La Valletta: la Liberazione ricordata da Asia membro del “Consiglio dei ragazzi”
Un 25 aprile molto partecipato e unitario ha animato La Valletta Brianza nella tarda mattinata quando, dopo la celebrazione religiosa, il corteo ha raggiunto Piazzetta Luigi Brambilla accompagnato dal corpo musicale G. Verdi di Airuno.
Dopo l’alzabandiera, l’onore ai caduti e la benedizione della corona di alloro, si sono susseguiti gli interventi delle autorità introdotti dal volontario civico Mirko Sironi.

Ha preso la parola per prima la vicepreside dell’Istituto comprensivo, Claudia Fumagalli: “Il nostro compito è trasmettere alle nuove generazioni la memoria storica, non solo quella dei grandi eventi ma anche quella dei piccoli eventi a livello locale. Bisogna far conoscere i martiri che hanno sacrificato la loro vita per la libertà, perché vivono se noi li facciamo continuare a vivere”.
Molto articolato e ricco di spunti storici l’intervento del rappresentante dell’Anpi Brianza Meratese, Ernesto Passoni, che ha ricordato innanzitutto il contributo delle donne a partire dal voto amministrativo del 10 marzo 1946 a quello per il referendum Monarchia/Repubblica e all’elezione di 21 donne per l’assemblea Costituente.

Passoni ha poi voluto ricordare i partigiani che operarono a livello locale: “Un pensiero ai partigiani della Brigata Giancarlo Puecher uccisi sulla strada per Como e ricordati nel monumento qui accanto. Uno al partigiano Renato Andreoli, comandante della 104esima
Brigata Garibaldina delle Squadre di Azione Patriottica, morto 15 anni fa e cittadino onorario de La Valletta. Un altro pensiero per Gianna Rocca che, lavorando nell’ufficio anagrafe del Comune di Rovagnate, aiutò diversi partigiani e fuggitivi con documentazioni false. Subì diversi controlli da parte di ispettori fascisti, rischiando di venire scoperta. Gianna si adoperò aiutando anche diversi rifugiati sulle colline del territorio, a cui dava riparo e viveri. La Resistenza non fu solo lotta armata e manifesta, ma anche rete di azioni clandestine molto pericolose portate avanti specialmente dalle donne”.
Per poi concludere: “La democrazia non è una conquista definitiva, ma un equilibrio precario che richiede vigilanza costante. La Resistenza antifascista non è un capitolo chiuso della storia, ma un impegno quotidiano: un baluardo da difendere ogni giorno contro chi vorrebbe renderlo irrilevante. Siamo in un anno che registra una guerra mondiale a pezzi, come definita dai papi Francesco e Leone; guerre in evidenza come in Ucraina, vicino e
Medio Oriente e guerre dimenticate come in Sudan, Birmania, Yemen e nella regione a sud del Sahara. L’Anpi ha condannato l’aggressione armata della Russia e riconosce all’Ucraina il diritto di difendersi; allo stesso modo ha condannato l’azione di Hamas contro i civili israeliani, e il massacro dei Palestinesi. Riconosce il diritto a Israele di esistere e pensa che il diritto a una terra su cui vivere liberi vada riconosciuto, ovviamente, anche al popolo palestinese, come l’Onu ha stabilito già dal 1948. Da sempre l’Anpi condanna la guerra e chiede la pace. Una scelta che non deve stupire, perché se è vero che la Resistenza è stata anche armata, è altrettanto vero che la guerra non l’hanno proclamata i partigiani ma c’era già, scatenata dal nazismo e dal fascismo e che la libertà e la pace sono state le principali aspirazioni degli uomini e delle donne della Resistenza. E’ con questo spirito che oggi l’Anpi chiede “Cessate il fuoco, ovunque” e che vengano avviate trattative per far tacere le armi”.

Una giovanissima, Asia De Capitani, è intervenuta in rappresentanza del Consiglio comunale dei ragazzi: “Sento l’emozione e la responsabilità di questo impegno, non dimentichiamoci che grazie alla Resistenza noi possiamo crescere nella libertà. Tocca a noi ora portare avanti il testimone”.
“Per che cosa oggi saremmo disposti a morire”? è stata la domanda che ha introdotto il discorso del sindaco, Marco Panzeri. “La libertà non è qualcosa di scontato, è il risultato di scelte radicali compiute ottant’anni fa. Sono conquiste fragili e noi le dobbiamo custodire. Oggi purtroppo nel mondo prevale la legge del più forte, oggi il guadagno è uno dei primi obiettivi. Dobbiamo impegnarci a fare memoria per le nuove generazioni”.

