alcune tavole elaborate da un gruppo di professionisti di Siena, di prolungare la vita del Ponte San Michele mediante l'impiego di innovativi cavi in fibra di carbonio.



La serata si è conclusa con un ultimo appello dei promotori, ossia sostenere la candidatura del Ponte San Michele tra i "Luoghi del Cuore" del FAI, nella convinzione che la valorizzazione del monumento possa rappresentare un ulteriore elemento per rafforzarne la tutela e orientare le future scelte progettuali verso soluzioni maggiormente condivise con il territorio. (CLICCA QUI per votare)
La diretta del convegno è stata pubblicata sulla pagina Facebook della Rete Occhio al Ponte e rimarrà visibile per i prossimi 30 giorni.

È stato questo il filo conduttore del convegno pubblico di giovedì 2 luglio promosso dalla Rete Occhio al Ponte in collaborazione con il Comitato per la tutela e la valorizzazione del Quartiere Ponte e del Monastero dei Verghi, ospitato nella sala civica di via dei Tigli a Calusco e dedicato al futuro del collegamento tra le province di Bergamo e Lecco. Un tema tornato di strettissima attualità proprio nella giornata di giovedì, quando ben 43 Comuni del Lecchese, della Bergamasca e del Vimercatese hanno sottoscritto una lunga lettera indirizzata a RFI e Italferr, oltre che al Ministero delle Infrastrutture, a Regione Lombardia e alle Province di Bergamo e Lecco, manifestando la propria contrarietà all'ipotesi di realizzare il nuovo ponte ferroviario praticamente in aderenza allo storico Ponte San Michele.

Oltre un centinaio le persone presenti in sala, tra sindaci del territorio, amministratori locali, rappresentanti di associazioni e comitati, il presidente dell'Ecomuseo Adda di Leonardo, il consigliere regionale Gianmario Fragomeli, consiglieri provinciali, il presidente del Parco Adda Nord e numerosi cittadini. Ad aprire la serata è stato Giorgio Mazzola, tra i promotori della Rete Occhio al Ponte, che ha invitato ad affrontare il tema con razionalità e lungimiranza, richiamando il pensiero del premio Nobel Daniel Kahneman. "La mente umana – ha ricordato – utilizza due sistemi: uno veloce e istintivo e uno lento, razionale e approfondito. Ho l'impressione che oggi sul secondo ponte si stia utilizzando soprattutto il primo. Ma un'opera di questa portata richiede studio, conoscenza e capacità di guardare lontano".

Giorgio Mazzola e Roberto Brunelli
Un saluto è arrivato anche da Roberto Brunelli, rappresentante del Comitato Verghi, nato un anno fa proprio per difendere il quartiere storico di Calusco dal rischio che la nuova infrastruttura venga costruita a poche decine di metri dal San Michele, comportando demolizioni di abitazioni ed edifici pubblici e trasformando radicalmente un'intera porzione di paese.
Edoardo Mazzilli
A moderare l'incontro è stato il giornalista di Merateonline Edoardo Mazzilli, che ha lanciato un appello alla responsabilità verso le future generazioni. "Tra pochi anni il Ponte San Michele compirà 140 anni. Ha attraversato due guerre mondiali, il boom economico, la diffusione dell'automobile, l'alta velocità ferroviaria e persino l'era di Internet. Il nuovo ponte vivrà probabilmente altrettanto a lungo, per questo va progettato pensando non soltanto alle esigenze di oggi, ma anche a quelle di chi verrà dopo di noi”.
L’ingegner Mario De Miranda
Il primo intervento è stato affidato all'ingegner Mario De Miranda, tra i maggiori esperti internazionali nella progettazione di ponti, che ha illustrato alcune delle opere realizzate in Europa, America Latina e Africa, soffermandosi poi sul contesto della valle dell'Adda e sul progetto elaborato negli anni Ottanta dal padre Fabrizio De Miranda, vincitore del concorso nazionale indetto per affiancare il Ponte San Michele.
L'ingegnere ha quindi illustrato le principali criticità legate alla progettazione di un'opera in una valle tanto complessa dal punto di vista geomorfologico, soffermandosi anche sugli studi geologici relativi ai presunti rischi di frana nella zona individuata da RFI. Secondo De Miranda, le analisi oggi disponibili meriterebbero ulteriori approfondimenti, poiché il territorio non può essere interpretato con una distinzione netta tra aree "sicure" e “insicure”.

