Ponti: tra le 15 domande Federico Airoldi risponde per la parte di competenza

Alle 15 domande, molto acute e precise, poste da Alessandro di Merate e sindaci, consiglieri provinciali e consiglieri regionali, per la parte di competenza comunale risponde Federico Airoldi, primo cittadino di Brivio. L'auspicio è che anche la Provincia risponda alle domande più direttamente indirizzate a Villa Locatelli, e, parimenti, anche i consiglieri regionali di maggioranza, quindi maggiormente influenti, Mauro Piazza e Giacomo Zamperini.
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Rispondo alle cortesi richieste di chiarimento avanzate dal signor Alessandro di Merate come ho fatto in precedenza con chi mi ha interpellato.
Ritengo utile rispondere, a maggior ragione alla terza settimana dalla chiusura del ponte, che ha permesso di acquisire dati certi sulla viabilità alternativa post chiusura.

E’ vero che il ponte di Brivio era addirittura a rischio crollo e non c’era alcuna possibilità di intervenire senza chiuderlo completamente, per quale motivo negli ultimi trent’anni nessuno si è mai accorto di una tale situazione di degrado?
Va fatta una premessa sulla proprietà del Ponte, che può sembrar banale ma ai fini della responsabilità e della manutenzione non lo è. Il decreto legislativo 112 del 1998 aveva trasferito le competenze sulla proprietà e la manutenzione del Ponte da Anas a Regione Lombardia e successivamente Regione Lombardia le aveva trasferite alle provincie di Lecco, Bergamo e Como. Dal 3 maggio 2021 l’infrastruttura è tornata in carico ad Anas che ha denominato l’asse viario Como – Bergamo come Strada Statale 342 Briantea.
Prima del trasferimento delle competenze ad Anas si erano susseguiti interventi da parte della Provincia di Lecco e Bergamo nel 2014 (160.000,00 euro per il consolidamento di un pilone) nel 2016 su mia espressa richiesta per verificare lo stato generale della struttura e nel 2017 su alcune travi d’armatura a seguito della verifica condotta nel 2016.
Nel 2021 subentra Anas che avvia in autonomia, su tutti i ponti di sua proprietà, una serie di verifiche e controlli previsti dal DM 578 del 2020 emanato a seguito del crollo del Ponte Morandi. Nel 2020 non c’erano certezze sullo stato di conservazione ed esercizio delle strutture in cemento armato che costituiscono il viadotto. Le varie e complesse verifiche, condotte dal professor Gentile e da una equipe del Politecnico di Milano, che si sono susseguite sino alla primavera del 2025, hanno escluso il rischio di crollo e determinato la necessità di un intervento strutturale complesso ed articolato per rinforzare la struttura e portarla ad una condizione d’esercizio che consentirà il transito di automezzi sino a 44 tonnellate.

Se è vero che l’annuncio del blocco risale ad un annetto fa (vado a spanne), per quale motivo il sindaco di Brivio – ultimo anello della catena – non si è rivolto ai suoi referenti provinciali e regionali per chiedere l’installazione di un ponte provvisorio, magari di quelli che il genio civile tira su in una notte in caso di frane e interruzioni? Magari minacciando, in caso di diniego, polemiche dimissioni (ah ah ah)?
Anas ha trasmesso ai comuni di Brivio e Cisano Bergamasco il progetto esecutivo delle opere attualmente in corso d’esecuzione il 6 agosto 2025 evidenziando che l’esecuzione ne prevedeva la chiusura al transito. Da inizio settembre 2025 si sono susseguite una serie di riunioni che hanno coinvolto i due comuni, le provincie di Lecco e Bergamo, Regione Lombardia, Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e le Prefetture di Lecco e Bergamo. Durante gli incontri è stato chiesto di valutare soluzioni alternative e provvisorie, sia per l’attraversamento pedonale sia per quello viabilistico. Per quanto riguarda il territorio di Brivio l’ipotesi di installazioni provvisorie è stata ritenuta tecnicamente non percorribile. La tipologia dei lavori sul ponte è incompatibile ai fini della sicurezza con il transito dei pedoni. L’attraversamento provvisorio per automobili non realizzabile per due motivi. La rete stradale del centro storico di Brivio (in alcuni punti costituita da strade strette ed a senso unico) non può ricevere un alto flusso di veicoli in entrata ed in uscita e la morfologia del territorio sia sul versante di Brivio sia su quello di Cisano Bergamasco e Pontida non consente l’installazione di strutture provvisorie. Quanto al Genio Militare non nego che ho aperto un canale di contatto per comprendere se a valle di Brivio si può realizzare un attraversamento provvisorio. Le rispondo anche sulle “dimissioni polemiche”. Non porterebbe a niente se non perdere credibilità. Non è con queste prese di posizione che si risolvono i problemi.

