Airuno: in tanti alla serata su reati, pena e prevenzione

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Come reagisce lo Stato di fronte a un reato? Come viene quantificata la pena? E soprattutto, come si trasmette il valore della legalità alle nuove generazioni in un mondo che cambia così rapidamente? Questi sono stati i temi al centro dell'incontro sulla disciplina penalistica, guidato dal moderatore Matteo Tavola e condotto dall'avvocato penalista Silvia Schenatti e dal Commissario Capo della Polizia di Stato Marta Casati tenutosi presso la biblioteca di Airuno.
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Schenatti ha aperto il suo intervento smontando alcuni dei luoghi comuni più diffusi sul sistema penale, a partire dal ruolo del difensore. "Il compito dell'avvocato non è garantire l'impunità, ma assicurare un giusto verdetto, verificando rigorosamente che vengano garantiti tutti i diritti dell'imputato". Ma cos'è, di fatto, la pena? L'avvocato ha spiegato che la sanzione penale si fonda su tre finalità: retributiva, ovvero il "pagamento" per il male commesso, preventiva per dissuadere il reo e la società dal commettere altri reati, o rieducativa che porta ad un percorso di reinserimento sociale.
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L'avvocato Silvia Schenatti, Matteo Tavola e il commissario capo Marta Casati

Le pene si dividono in principali (detentive e pecuniarie) e accessorie, queste ultime applicate in modo automatico come conseguenza della condanna (ad esempio l'interdizione dai pubblici uffici). Inoltre, è stato chiarito un punto fondamentale: la parola "delitto" non è sinonimo di omicidio, ma definisce una specifica categoria di reati, i più gravi, contrapposti alle contravvenzioni. Un focus tecnico ha riguardato la dosimetria della pena, regolata dall'articolo 133 del Codice Penale. Il giudice non decide a braccio, ma muovendosi dentro una "forbice" tra un minimo e un massimo edittale. Ad esempio, per l'omicidio la pena base non può essere inferiore a 21 anni. A spostare l'ago della bilancia sul quantum finale della pena intervengono diversi elementi e circostanze, le cosiddette aggravanti e attenuanti. Attraverso il supporto di alcune slide e la proposta di un caso fittizio, l'avvocato airunese ha mostrato al pubblico come il giudice debba effettuare il complesso "bilanciamento" quando coesistono spinte opposte, per arrivare a una pena proporzionata al fatto e al reo.
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Se il codice penale interviene dopo che il reato è stato commesso, la relazione del Commissario Capo Marta Casati si è concentrato sul prima, spostando l'asse sulla prevenzione e sulla responsabilità collettiva. "La legalità si costruisce insieme. Non è un’imposizione, ma una scelta condivisa e un atto di responsabilità. Ricordare il passato va bene, ma solo se ci rende attivi nel presente".  Il Commissario ha offerto una metafora che spesso porta nelle scuole: la regola è come il bastone che sostiene le piante nella crescita, non serve a stringere o punire, ma a permettere alla pianta, così come all'individuo, di crescere in un confine necessario al suo corretto sviluppo. Il dibattito ha poi toccato, grazie agli interventi del numeroso pubblico, il tema drammatico del femminicidio, evidenziando come sia l'unico tipo di omicidio  in crescita costante. Se in passato veniva trattato semplicemente come un omicidio aggravato dalle relazioni affettive, oggi l'attenzione legislativa è massima, ma gli strumenti repressivi non bastano. "Se si arriva al punto in cui è necessario attivare un Codice Rosso significa che lo Stato e la società hanno già fallito sul piano della prevenzione" ha continuato Casati, sottolineando quanto sia importante lavorare fin da subito sulla cultura del rispetto.
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Il mondo cambia e con esso i reati, che oggi si spostano massicciamente sul digitale, questo scenario richiede un approccio radicalmente diverso alla vita e alle relazioni, ha aggiunto il sindaco di Airuno Gianfranco Lavelli, presente alla serata. "La sfida più complessa è generazionale: la chiave di lettura di questi fenomeni deve necessariamente arrivare dall'adulto, il quale però si trova nella posizione di dover decifrare un mondo digitale che non ha vissuto sulla propria pelle durante la crescita" ha risposto il Commissario, condividendo la sua esperienza negli istituti, più facile alla primaria, dove i bambini sono come spugne che accolgono i concetti di rispetto e regola in modo naturale, senza preconcetti e alla secondaria, dove l'approccio appare più difficile quando in realtà i ragazzi nascondono un profondo desiderio di essere parte di qualcosa di grande, anche di dinamiche che gli adulti credono lontane dalle loro sensibilità.
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La bibliotecaria Roberta Consonni, il sindaco Gianfranco Lavelli, il consigliere Franco Riva, l'avvocato Silvia Schenatti, Matteo Tavola e il Commissario Marta Casati


L'incontro si è chiuso con un richiamo  alla responsabilità educativa, citando la celebre lezione di Don Milani: "Se sai sei, se non sai sarai di qualcun altro", perché la conoscenza della legge e la cultura della legalità sono l'unico vero strumento di libertà e cittadinanza attiva.
I.Bi.
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