Paderno: oltre un migliaio di persone per la fiaccolata sul San Michele con la rete "Occhio al ponte"
Nella serata di sabato 18 aprile, accanto all’Adda, si si è “acceso” un altro fiume, fatto di luce collettiva. Non solo quella delle centinaia di fiaccole che hanno illuminato il ponte San Michele, ma soprattutto quella di una comunità che ha deciso di farsi sentire. La fiaccolata organizzata dalla rete “Occhio al Ponte” è stata infatti molto più di una manifestazione. È stata una presa di posizione chiara, partecipata e consapevole sul futuro del territorio tra Paderno d’Adda e Calusco, e i tanti Comuni limitrofi.
La rete, nata con l’obiettivo di promuovere sensibilizzazione, mobilitazione e assunzione di responsabilità, in poche settimane ha raccolto oltre 400 adesioni tra cittadini, associazioni, imprese e realtà istituzionali. Un numero significativo, che testimonia quanto il tema della realizzazione di un nuovo ponte sull’Adda – previsto accanto allo storico San Michele – sia sentito e condiviso. Al centro delle preoccupazioni, non solo l’impatto paesaggistico di una nuova infrastruttura così ravvicinata, ma anche l’assenza di un confronto reale con il territorio e la presa in considerazione di studi adeguati sugli effetti viabilistici e ambientali.

Il primo appuntamento pubblico della rete, dal titolo “Per un ponte che unisca davvero, unisciti a noi”, ha preso vita presso il centro sportivo di via Airoldi, a pochi passi dal ponte, a partire dalle ore 18:00. Nel corso del pomeriggio si sono susseguiti numerosi interventi di rappresentanti di associazioni, movimenti e forze politiche, a testimonianza di una mobilitazione ampia e trasversale.

La partecipazione è stata significativa anche sul piano istituzionale. Hanno preso parte alla manifestazione numerosi sindaci e amministratori dei comuni circostanti, a conferma di un fronte compatto e preoccupato per le scelte in corso. A chiudere gli interventi, poco prima dell’inizio della fiaccolata prevista per le ore 21, è stato il sindaco di Paderno d’Adda, Gianpaolo Torchio.

Ringraziando i colleghi sindaci di Robbiate, Imbersago, Verderio, Merate, Osnago, Lomagna, Calco, La Valletta Brianza, Missaglia, Aicurzio, Cornate d'Adda, Bernareggio, Ronco Briantino, Sulbiate, Carnate e Solza per la presenza e quelli di Casatenovo, Trezzo d'Adda e Vimercate per il sostegno, il primo cittadino ha sottolineato come la questione non sia la contrarietà a un nuovo ponte in sé, ma al modo in cui si sta procedendo: “Questa sera, qui, c’è una voce che si sta levando. La voce di un territorio che non vuole essere travolto, che chiede rispetto, che chiede non solo di poter parlare, ma soprattutto di essere ascoltato veramente. Sia ben chiaro: un ponte per attraversare l’Adda serve, anzi, uno non basta. Sarebbe necessario ripensare gli attraversamenti del medio Adda. Si sta perdendo una grande occasione di ripensare la nostra mobilità.”

Il nodo centrale, infatti, è la mancanza di una visione complessiva: “I dati previsionali della Provincia di Lecco e di Rfi sono ormai noti: +86% di traffico sul ponte nell’ora di punta, +136% su via Festini, +21% su via Volta. A Robbiate +30% sulla provinciale 54, a Verderio +40% sulla provinciale 55. Sulle 24 ore, due volte e mezzo il traffico attuale: 14.000 veicoli, di cui oltre 2.000 pesanti.”

Numeri che delineano uno scenario preoccupante per centri abitati già sotto pressione: “Si è pensato - anche se dalle ultime dichiarazioni pare che non sia più così - che di qui potessero passare i treni merci che dal Gottardo devono andare a Genova. Perché insieme alla tratta 'D' della pedemontana si è stoppato il progetto di gronda ferroviaria che doveva aggirare il nodo di Milano su questa connessione. Durante il dibattito pubblico sul nuovo ponte San Michele nessuno ci diceva se in mezzo al paese, in mezzo alle nostre case potesse transitare una linea merci ad alta capacità, treni merci lunghi 750 metri, magari di notte. E ancora oggi, che questa ipotesi sembra tramontata, non sappiamo cosa rischiano le case dei nostri paesi. Perché sia la soluzione a nord che la soluzione a sud prevedono abbattimenti di abitazioni, sia sul lato di Paderno sia sul lato di Calusco.”

