CHIUSURA DEL PONTE/2. Pizzeria ‘La Sicilia in bocca’: abbiamo aperto da appena 5 mesi e ora siamo disperati
Manca ormai meno di un mese alla chiusura del ponte di Brivio per lavori di manutenzione straordinaria e la presenza del cantiere proprio in uno degli snodi più cruciali per imprese bergamasche e lecchesi porterà terribili conseguenze nella vita di migliaia di persone. Non solo in coloro che il ponte realizzato nel 1917 lo utilizzano per ragioni di lavoro, studio, cure o questioni personali, ma anche a chi, pur non dovendolo attraversare, ne trae grande vantaggio.
Ci riferiamo naturalmente alle attività commerciali poste in prossimità del manufatto, che ricevono clienti sia dalla provincia di Lecco che da quella di Bergamo. In un primo articolo abbiamo parlato del senso di rassegnazione di Ezio Comi, titolare del ristorante e hotel “La Sosta”, e di come la storica attività di Cisano Bergamasco si stia preparando ad affrontare la chiusura. Seppur preoccupata, la voce di Comi è però quella di un imprenditore che gestisce la propria attività dal 1978 e dunque risulta essere ben radicata nel territorio, seppur non per questo esentata dalle perdite che la chiusura del ponte genererà.
Decisamente più allarmata però è la voce del titolare del ristorante-pizzeria da Franco “La Sicilia in Bocca”, che ha aperto a Cisano in via Milano, a pochi passi dal ponte di Brivio, da soli 5 mesi. Alla domanda “Come state vivendo l’imminente chiusura del ponte?” il titolare non usa troppi giochi di parole: “Di m…”.
Il ristorante è a conduzione familiare. Genitori, figlia e fidanzato di quest’ultima hanno aperto il locale lo scorso ottobre con entusiasmo, proponendo pizze e altri piatti tipici della Sicilia, in un punto a cavallo tra la bergamasca e il lecchese. I clienti arrivavano sia dall’Isola che da Brivio e dintorni, ma da quando è stato istituito il senso unico alternato sul ponte per iniziare a cantierizzare la zona, la gente sembra essere già sparita. “La stiamo vivendo male” prosegue il titolare. “Alla sera abbiamo pochissima gente, a pranzo pure. Sembra che la gente abbia già paura ad attraversare il ponte. Speravamo che almeno gli operai che lavorano nel cantiere venissero a pranzo, invece niente, si portano i panini”.
Il lato positivo è che l’intera famiglia vive sulla sponda Bergamasca e almeno non ha il problema di dover allungare la strada per arrivare al proprio locale, ma questo non basta a vivere positivamente quello che dal prossimo 4 maggio accadrà. “Noi non sapevamo nulla di questa chiusura. Se ce l’avessero detto prima non so se avremmo aperto. Ad oggi siamo veramente disperati e non abbiamo idea di come faremo ad andare avanti, ma per il momento resistiamo”.
Ci riferiamo naturalmente alle attività commerciali poste in prossimità del manufatto, che ricevono clienti sia dalla provincia di Lecco che da quella di Bergamo. In un primo articolo abbiamo parlato del senso di rassegnazione di Ezio Comi, titolare del ristorante e hotel “La Sosta”, e di come la storica attività di Cisano Bergamasco si stia preparando ad affrontare la chiusura. Seppur preoccupata, la voce di Comi è però quella di un imprenditore che gestisce la propria attività dal 1978 e dunque risulta essere ben radicata nel territorio, seppur non per questo esentata dalle perdite che la chiusura del ponte genererà.

Il ristorante è a conduzione familiare. Genitori, figlia e fidanzato di quest’ultima hanno aperto il locale lo scorso ottobre con entusiasmo, proponendo pizze e altri piatti tipici della Sicilia, in un punto a cavallo tra la bergamasca e il lecchese. I clienti arrivavano sia dall’Isola che da Brivio e dintorni, ma da quando è stato istituito il senso unico alternato sul ponte per iniziare a cantierizzare la zona, la gente sembra essere già sparita. “La stiamo vivendo male” prosegue il titolare. “Alla sera abbiamo pochissima gente, a pranzo pure. Sembra che la gente abbia già paura ad attraversare il ponte. Speravamo che almeno gli operai che lavorano nel cantiere venissero a pranzo, invece niente, si portano i panini”.
Il lato positivo è che l’intera famiglia vive sulla sponda Bergamasca e almeno non ha il problema di dover allungare la strada per arrivare al proprio locale, ma questo non basta a vivere positivamente quello che dal prossimo 4 maggio accadrà. “Noi non sapevamo nulla di questa chiusura. Se ce l’avessero detto prima non so se avremmo aperto. Ad oggi siamo veramente disperati e non abbiamo idea di come faremo ad andare avanti, ma per il momento resistiamo”.
E.Ma.
























