Airuno: una riflessione con Ivano Gobbato su Pinocchio

A 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi , la biblioteca di Airuno ha organizzato, in occasione della Giornata del Libro, celebrata il 23 aprile, una serata dedicata a una riflessione della sua opera più nota "Pinocchio" insieme allo scrittore Ivano Gobbato.
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Un racconto uscito a puntate nel 1881 sul Giornale per i Bambini e che da subito riscosse un grande successo con la sua trama semplice, solo all'apparenza, che viene apprezzata ancora oggi da grandi e piccini, perché Pinocchio non è prettamente una storia per bambini. Anche se sicuramente i giovani dell'epoca avevano una tempra diversa da quelli di oggi, la narrazione risulta disturbante e abbastanza cruenta, introducendo da subito, in maniera preponderante il tema della morte. Nella vicenda originale, e non nelle numerose trasposizioni cinematografiche successive, il grillo fa immediatamente una brutta fine, spiaccicato da un martello lanciato proprio dal burattino. La fata turchina è in realtà il fantasma di una ragazza che ha perso la vita, un enorme serpente muore dalle risate e lo stesso Pinocchio alla fine del racconto viene impiccato dal Gatto e la Volpe.
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Un finale criticato dai giovani lettori del tempo e dalle loro madri, che rimasero scioccati da una conclusione così tragica, Collodi così fu spinto, insieme all'editore, a continuare la storia, trasformandola in quella conosciuta oggi in cui il burattino si trasforma in un bambino vero. Collodi non fu contento di questo esito, la sua mano era stata forzata così come successe nello stesso periodo all'autore britannico Arthur Conan Doyle, costretto a far risorgere l'ispettore Sherlock Holmes a causa delle proteste dei lettori.
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Ivano Gobbato
Pinocchio è il secondo libro di narrativa più tradotto al mondo, ben in 240 lingue, insieme a “Il Piccolo Principe” e “Alice nel Paese delle Meraviglie”, tre libri che contengono “scale” che portano in basso, verso un mondo in cui gli adulti ritrovano la propria infanzia. Un romanzo che ha arricchito la lingua italiana con modi di dire e locuzioni diventate di uso comune: avere il naso lungo, essere fritto, ridere a crepapelle e paese dei balocchi, solamente per citarne alcune.
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Una storia che ha preso spunto dal paese Collodi, che ha dato il nome all'autore, di battesimo Carlo Lorenzini. Un imponente albero secolare di oltre 600 anni ha ispirato la "Quercia Grande", l'albero dove inizialmente il burattino incontrava la sua fine. Un racconto diventato un capolavoro, ma che l'autore definì al direttore del giornale di pubblicazione come una “bambinata”. “Collodi sapeva di non aver scritto una storiella infantile, quello che intendeva è che si era divertito come un bambino nello scriverla” ha concluso Gobbato. “È una storia così piena di significati nascosti, ma allo stesso tempo messi in bella vista, piena di indizi e di biglietti per fare viaggi: è un racconto che va oltre le pagine su cui è scritto”.
I.Bi.
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