CHIUSURA PONTE DI BRIVIO/1. Ristorante "La Sosta": siamo rammaricati. A maggio già le prime prenotazioni perse

Da oggi, sabato 4 aprile, manca esattamente un mese alla chiusura del ponte di Brivio, come confermato solo due giorni fa durante la riunione della Commissione Infrastrutture avvenuta nel palazzo di Regione Lombardia, durante la quale tecnici di Anas hanno risposto alle domande dei consiglieri regionali che rappresentano il territorio lecchese.
Non è dato sapere se Anas abbia mai risposto alla richiesta del sindaco di Brivio, Federico Airoldi, di posticipare l’inizio dei lavori a dopo la chiusura delle scuole in modo da far concludere dignitosamente l’anno scolastico agli sventurati alunni che frequentano un istituto sulla sponda opposta dell'Adda; in tal senso sarebbe stato interessante capire almeno le ragioni del diniego. Ad ogni modo, ormai il dado è tratto, il ponte chiuderà il 4 maggio e mentre i vari Mauro Piazza, Giacomo Zamperini e Gian Mario Fragomeli si alzano a testa alta dai tavoli tecnici in Regione e dettano frasi solenni – “è un intervento non più rinviabile: la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto”; “fondamentale l'ascolto dei territori per ridurre al minimo i disagi e trovare strumenti compensativi” – c’è chi si prepara ad affrontare un’anno e mezzo drammatico sotto svariati punti di vista.
Tempi di percorrenza sempre più lunghi, code che faranno perdere ore e ore di vita e maggiori costi di carburante (come se già gli incrementi non bastassero) saranno solo alcuni dei problemi che proveranno sulla propria pelle tutti coloro che avranno necessità di recarsi dalla parte opposta del fiume. Ma come si dice, c’è sempre qualcuno che sta peggio, e questi qualcuno sono per esempio coloro che in queste settimane hanno già rassegnato le dimissioni da posti sicuri solo perché con la chiusura del ponte sarebbero andati incontro a orari umanamente non sostenibili; sono gli abitanti dell’Isola che avevano nell’Ospedale Mandic di Merate un luogo di cura rapido da raggiungere; sono le famiglie degli studenti che passeranno l’estate a pensare se sia meglio cambiare scuola o meno; e soprattutto, sono coloro che hanno un’attività professionale che gode di clientela sia lecchese che bergamasca e che ora, inevitabilmente, si vedranno privati di una o dell’altra. 
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Un esempio, in tal senso, è “La Sosta”, storico ristorante e hotel collocato a due passi dal ponte e condotto dal 1978 dalla famiglia Comi. Situato a Cisano Bergamasco, con uno splendido affaccio sull’Adda e la vista sul centro storico di Brivio, il ristorante è in una posizione strategica e ogni giorno riceve clienti che arrivano sia da una sponda che dall’altra. 
Alla domanda “Come vi state preparando alla chiusura?” Ezio Comi, il titolare, risponde: “Siamo rassegnati”. Del resto sembra esserci poco da fare, l’intervento pare essere ‘non più rimandabile’ e il tempo per correre ai ripari è ormai terminato. “Non c’è niente che possiamo fare a fronte di questa chiusura. Dei clienti affezionati della parte di là (Brivio ndr) ci hanno assicurato che verranno comunque, pur impiegandoci molto più tempo” prosegue. “Speriamo di attrarre maggiore clientela dalla parte di qui. A maggio avevamo prenotato diversi grossi tavoli per delle Comunioni (di famiglie di Brivio ndr), ma sono state annullate le prenotazioni”. Una scelta tutto sommato comprensibile se si considera che a dividere la chiesa di Brivio e “La Sosta” ci sono solamente 600 metri e, con il ponte aperto, ci si impiega un minuto, mentre con il cantiere di mezzo bisogna percorrere 13 chilometri passando dal ponte Cesare Cantù di Olginate oppure 19 chilometri passando dal ponte San Michele di Paderno d’Adda. 
“Quanto ai dipendenti, ne abbiamo alcuni che vengono dal di là del fiume. Sappiamo di aziende nella stessa situazione che sono disperate perché alcuni hanno già dato le dimissioni. A noi i nostri hanno detto che verranno comunque al lavoro, ma ci siamo attrezzati con delle camere sopra il ristorante per offrire loro la possibilità di rimanere a dormire, specie se si finisce tardi di lavorare”. E non è migliore la situazione per quanto riguarda l’hotel. “Abbiamo sempre molti clienti, anche internazionali, che soggiornano da noi quando sono in visita ad aziende di Brivio o comunque del lecchese. Sono molte le persone che vengono per lavoro” ha spiegato Comi, senza riuscire a immaginare realmente quello che accadrà. “Ora chiaramente non potranno più farlo”.
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Ezio Comi non si è voluto sbilanciare parlando di numeri, ma basta poca immaginazione per ipotizzare quanto la chiusura del ponte possa inficiare sulle perdite anche di un’attività storica come “La Sosta”.
E.Ma.
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