Madonna del Bosco, card. Bagnasco:: "La Chiesa non deve essere moderna ma attuale. Serve il coraggio della parola"
Un’accoglienza calorosa ha fatto da cornice, lunedì 11 maggio, alla serata di chiusura dei giorni di celebrazione presso il Santuario della Madonna del Bosco. Ad accogliere l’illustre ospite e ad aprire l’evento sono stati il rettore del Santuario di Madonna del Bosco padre Giulio Binaghi e il consigliere comunale Francesco Cagliani, che insieme all'amministrazione hanno voluto onorare la presenza del Cardinale Angelo Bagnasco. Davanti a una platea attenta, l'Arcivescovo di Genova ha affrontato il tema "Cristiani oggi: Chiesa sì o no?", offrendo una lettura lucida della contemporaneità, sospesa tra le sfide del secolarismo e la necessità di una nuova evangelizzazione.

Il Cardinale ha esordito distinguendo tra "modernità" e "attualità". Secondo Bagnasco, la Chiesa non deve rincorrere le mode per compiacere il mondo, ma deve essere "attuale", ovvero capace di stare accanto a ogni uomo nella sua misura reale. «Tutto cambierà, ma non il cuore del popolo», ha affermato, sottolineando come l’intelligenza critica sia lo strumento necessario per rispondere a un modo di pensare omologato che sta iniziando a stancare.

L'analisi si è poi spostata sulla cultura dominante, definita come un distillato di individualismo e solitudine. «Il rischio che corriamo è l’ammasso di individualità, che non è affatto una vera società». In questo contesto, la comunità cristiana ha il dovere di rispondere con entusiasmo. «Oggi è necessaria la testimonianza della vita, la coerenza del nostro agire, ma questo non basta più: serve il coraggio della voce. Per troppo tempo siamo stati silenti. Non si tratta di presunzione, ma di evangelizzazione: condividere la gioia di Cristo».
Richiamando il magistero di Paolo VI e Benedetto XVI, Bagnasco ha invitato a recuperare una "ragione ragionante", superando la retorica del "si dice" o del pensiero delegato dalle macchine. Il punto centrale è la ricerca della verità di se stessi: non solo "come" funziona l'uomo a livello scientifico, ma "chi" è l'uomo nel profondo.
«La fede non è un calcolo logico, ma è ragionevole perché porta delle ragioni», ha spiegato. «Nessuno di noi si dà l’esistenza da solo. Solo l’apertura alla trascendenza spiega l’uomo a sè stesso. Senza l’Oltre rimaniamo un enigma, un mistero di luce che però non riusciamo a comprendere fino in fondo». Il Cardinale ha poi duramente criticato il secolarismo moderno, inteso come "ateismo pratico": «Non si nega Dio frontalmente, ma si vive come se Lui non c'entrasse nulla con la nostra vita quotidiana».

Bagnasco ha ricordato che all'origine del Cristianesimo non c’è un'idea o una morale, ma un fatto: Dio si è mostrato con un volto e un cuore in Gesù. «Evangelizzare non è vendere un libro. Il Vangelo è una persona, Gesù pone solo se stesso, e la comunità Cristiana ha il compito di diffondere la sua parola, una vera e propria “follia d’amore”».
«Senza Dio, le speranze sono fragili perché finiscono. Invece ogni frammento di tempo racchiude un principio di eternità. Dio è presente anche nella ripetitività delle cose che oggi ci stanca, perché nulla va perduto».
Uno dei passaggi più densi di significato è stato dedicato al disagio delle nuove generazioni. Bagnasco ha parlato di uno "svuotamento spirituale sistematico" della cultura occidentale, volto a creare un'umanità fragile, confusa e angosciata, più facile da dominare e indurre al consumo «mangiando l’anima e quindi la vita». «La fuga nell'alcol, nella droga, nella sessualità sfrenata e nella violenza, comprendendo anche l'autolesionismo, è un grande grido di aiuto verso il mondo adulto». Il Cardinale ha denunciato le problematiche in cui i giovani di oggi vivono, dove la società veicola una vita fatta di sola immagine, senza sacrificio o stanchezza, portando alla noia e all'incapacità di divertirsi davvero.

Il Cardinal Bagnasco ha volutamente sottolineato la necessità di una maggiore consapevolezza da parte del mondo adulto di fronte alla "valanga" che sta travolgendo i minorenni, sottolineando che non va addossata tutta la colpa alle famiglie, ma a una società che ha smesso di veicolare valori veri.
In conclusione, riprendendo il discorso di Paolo VI alla fine del Concilio Vaticano II, Bagnasco ha ribadito la logica del "Buon Samaritano": la Chiesa ama l'uomo moderno, anche quando è "malato" e smarrito sulla strada. Tuttavia, ha chiarito che l'Umanesimo Cristiano piuttosto che teocentrico sia cristocentrico: «Cristo è la risposta alla nostra domanda esistenziale. Un Dio che bussa alla porta del cuore chiedendo il nostro amore può sembrare follia, ma è una follia che corrisponde a ciò che cerchiamo nel profondo del cuore».
L’intervento si è chiuso con un momento di dialogo e di interventi dei presenti introdotto dai ringraziamenti di padre Giulio e di Francesco Cagliani all'amministrazione comunale e alla comunità attenta di Imbersago.
Il Cardinale ha infine impartito la benedizione, lasciando ai fedeli di Imbersago un messaggio di speranza: la Chiesa rimane santa e universale perché fondata su Cristo, porto sicuro per ogni pellegrino in cerca di senso.