L’ingegner Chiara Taiariol
Il tema della mobilità è stato invece affrontato dall'ingegner Chiara Taiariol, esperta della società META e specializzata nella pianificazione dei trasporti. Pur evitando di entrare nel merito della collocazione del nuovo ponte, ha spiegato come l'opera non possa essere considerata isolatamente ma debba inserirsi all'interno di una strategia viabilistica molto più ampia. Secondo gli studi illustrati, infatti, il futuro collegamento non rappresenterebbe semplicemente un nuovo attraversamento tra Paderno e Calusco, ma un'importante connessione tra Bergamo, Monza e la Pedemontana, attirando nuovo traffico anche perché alternativo all'autostrada A4. 
Le simulazioni richiamate indicano un aumento dei flussi veicolari sul nuovo ponte fino a circa 14 mila mezzi al giorno, contro i circa 5.700 attuali. Per questo Taiariol ha sottolineato come le infrastrutture viarie di collegamento – dalla Pedemontana al nodo di Usmate fino alle altre opere previste – dovrebbero essere completate prima dell'apertura del ponte e non successivamente, così da evitare che il traffico venga scaricato sui centri abitati.

Il professor Edo Bricchetti
Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti storici e culturali grazie all'intervento del professor Edo Bricchetti, architetto e tra i maggiori esperti italiani di archeologia industriale, che ha definito il Ponte San Michele "un patrimonio nazionale" e uno dei più importanti paesaggi culturali europei. Richiamando le convenzioni internazionali sottoscritte dall'Italia sulla tutela del paesaggio e dell'eredità culturale, Bricchetti ha ricordato come il ponte non rappresenti soltanto un'infrastruttura, ma un simbolo identitario capace di raccontare la storia industriale della valle dell'Adda. 
Un'opera che, a suo giudizio, perderebbe inevitabilmente parte del proprio valore se affiancata da una nuova struttura realizzata a soli trenta metri di distanza. “La buona ingegneria – ha affermato – non è quella che si impone sul paesaggio, ma quella che dialoga con esso”. Il professore si poi rivolto al pubblico e più in generale alle comunità che vivono attorno al San Michele: “Voi ci tenete a questo ponte?”. Una domanda cruciale da tenere a mente nella progettazione di un secondo viadotto.

Carla Rocca
L'ultimo intervento è stato quello di Carla Rocca, già sindaca di Solza e componente della Rete Occhio al Ponte, che ha illustrato il percorso portato avanti dal coordinamento di cittadini e amministratori locali. Rocca ha ribadito che nessuno mette in discussione la necessità di un nuovo attraversamento dell'Adda, ma ha criticato il metodo seguito finora dalle istituzioni, accusate di aver lasciato i territori soli davanti a una scelta destinata ad avere conseguenze enormi sul paesaggio, sulla qualità della vita e sulla mobilità. 
Una proposta alternativa alla realizzazione del nuovo ponte a pochi metri dal San Michele
“La politica – ha sottolineato – dovrebbe avere il ruolo di regia, cercando la soluzione migliore per conciliare interessi anche diversi tra loro. I cittadini hanno fatto uno sforzo enorme elaborando proposte alternative. Ora spetta alle istituzioni ascoltarle”.
Al termine delle relazioni il dibattito si è aperto agli interventi del pubblico. Tra i temi affrontati anche l'ipotesi, presentata attraverso alcune tavole elaborate da un gruppo di professionisti di Siena, di prolungare la vita del Ponte San Michele mediante l'impiego di innovativi cavi in fibra di carbonio.

Il consigliere regionale Gian Mario Fragomeli
Alcuni interventi hanno richiesto risposte alla politica e, chiamato direttamente in causa, il consigliere regionale Gian Mario Fragomeli ha ricordato al propria richiesta al Consiglio regionale nei mesi scorsi rispetto all'istituzione di un tavolo permanente tra Regione, Province e Comuni. “Quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto. Fino a ieri la nostra richiesta non aveva sortito effetto. Oggi 43 enti hanno sottoscritto un documento comune e forse qualcosa sta cambiando”.
Il sindaco di Paderno Gianpaolo Torchio
Sulla stessa linea il sindaco di Paderno d'Adda Gianpaolo Torchio, che ha ringraziato la Rete per il lavoro svolto in questi mesi e ha ribadito la necessità di conoscere il quadro complessivo delle opere viabilistiche collegate al nuovo ponte, sottolineando come i diritti dei cittadini che abitano nelle aree circostanti al ponte debbano essere rispettati e presi seriamente in considerazione nell’ambito della progettazione di un nuovo ponte. 
La serata si è conclusa con un ultimo appello dei promotori, ossia sostenere la candidatura del Ponte San Michele tra i "Luoghi del Cuore" del FAI, nella convinzione che la valorizzazione del monumento possa rappresentare un ulteriore elemento per rafforzarne la tutela e orientare le future scelte progettuali verso soluzioni maggiormente condivise con il territorio. (CLICCA QUI per votare)
La diretta del convegno è stata pubblicata sulla pagina Facebook della Rete Occhio al Ponte e rimarrà visibile per i prossimi 30 giorni.
























