San Zeno si ferma per l'ultimo saluto a don Jacky. Cori da stadio, canti, bandiere per il pastore che che il sabato sera cercava i ragazzi al bar per confessarli

Don Giancarlo, per tutti Jacky, era “uno di noi”, uno della curva se volessimo usare il gergo da stadio o un pastore con addosso l'odore delle sue pecore, per mutuare una espressione di Papa Francesco.
E la sua “piazza Zeno” lo ha ricordato a tutta la comunità con un saluto memorabile, tra bandiere, cori, botti e la canzone che lui tanto amava “Ti ringrazio mio Signore” nella versione rappata da dj Matrix su testo di padre Angelo Sequeri.
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Una folla attesa e incalcolabile quella che nel pomeriggio di oggi, lunedì 8 giugno, ha raggiunto la chiesa di San Zeno per l'ultimo saluto al sacerdote, classe 1940, prete da 61 anni, morto inaspettatamente nella notte tra giovedì e venerdì sembra per le conseguenze di una caduta accidentale sul sagrato, avvenuta nella sera del 2 giugno.

Imponente il dispiegamento messo in campo per evitare problemi di parcheggio e ressa, con un servizio navetta da e verso gli spazi sosta.
A officiare la funzione è stato monsignor Franco Agnesi, vicario episcopale, unitamente a tanti sacerdoti del Decanato o amici di don Giancarlo che hanno voluto stringersi ai famigliari e alla comunità, scossa da questa perdita.
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Qualche giorno prima del decesso il sacerdote aveva annunciato il suo trasferimento, su richiesta del vescovo, presso la clinica Talamoni di Lecco. Incarico che aveva accettato in virtù dell'obbedienza e che aveva destato non poco dolore tra la gente con cui da 34 anni viveva spalla a spalla. Nulla però avrebbe lasciato presagire una partenza definitiva e improvvisa come quella tragicamente accaduta poco dopo.
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Nel corso della sua omelia, il prelato ha ricordato la capacità che don Giancarlo aveva di “preparare un posto” per chi aveva bisogno, il suo spirito di servizio (“come colui che serve al banchetto e non come un commensale”), la sua sensazione di sentirsi ogni tanto abbandonato dal Signore ma al tempo stesso rincuorato dal suo Amore e riempito dalla sua Speranza e infine la sua caratteristica principale che era quella di dare Pace e riconciliazione stando in mezzo alla sua gente.

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Terminata la funzione, lunga è stata la carrellata di ricordi, aneddoti, pensieri che si sono susseguiti sull'altare.
Primo ad aprire la sequenza è stato il nipote che ha condiviso con la comunità qualche “immagine” di famiglia dello “zio Carlo” che raccontava storie delle sacre Scritture, che giocava ai soldatini in una guerra che non aveva mai vinti né morti, che con un sorriso e una carezza sapeva rincuorare e dare speranza.
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Commosso il sindaco di Olgiate Giovanni Battista Bernocco (che ha presenziato con la fascia tricolore alla funzione assieme a Danilo Villa di Verderio, paese natale della famiglia, Stefano Motta di Calco, Luisa Airoldi di Cesana) che ne ha ricordato la vicinanza ai più deboli, la capacità di dialogo e di creare ponti tra le generazioni.
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E' stata poi la volta di giovani, educatori, ragazzi dell'oratorio che hanno raccontato un pezzo del loro don Jacky, che era il primo a infervorarsi per una novità, che non restava mai indietro, bravissimo nel costruire relazioni e nell'azzerare le distanze, capace di cogliere il bello e il buono in ciascuno.

E proprio quest'ultima caratteristica è stata il filo conduttore dei ricordi dei ragazzi di piazza Zeno, quelli “che più ti hanno fatto disperare, che ti hanno tolto ore di sonno ma che tu eri il primo a difendere e a cui più di tutti hai voluto bene. Ci hai insegnato il valore dell'amicizia e a non mollare mai. Piazza Zeno non sarà più come prima senza di te”.
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Un sacerdote che il sabato sera andava al “Jacky pub” per stare con i giovani, guardare con loro la partita, ridere, scherzare e che...era capace di andarli a cercarli con il Vangelo in mano per confessarli.
“Un capo della piazza” che non si può sostituire ma sul cui ricordo e sulla cui testimonianza si deve andare avanti. Nel suo nome e con il suo sguardo sorridente a vegliare ancora dall'alto le marachelle dei ragazzi di piazza Zeno.
Il feretro del sacerdote, uscito tra due ali di folla, è stato infine accompagnato da un lungo corteo sino al cimitero del paese.
S.V.
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