Il Cardinale ha esordito distinguendo tra "modernità" e "attualità". Secondo Bagnasco, la Chiesa non deve rincorrere le mode per compiacere il mondo, ma deve essere "attuale", ovvero capace di stare accanto a ogni uomo nella sua misura reale. «Tutto cambierà, ma non il cuore del popolo», ha affermato, sottolineando come l’intelligenza critica sia lo strumento necessario per rispondere a un modo di pensare omologato che sta iniziando a stancare.

Padre Giulio Binaghi, il cardinale Angelo Bagnasco, il consigliere comunale Francesco Cagliani
L'analisi si è poi spostata sulla cultura dominante, definita come un distillato di individualismo e solitudine. «Il rischio che corriamo è l’ammasso di individualità, che non è affatto una vera società». In questo contesto, la comunità cristiana ha il dovere di rispondere con entusiasmo. «Oggi è necessaria la testimonianza della vita, la coerenza del nostro agire, ma questo non basta più: serve il coraggio della voce. Per troppo tempo siamo stati silenti. Non si tratta di presunzione, ma di evangelizzazione: condividere la gioia di Cristo».
Richiamando il magistero di Paolo VI e Benedetto XVI, Bagnasco ha invitato a recuperare una "ragione ragionante", superando la retorica del "si dice" o del pensiero delegato dalle macchine. Il punto centrale è la ricerca della verità di se stessi: non solo "come" funziona l'uomo a livello scientifico, ma "chi" è l'uomo nel profondo.
«La fede non è un calcolo logico, ma è ragionevole perché porta delle ragioni», ha spiegato. «Nessuno di noi si dà l’esistenza da solo. Solo l’apertura alla trascendenza spiega l’uomo a sè stesso. Senza l’Oltre rimaniamo un enigma, un mistero di luce che però non riusciamo a comprendere fino in fondo». Il Cardinale ha poi duramente criticato il secolarismo moderno, inteso come "ateismo pratico": «Non si nega Dio frontalmente, ma si vive come se Lui non c'entrasse nulla con la nostra vita quotidiana».

Bagnasco ha ricordato che all'origine del Cristianesimo non c’è un'idea o una morale, ma un fatto: Dio si è mostrato con un volto e un cuore in Gesù. «Evangelizzare non è vendere un libro. Il Vangelo è una persona, Gesù pone solo se stesso, e la comunità Cristiana ha il compito di diffondere la sua parola, una vera e propria “follia d’amore”».
«Senza Dio, le speranze sono fragili perché finiscono. Invece ogni frammento di tempo racchiude un principio di eternità. Dio è presente anche nella ripetitività delle cose che oggi ci stanca, perché nulla va perduto».
Uno dei passaggi più densi di significato è stato dedicato al disagio delle nuove generazioni. Bagnasco ha parlato di uno "svuotamento spirituale sistematico" della cultura occidentale, volto a creare un'umanità fragile, confusa e angosciata, più facile da dominare e indurre al consumo «mangiando l’anima e quindi la vita». «La fuga nell'alcol, nella droga, nella sessualità sfrenata e nella violenza, comprendendo anche l'autolesionismo, è un grande grido di aiuto verso il mondo adulto». Il Cardinale ha denunciato le problematiche in cui i giovani di oggi vivono, dove la società veicola una vita fatta di sola immagine, senza sacrificio o stanchezza, portando alla noia e all'incapacità di divertirsi davvero.

Il Cardinal Bagnasco ha volutamente sottolineato la necessità di una maggiore consapevolezza da parte del mondo adulto di fronte alla "valanga" che sta travolgendo i minorenni, sottolineando che non va addossata tutta la colpa alle famiglie, ma a una società che ha smesso di veicolare valori veri.
In conclusione, riprendendo il discorso di Paolo VI alla fine del Concilio Vaticano II, Bagnasco ha ribadito la logica del "Buon Samaritano": la Chiesa ama l'uomo moderno, anche quando è "malato" e smarrito sulla strada. Tuttavia, ha chiarito che l'Umanesimo Cristiano piuttosto che teocentrico sia cristocentrico: «Cristo è la risposta alla nostra domanda esistenziale. Un Dio che bussa alla porta del cuore chiedendo il nostro amore può sembrare follia, ma è una follia che corrisponde a ciò che cerchiamo nel profondo del cuore».
L’intervento si è chiuso con un momento di dialogo e di interventi dei presenti introdotto dai ringraziamenti di padre Giulio e di Francesco Cagliani all'amministrazione comunale e alla comunità attenta di Imbersago.
Il Cardinale ha infine impartito la benedizione, lasciando ai fedeli di Imbersago un messaggio di speranza: la Chiesa rimane santa e universale perché fondata su Cristo, porto sicuro per ogni pellegrino in cerca di senso.
G.Lu.
