Il primo cittadino ha infine ringraziato tutti i partecipanti alle celebrazioni, in particolare gli alpini, la protezione civile, l’istituto omnicomprensivo, il Consiglio comunale dei ragazzi, don Raffaele e i figli del partigiano Giuseppe Mosca presenti alla cerimonia.
Mirko Sironi ha chiuso le celebrazioni citando l’articolo 11 della Costituzione, che sancisce l’impegno dell’Italia a ripudiare la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.
Dopo l’alzabandiera, l’onore ai caduti e la benedizione della corona di alloro, si sono susseguiti gli interventi delle autorità introdotti dal volontario civico Mirko Sironi.

Ha preso la parola per prima la vicepreside dell’Istituto comprensivo, Claudia Fumagalli: “Il nostro compito è trasmettere alle nuove generazioni la memoria storica, non solo quella dei grandi eventi ma anche quella dei piccoli eventi a livello locale. Bisogna far conoscere i martiri che hanno sacrificato la loro vita per la libertà, perché vivono se noi li facciamo continuare a vivere”.
Molto articolato e ricco di spunti storici l’intervento del rappresentante dell’Anpi Brianza Meratese, Ernesto Passoni, che ha ricordato innanzitutto il contributo delle donne a partire dal voto amministrativo del 10 marzo 1946 a quello per il referendum Monarchia/Repubblica e all’elezione di 21 donne per l’assemblea Costituente.

Asia De Capitani

Claudia Fumagalli
Brigata Garibaldina delle Squadre di Azione Patriottica, morto 15 anni fa e cittadino onorario de La Valletta. Un altro pensiero per Gianna Rocca che, lavorando nell’ufficio anagrafe del Comune di Rovagnate, aiutò diversi partigiani e fuggitivi con documentazioni false. Subì diversi controlli da parte di ispettori fascisti, rischiando di venire scoperta. Gianna si adoperò aiutando anche diversi rifugiati sulle colline del territorio, a cui dava riparo e viveri. La Resistenza non fu solo lotta armata e manifesta, ma anche rete di azioni clandestine molto pericolose portate avanti specialmente dalle donne”.
Per poi concludere: “La democrazia non è una conquista definitiva, ma un equilibrio precario che richiede vigilanza costante. La Resistenza antifascista non è un capitolo chiuso della storia, ma un impegno quotidiano: un baluardo da difendere ogni giorno contro chi vorrebbe renderlo irrilevante. Siamo in un anno che registra una guerra mondiale a pezzi, come definita dai papi Francesco e Leone; guerre in evidenza come in Ucraina, vicino e
Medio Oriente e guerre dimenticate come in Sudan, Birmania, Yemen e nella regione a sud del Sahara. L’Anpi ha condannato l’aggressione armata della Russia e riconosce all’Ucraina il diritto di difendersi; allo stesso modo ha condannato l’azione di Hamas contro i civili israeliani, e il massacro dei Palestinesi. Riconosce il diritto a Israele di esistere e pensa che il diritto a una terra su cui vivere liberi vada riconosciuto, ovviamente, anche al popolo palestinese, come l’Onu ha stabilito già dal 1948. Da sempre l’Anpi condanna la guerra e chiede la pace. Una scelta che non deve stupire, perché se è vero che la Resistenza è stata anche armata, è altrettanto vero che la guerra non l’hanno proclamata i partigiani ma c’era già, scatenata dal nazismo e dal fascismo e che la libertà e la pace sono state le principali aspirazioni degli uomini e delle donne della Resistenza. E’ con questo spirito che oggi l’Anpi chiede “Cessate il fuoco, ovunque” e che vengano avviate trattative per far tacere le armi”.

Ernesto Passoni

Mirko Sironi
“Per che cosa oggi saremmo disposti a morire”? è stata la domanda che ha introdotto il discorso del sindaco, Marco Panzeri. “La libertà non è qualcosa di scontato, è il risultato di scelte radicali compiute ottant’anni fa. Sono conquiste fragili e noi le dobbiamo custodire. Oggi purtroppo nel mondo prevale la legge del più forte, oggi il guadagno è uno dei primi obiettivi. Dobbiamo impegnarci a fare memoria per le nuove generazioni”.

Il primo cittadino ha infine ringraziato tutti i partecipanti alle celebrazioni, in particolare gli alpini, la protezione civile, l’istituto omnicomprensivo, il Consiglio comunale dei ragazzi, don Raffaele e i figli del partigiano Giuseppe Mosca presenti alla cerimonia.
Mirko Sironi ha chiuso le celebrazioni citando l’articolo 11 della Costituzione, che sancisce l’impegno dell’Italia a ripudiare la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.
A.Vi.
