“Vogliamo connessioni, ma non lo vogliamo così come si sta prospettando” ha proseguito Torchio. “Non sacrificando la qualità della vita dei cittadini, il territorio, il futuro delle generazioni che verranno. Non trasformando i nostri paesi nell'agnello sacrificale di esigenze di mobilità che, così declinate, rischiano di essere in primo luogo solo altrui. Ci dicono che non ci sono alternative perché il contesto geologico della valle dell'Adda qui è complicato. Lo sapevamo e lo avevamo detto. Perché è proprio la sua conformazione geologica e ambientale a rendere straordinaria la forra dell'Adda, un canyon naturale unico in tutto il corso del fiume. Un contesto, la cui vista qui dal ponte di Paderno è riconosciuta da Regione Lombardia come una delle 70 viste sensibili e caratterizzanti del paesaggio lombardo”.

È stato ricordato che il ponte San Michele era stato inserito nel progetto di candidatura a Bene Patrimonio Unesco insieme ad altri cinque ponti europei con le medesime caratteristiche. “Una candidatura molto promettente che si è interrotta a causa dell'annunciata costruzione del nuovo ponte a ridosso dell'attuale. A 30 metri dall'interasse ci dicono. Quindi a 10-15 metri di distanza uno dall’altro. Un progetto che, quale sia la sua forma, non potrà che oscurare il nostro monumento e in un certo senso con esso la nostra identità”.


Il primo cittadino padernese ha poi terminato: "Lasciatemi concludere dicendo che le poche volte che abbiamo avuto l'opportunità di sederci al tavolo con Regione Lombardia e RFI abbiamo chiesto che posto avesse in questa progettazione la qualità della vita del nostro territorio, la tutela del nostro ambiente e del nostro paesaggio. Cinque anni dopo, i progetti presentati al dibattito pubblico ci hanno detto che nessuna soluzione era stata realmente pensata. Soprattutto, con un posizionamento di questo tipo, quello che noi temiamo è che nessuna soluzione sarà possibile. Siamo stati chiamati ‘nimby’ (da “not in my back yard” dall’inglese “non nel mio giardino” ndr) ma noi abbiamo fatto proposte mettendo in gioco il nostro territorio, abbiamo sostenuto un posizionamento di un ponte viario tra Paderno e Calusco che si connettesse in modo diverso alla viabilità. Proposta che riteniamo sia stata troppo velocemente archiviata. E si è tornato a discutere a livello regionale su di noi senza di noi. Oggi torniamo a chiedere di non ignorare la preoccupazione del territorio, di riaprire il confronto. È inaccettabile che si discuta di noi senza di noi, del nostro futuro.”


Terminato l’ intervento, sono state distribuite oltre 600 fiaccole. I partecipanti – che hanno superato abbondantemente quota mille – si sono messi in cammino lungo via Airoldi, scortati da forze dell’ordine, fino a raggiungere il ponte San Michele. Da lì, il corteo ha attraversato a piedi il ponte lungo tutto il suo sviluppo, oltre 200 metri sospesi sull’Adda, fino alla sponda bergamasca.
A metà percorso è avvenuto il simbolico incontro con la fiaccolata partita da Calusco d’Adda. Due comunità che si sono unite, letteralmente, al centro del ponte. Dopo aver raggiunto l’altra sponda, i partecipanti hanno fatto ritorno verso Paderno, illuminando per diversi minuti l’intera struttura con le fiaccole accese. Un colpo d’occhio potente, culminato nello spegnimento simultaneo delle luci, seguito da un lungo e sentito applauso.




Il primo appuntamento pubblico della rete, dal titolo “Per un ponte che unisca davvero, unisciti a noi”, ha preso vita presso il centro sportivo di via Airoldi, a pochi passi dal ponte, a partire dalle ore 18:00. Nel corso del pomeriggio si sono susseguiti numerosi interventi di rappresentanti di associazioni, movimenti e forze politiche, a testimonianza di una mobilitazione ampia e trasversale.

La partecipazione è stata significativa anche sul piano istituzionale. Hanno preso parte alla manifestazione numerosi sindaci e amministratori dei comuni circostanti, a conferma di un fronte compatto e preoccupato per le scelte in corso. A chiudere gli interventi, poco prima dell’inizio della fiaccolata prevista per le ore 21, è stato il sindaco di Paderno d’Adda, Gianpaolo Torchio.

Ringraziando i colleghi sindaci di Robbiate, Imbersago, Verderio, Merate, Osnago, Lomagna, Calco, La Valletta Brianza, Missaglia, Aicurzio, Cornate d'Adda, Bernareggio, Ronco Briantino, Sulbiate, Carnate e Solza per la presenza e quelli di Casatenovo, Trezzo d'Adda e Vimercate per il sostegno, il primo cittadino ha sottolineato come la questione non sia la contrarietà a un nuovo ponte in sé, ma al modo in cui si sta procedendo: “Questa sera, qui, c’è una voce che si sta levando. La voce di un territorio che non vuole essere travolto, che chiede rispetto, che chiede non solo di poter parlare, ma soprattutto di essere ascoltato veramente. Sia ben chiaro: un ponte per attraversare l’Adda serve, anzi, uno non basta. Sarebbe necessario ripensare gli attraversamenti del medio Adda. Si sta perdendo una grande occasione di ripensare la nostra mobilità.”

