Il volontariato cresce, è ora di raccontare cose buone

Oggi leggiamo e ascoltiamo quasi sempre le stesse parole: Covid, crisi economica, materie prime alle stelle, inflazione che morde… E soprattutto guerra. Guerra dappertutto. La Russia che invade l’Ucraina; Israele che rade al suolo prima Gaza e ora il sud del Libano; gli USA che destituiscono il presidente venezuelano Maduro, minacciano l’Iran e puntano Cuba; il Sudan dilaniato da una guerra civile che nessuno racconta più. Tutto vero. Purtroppo vero. Con un quadro così cupo le notizie positive faticano a trovare lo spazio che meritano. Eppure ci sono. E devono essere raccontate. Se lasciamo che la nostra quotidianità sia riempita solo da ansia, insicurezza, negatività e paura finiamo per spegnere anche la speranza. E invece la speranza c’è.
Secondo i dati ISTAT 2023, 4,7 milioni di italiani - il 9,1% della popolazione - dedicano parte del loro tempo al volontariato, anche se rispetto al 2013 c’è stata una diminuzione del 3,6% Ma c’è pure il rovescio della medaglia: dal 2013 sono raddoppiati i volontari che si spendono su due fronti contemporaneamente. Tra le motivazioni dell’attività di volontariato sono menzionati gli ideali condivisi (31,1%) e il bene comune (21,5%); nel volontariato organizzato, le emergenze (27,5%) e l’assistenza alle persone in difficoltà (24,6%). Il tempo medio dedicato a queste attività (da 19 a 18 ore nelle quattro settimane) l’impegno volontario si conferma come pilastro della coesione sociale.
Il non profit non si ferma. Cresce. Lo certifica un’indagine del CENSIS del 2024. Le organizzazioni aumentano dell’1,6% mentre i dipendenti aumentano del 10,2% Le istituzioni non profit attive in Italia sono 368 mila e impiegano 949 mila dipendenti. Calano le coop sociali (erano 14.977) ma crescono le associazioni (306.252) e le fondazioni (8.349). I due terzi delle istituzioni non profit hanno un orientamento solidaristico: i loro servizi o attività sono orientate alla collettività in generale e quindi al benessere degli individui, anche diversi dai soci aderenti.
Tutto ciò si vede anche a Merate e nella nostra Brianza dove vi sono migliaia di persone che dedicano il proprio tempo agli altri e centinaia di associazioni - supplire in mezzo a mille difficoltà - vanno ad occupare i vuoti che lascia lo Stato.
Insomma c’è altro. C’è chi sceglie di restare, di curare, di costruire nello sport, nella cultura, nel sociale… E allora dobbiamo sforzarci a raccontare anche le cose positive. Soprattutto ai nostri giovani, per dare loro una prospettiva. Basta con i luoghi comuni. Basta con “i ragazzi di oggi sono apatici, non hanno voglia di fare nulla, non vogliono fare sacrifici…”. Beh, con il quadro che abbiamo dipinto all’inizio come potremmo pretendere il contrario? Se gli offriamo solo negatività perché dovrebbero sognare? I giovani hanno bisogno di essere coinvolti, provocati, valorizzati e resi protagonisti. Non vogliono solo uno stipendio giusto; vogliono senso, conciliare vita-lavoro, formarsi, crescere, essere responsabili. Vogliono aziende che parlino di welfare, diritti, diversità e inclusione…
E quando li coinvolgi succedono cose straordinarie. L’ho visto con i miei occhi anche domenica scorsa alla Greppi Run di Monticello. Mi si è stretto il cuore. Gli studenti dell’Itc Greppi erano ovunque: alle iscrizioni, ai luoghi di ristoro lungo il percorso, alla festa finale. Villa Greppi non è l’edificio scolastico più bello della provincia, ma l’hanno reso accogliente, colorato, creativo e vivo grazie al progetto di street art avviato qualche anno fa. E da quel clima - creativo e costruttivo - è nata anche la Greppi Run. Una sfida lanciata dai professori e raccolta dagli studenti con entusiasmo. 
Il bello chiama il bello. Il positivo chiama il positivo. E se vogliamo un futuro diverso, dobbiamo cominciare a raccontarlo. Oggi.
Giancarlo Ferrario
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