Volontariato che cresce: il racconto che manca
Raccontare il volontariato non significa solo snocciolare dati o descrivere aspetti organizzativi. Significa anche mettere in luce ciò che funziona, le esperienze che tengono insieme le comunità e il valore concreto di chi dedica tempo agli altri. È questo il punto centrale richiamato da Giancarlo Ferrario: accanto all’analisi tecnica, serve una narrazione capace di mostrare anche il volto positivo dell’impegno civico.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo l’ISTAT, nel 2023 sono stati 4,7 milioni gli italiani impegnati nel volontariato, pari al 9,1% della popolazione.
Questa realtà è ben visibile anche sul territorio. Da presidente dell’O.S.G.B. Merate, società sportiva oratoriana che vive soprattutto grazie al contributo dei volontari, vedo ogni giorno persone capaci di moltiplicare disponibilità, tempo ed energie. È da qui che nasce una domanda essenziale: che cosa siamo disposti a fare e che cosa possiamo offrire? Una domanda che, se posta con sincerità, mostra quanto spazio esista ancora per mettersi a disposizione degli altri.
Giovani, risorsa da coinvolgere, In questo quadro, il coinvolgimento dei giovani non è un’opzione secondaria, ma una necessità. Escluderli per abitudine o diffidenza significa impoverire il futuro del volontariato. Al contrario, occorre intercettarne le energie, ascoltarne le idee e affidare loro responsabilità reali. Solo così si costruisce continuità.
Per questo andrebbero abbandonati i luoghi comuni sui ragazzi “apatici” o poco inclini al sacrificio. Sono etichette che semplificano la realtà e finiscono per allontanare invece di coinvolgere.
L’esperienza dimostra il contrario: quando vengono chiamati in causa, i giovani rispondono. Portano energie, capacità di iniziativa e uno sguardo nuovo. Il compito degli adulti è creare le condizioni perché possano diventare parte attiva di questo percorso.
Raccontare il bene per costruire futuro. Il punto, in fondo, è semplice: il bene va raccontato. Perché il positivo genera altro positivo, e una comunità cresce anche attraverso le storie che sceglie di mettere al centro. Se si vuole costruire un futuro diverso, bisogna iniziare da qui.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo l’ISTAT, nel 2023 sono stati 4,7 milioni gli italiani impegnati nel volontariato, pari al 9,1% della popolazione.
Questa realtà è ben visibile anche sul territorio. Da presidente dell’O.S.G.B. Merate, società sportiva oratoriana che vive soprattutto grazie al contributo dei volontari, vedo ogni giorno persone capaci di moltiplicare disponibilità, tempo ed energie. È da qui che nasce una domanda essenziale: che cosa siamo disposti a fare e che cosa possiamo offrire? Una domanda che, se posta con sincerità, mostra quanto spazio esista ancora per mettersi a disposizione degli altri.
Giovani, risorsa da coinvolgere, In questo quadro, il coinvolgimento dei giovani non è un’opzione secondaria, ma una necessità. Escluderli per abitudine o diffidenza significa impoverire il futuro del volontariato. Al contrario, occorre intercettarne le energie, ascoltarne le idee e affidare loro responsabilità reali. Solo così si costruisce continuità.
Per questo andrebbero abbandonati i luoghi comuni sui ragazzi “apatici” o poco inclini al sacrificio. Sono etichette che semplificano la realtà e finiscono per allontanare invece di coinvolgere.
L’esperienza dimostra il contrario: quando vengono chiamati in causa, i giovani rispondono. Portano energie, capacità di iniziativa e uno sguardo nuovo. Il compito degli adulti è creare le condizioni perché possano diventare parte attiva di questo percorso.
Raccontare il bene per costruire futuro. Il punto, in fondo, è semplice: il bene va raccontato. Perché il positivo genera altro positivo, e una comunità cresce anche attraverso le storie che sceglie di mettere al centro. Se si vuole costruire un futuro diverso, bisogna iniziare da qui.
Emilio Colombo Presidente O.S.G.B. Merate
