Il nodo centrale, infatti, è la mancanza di una visione complessiva: “I dati previsionali della Provincia di Lecco e di Rfi sono ormai noti: +86% di traffico sul ponte nell’ora di punta, +136% su via Festini, +21% su via Volta. A Robbiate +30% sulla provinciale 54, a Verderio +40% sulla provinciale 55. Sulle 24 ore, due volte e mezzo il traffico attuale: 14.000 veicoli, di cui oltre 2.000 pesanti.”

Numeri che delineano uno scenario preoccupante per centri abitati già sotto pressione: “Si è pensato - anche se dalle ultime dichiarazioni pare che non sia più così - che di qui potessero passare i treni merci che dal Gottardo devono andare a Genova. Perché insieme alla tratta 'D' della pedemontana si è stoppato il progetto di gronda ferroviaria che doveva aggirare il nodo di Milano su questa connessione. Durante il dibattito pubblico sul nuovo ponte San Michele nessuno ci diceva se in mezzo al paese, in mezzo alle nostre case potesse transitare una linea merci ad alta capacità, treni merci lunghi 750 metri, magari di notte. E ancora oggi, che questa ipotesi sembra tramontata, non sappiamo cosa rischiano le case dei nostri paesi. Perché sia la soluzione a nord che la soluzione a sud prevedono abbattimenti di abitazioni, sia sul lato di Paderno sia sul lato di Calusco.”

“Vogliamo connessioni, ma non lo vogliamo così come si sta prospettando” ha proseguito Torchio. “Non sacrificando la qualità della vita dei cittadini, il territorio, il futuro delle generazioni che verranno. Non trasformando i nostri paesi nell'agnello sacrificale di esigenze di mobilità che, così declinate, rischiano di essere in primo luogo solo altrui. Ci dicono che non ci sono alternative perché il contesto geologico della valle dell'Adda qui è complicato. Lo sapevamo e lo avevamo detto. Perché è proprio la sua conformazione geologica e ambientale a rendere straordinaria la forra dell'Adda, un canyon naturale unico in tutto il corso del fiume. Un contesto, la cui vista qui dal ponte di Paderno è riconosciuta da Regione Lombardia come una delle 70 viste sensibili e caratterizzanti del paesaggio lombardo”.

È stato ricordato che il ponte San Michele era stato inserito nel progetto di candidatura a Bene Patrimonio Unesco insieme ad altri cinque ponti europei con le medesime caratteristiche. “Una candidatura molto promettente che si è interrotta a causa dell'annunciata costruzione del nuovo ponte a ridosso dell'attuale. A 30 metri dall'interasse ci dicono. Quindi a 10-15 metri di distanza uno dall’altro. Un progetto che, quale sia la sua forma, non potrà che oscurare il nostro monumento e in un certo senso con esso la nostra identità”.


Il primo cittadino padernese ha poi terminato: "Lasciatemi concludere dicendo che le poche volte che abbiamo avuto l'opportunità di sederci al tavolo con Regione Lombardia e RFI abbiamo chiesto che posto avesse in questa progettazione la qualità della vita del nostro territorio, la tutela del nostro ambiente e del nostro paesaggio. Cinque anni dopo, i progetti presentati al dibattito pubblico ci hanno detto che nessuna soluzione era stata realmente pensata. Soprattutto, con un posizionamento di questo tipo, quello che noi temiamo è che nessuna soluzione sarà possibile. Siamo stati chiamati ‘nimby’ (da “not in my back yard” dall’inglese “non nel mio giardino” ndr) ma noi abbiamo fatto proposte mettendo in gioco il nostro territorio, abbiamo sostenuto un posizionamento di un ponte viario tra Paderno e Calusco che si connettesse in modo diverso alla viabilità. Proposta che riteniamo sia stata troppo velocemente archiviata. E si è tornato a discutere a livello regionale su di noi senza di noi. Oggi torniamo a chiedere di non ignorare la preoccupazione del territorio, di riaprire il confronto. È inaccettabile che si discuta di noi senza di noi, del nostro futuro.”


Terminato l’ intervento, sono state distribuite oltre 600 fiaccole. I partecipanti – che hanno superato abbondantemente quota mille – si sono messi in cammino lungo via Airoldi, scortati da forze dell’ordine, fino a raggiungere il ponte San Michele. Da lì, il corteo ha attraversato a piedi il ponte lungo tutto il suo sviluppo, oltre 200 metri sospesi sull’Adda, fino alla sponda bergamasca.


Il sindaco di Paderno, Gianpaolo Torchio
La manifestazione si è svolta senza alcun disguido, in un clima ordinato e partecipato. La grande affluenza e la presenza diffusa di cittadini e amministratori hanno rappresentato un segnale forte: una parte significativa del territorio chiede, con determinazione, di essere ascoltata.
E.Ma.
