Se è vero che l’ha fatto e gli è stato risposto picche, perché il sindaco di Brivio non ha preteso almeno una passerella ciclo-pedonale prima dell’avvio dei lavori e del conseguente blocco?
Domanda interessante. Il tema della necessità di un nuovo attraversamento ciclo pedonale, integrato sul ponte, è stato evidenziato sin dall’inizio della progettazione da parte di Anas, che aveva accolto favorevolmente la richiesta di una passerella a sbalzo. La Soprintendenza è stata ferma ed irremovibile sulla posizione di non autorizzarla per evitare l’alterazione architettonica del Ponte. Scelta non condivisibile per vari motivi, tra i quali l’autorizzazione rilasciata per analoga realizzazione sul ponte gemello a Sorico. Bisogna comunque evidenziare che le opere previste sul ponte non ne avrebbero consentito la realizzazione e l’utilizzo prima della chiusura al transito, sia per motivi strettamente legati alla struttura sia per ragioni di sicurezza.
Ho puntato i piedi e bussato a tutte le porte sino ad ottenere la progettazione di una struttura separata dal Ponte per la quale abbiamo già ricevuto e diffuso il progetto preliminare e sulla quale c’è un impegno concreto e pubblico da parte di Regione Lombardia, Provincia di Lecco ed Anas per reperire i fondi necessari per la costruzione.

 Quando Anas ha comunicato la necessità di chiudere il ponte, perché il presidente della Provincia, i consiglieri provinciali, i consiglieri regionali, i sindaci non si sono rivolti ai loro referenti politici – che in Lombardia governano da sempre in splendida solitudine – per trovare una soluzione alternativa che rendesse meno drammatiche le ricadute su cittadini e attività commerciali che andranno inevitabilmente a fallire?
Rispondo a questa domanda per quanto di mia competenza evidenziando che dopo la comunicazione della chiusura totale in concomitanza con i lavori sia io sia la collega Antonella Sesana abbiamo manifestato numerose perplessità sui percorsi alternativi, chiedendo un intervento fattivo a tutti i livelli con il coordinamento delle Prefetture di Lecco e Bergamo. Il risultato, del tutto prevedibile, è quello che stiamo subendo. Ed era ovvio per il semplice fatto che tra Olginate (ponte Cantù) e Trezzo sull’Adda (Ponte di Trezzo) i tre attraversamenti esistenti hanno limiti strutturali ed infrastrutturali importanti: ponte di Brivio chiuso, ponte San Michele a senso unico alternato e Traghetto di Imbersago che rappresenta ormai più un’attrazione turistica, giustamente da promuovere e tutelare, che un mezzo di passaggio da una sponda all’altra. Questo tema però si inserisce in un più ampio contesto che argomenterò nei prossimi paragrafi.

Perché i sindaci di centrodestra del territorio, non protestano per la chiusura del ponte di Brivio, preferendo abbandonare i cittadini al loro destino piuttosto che irritare con una dichiarazione i vertici provinciali e regionali del partito?
Anche a questa domanda rispondo per quanto di mia competenza evidenziando che non ho avuto alcun timore reverenziale nel chiedere a tutti i livelli e con fermezza una nuova struttura ciclo pedonale. Ho sempre parlato chiaro con i politici eletti in Regione, sia di destra che di sinistra, presenziando ed intervenendo anche agli incontri promossi dal PD senza astenermi dall’avanzare critiche all’operato di Anas e Regione Lombardia. La protesta, a mio avviso, servirebbe a poco se non a creare tensione ed ulteriore disorientamento, disagio tra i residenti nei territori e tra gli utenti.
Ricordo che una sera a settembre del 2018, alle 22, ricevemmo la comunicazione della chiusura del Ponte San Michele a partire dalla mezzanotte dello stesso giorno. Effetto crollo del Ponte Morandi.
Dal giorno successivo Brivio fu interessata da un incremento del traffico del 35% cosa che oggi si ripete a scapito di Paderno d’Adda e limitrofi.
Se per un verso è vero che la necessità di un nuovo ponte è emersa sin dagli anni ’80 per un altro dal 2018 ad oggi, nonostante la netta percezione del problema, a parte la progettazione e l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria, non è stata sviluppata una progettualità per integrare e realizzare le infrastrutture viabilistiche del territorio e della valle dell’Adda in particolare. Per converso nello stesso periodo il territorio ha subito un’antropizzazione spesso disordinata che ha occluso fronti ed interi territori, rendendo assai difficoltosa la realizzazione di nuove arterie facilmente percorribili.
Il disagio viabilistico che stiamo sopportando evidenzia che siamo arrivati al punto di non ritorno.
Tra poco più di un anno il Ponte di Brivio sarà transitabile anche per mezzi fino a 44 tonnellate e ciò comporterà un incremento di traffico di mezzi pesanti esponenziale e, prevedibilmente, quando chiuderà il San Michele si attesterà complessivamente ad un + 40%.
Devo dire molto francamente che siamo arrivati a questo punto anche a causa della frammentazione delle idee e della politica del territorio, che non ha saputo compattarsi sulla condivisione di una proposta operativa da imporre alla Regione. Esperienza insegna che la frammentazione serve solo a non ottenere risultati e lasciare che i cittadini subiscano disagi, conseguenze e soprattutto decisioni calate dall’alto.
Nel 2027 con la riapertura del Ponte di Brivio verrà meno il disagio per molti cittadini ma non cesserà la situazione di precarietà viabilistica che interessa il territorio e si ripresenterà puntuale se nel 2030 chiuderà il San Michele. Serve più di un nuovo ponte.
Faccio appello ai colleghi Sindaci del territorio: è il momento di compattarci su proposte condivise, a prescindere dall’appartenenza e dal sentimento politico, anche se per alcuni territori le scelte comporteranno sacrifici. Altrimenti tra qualche anno saremo ancora qui a discutere degli stessi argomenti, ma con la consapevolezza e la colpa di non aver fatto del nostro meglio per i cittadini.
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