Donne, l'altro sguardo/9. Violenza digitale, che cosa è e i rischi di AI e deepfake
La diffusione di Internet, che ha portato vantaggi e benefici e il cui accesso è oggi riconosciuto come uno tra i diritti fondamentali delle persone, ha creato anche problemi e dato origine a nuove forme di reato.
Tra queste si annovera la cyber-violenza, ovvero la violenza compiuta attraverso dispositivi digitali.
Questo tipo di abuso può ovviamente colpire entrambi i generi, ma i dati dimostrano che a esserne vittime sono soprattutto le donne e le ragazze.

Ma in che cosa consiste la violenza informatica?
Citiamo qui la definizione data dall’ EIGE (European Institut for Gender Equality):
“La cyber-violenza contro le donne è un atto di violenza di genere commesso, direttamente o indirettamente, attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione che dà origine, o è probabile che dia origine, a violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, e che comprende le minacce di compiere tali atti. Può verificarsi sia nella vita pubblica che in quella privata e ostacola l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali delle donne. La cyber-violenza contro le donne include le violazioni della privacy, lo stalking, le molestie, i discorsi di odio basati sul genere, la condivisione non consensuale di immagini personali, gli abusi sessuali basati sulle immagini, l’hacking, il furto di identità e la violenza diretta. La cyber-violenza fa parte del continuum della violenza contro le donne: non è un fenomeno isolato, piuttosto si origina da forme multiple di violenza offline e le alimenta”.
Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale a preoccupare sono poi le cosiddette tecnologie “deepfake”, in grado di imitare la voce, il volto o il corpo di una persona. Anche in questo caso i bersagli principali sono le donne, con la creazione di immagini di nudo senza il loro consenso.
Le cronache italiane hanno rivelato poco più di un anno fa l’esistenza di un sito in cui il promotore dava in pasto ai “guardoni” della Rete foto di donne famose, e un gruppo Facebook in cui uomini condividevano immagini sessualmente esplicite delle proprie mogli. Nel primo caso, al sito erano iscritte 38.000 persone, le fattispecie di reato contestate all’amministratore sono state violazione della privacy, diffamazione aggravata ed estorsione. Nel secondo caso è poi emerso dalle indagini che gli amministratori del gruppo, con 32.000 iscritti, erano due e uno di questi era una donna; i due amministratori utilizzavano telefoni e sim registrati a terzi per evitare l’identificazione.
Ricordiamo che la legge 19 luglio 2019 n. 69 detta “Codice Rosso” (di cui abbiamo parlato in una precedente puntata) inserisce nuove forme di reato tra cui quelle legate alla cyber-violenza come la diffusione di immagini o video sessualmente espliciti definito anche “pornografia non consensuale”.
Nel 2019 è nata in Italia l’associazione PermessoNegato con l’obiettivo di fornire supporto tecnologico e orientamento legale alle vittime di diffusione non consensuale di materiale intimo e violenza online. L’associazione sviluppa e applica tecnologie, strategie e politiche per la non proliferazione della diffusione non consensuale di materiale intimo e di altre forme di violenza e odio online mediante identificazione, segnalazione e rimozione dei contenuti dalle piattaforme online.
Ma il fenomeno non è ovviamente solo italiano.
E infatti il Parlamento europeo già nel 2024 era intervenuto con una direttiva che chiedeva leggi più severe contro la cyber-violenza nei confronti delle donne, stabilendo requisiti a cui dovranno uniformarsi le legislazioni dei singoli Paesi entro giugno del 2027.
Sempre a livello europeo la legge sui servizi digitali (DSA) approvata nel 2022 stabilisce obblighi per i fornitori di servizi digitali, come i social media e i marketplace, al fine di contrastare la diffusione di contenuti illegali.
La legge europea sull’Intelligenza artificiale (AI Act) cerca di mitigare i rischi legati alle tecnologie deepfake prevedendo che le immagini, i contenuti audio e video artificiali o manipolati vadano etichettati chiaramente come tali.
Tra queste si annovera la cyber-violenza, ovvero la violenza compiuta attraverso dispositivi digitali.
Questo tipo di abuso può ovviamente colpire entrambi i generi, ma i dati dimostrano che a esserne vittime sono soprattutto le donne e le ragazze.

Ma in che cosa consiste la violenza informatica?
Citiamo qui la definizione data dall’ EIGE (European Institut for Gender Equality):
“La cyber-violenza contro le donne è un atto di violenza di genere commesso, direttamente o indirettamente, attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione che dà origine, o è probabile che dia origine, a violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, e che comprende le minacce di compiere tali atti. Può verificarsi sia nella vita pubblica che in quella privata e ostacola l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali delle donne. La cyber-violenza contro le donne include le violazioni della privacy, lo stalking, le molestie, i discorsi di odio basati sul genere, la condivisione non consensuale di immagini personali, gli abusi sessuali basati sulle immagini, l’hacking, il furto di identità e la violenza diretta. La cyber-violenza fa parte del continuum della violenza contro le donne: non è un fenomeno isolato, piuttosto si origina da forme multiple di violenza offline e le alimenta”.
Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale a preoccupare sono poi le cosiddette tecnologie “deepfake”, in grado di imitare la voce, il volto o il corpo di una persona. Anche in questo caso i bersagli principali sono le donne, con la creazione di immagini di nudo senza il loro consenso.
Le cronache italiane hanno rivelato poco più di un anno fa l’esistenza di un sito in cui il promotore dava in pasto ai “guardoni” della Rete foto di donne famose, e un gruppo Facebook in cui uomini condividevano immagini sessualmente esplicite delle proprie mogli. Nel primo caso, al sito erano iscritte 38.000 persone, le fattispecie di reato contestate all’amministratore sono state violazione della privacy, diffamazione aggravata ed estorsione. Nel secondo caso è poi emerso dalle indagini che gli amministratori del gruppo, con 32.000 iscritti, erano due e uno di questi era una donna; i due amministratori utilizzavano telefoni e sim registrati a terzi per evitare l’identificazione.
Ricordiamo che la legge 19 luglio 2019 n. 69 detta “Codice Rosso” (di cui abbiamo parlato in una precedente puntata) inserisce nuove forme di reato tra cui quelle legate alla cyber-violenza come la diffusione di immagini o video sessualmente espliciti definito anche “pornografia non consensuale”.
Nel 2019 è nata in Italia l’associazione PermessoNegato con l’obiettivo di fornire supporto tecnologico e orientamento legale alle vittime di diffusione non consensuale di materiale intimo e violenza online. L’associazione sviluppa e applica tecnologie, strategie e politiche per la non proliferazione della diffusione non consensuale di materiale intimo e di altre forme di violenza e odio online mediante identificazione, segnalazione e rimozione dei contenuti dalle piattaforme online.
Ma il fenomeno non è ovviamente solo italiano.
E infatti il Parlamento europeo già nel 2024 era intervenuto con una direttiva che chiedeva leggi più severe contro la cyber-violenza nei confronti delle donne, stabilendo requisiti a cui dovranno uniformarsi le legislazioni dei singoli Paesi entro giugno del 2027.
Sempre a livello europeo la legge sui servizi digitali (DSA) approvata nel 2022 stabilisce obblighi per i fornitori di servizi digitali, come i social media e i marketplace, al fine di contrastare la diffusione di contenuti illegali.
La legge europea sull’Intelligenza artificiale (AI Act) cerca di mitigare i rischi legati alle tecnologie deepfake prevedendo che le immagini, i contenuti audio e video artificiali o manipolati vadano etichettati chiaramente come tali.
In collaborazione con L’altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate

























