Donne, l'altro sguardo/4. Dal 2019 il "Codice Rosso": cos'è e quando si applica

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Quando si parla di violenza sulle donne si sente spesso parlare di Codice Rosso, una legge entrata in vigore il 9 agosto 2019.
Ma di cosa si tratta esattamente? 
Il provvedimento contenuto nella legge n. 69, che fa seguito ad altri interventi nati sulla scia della Convenzione di Istanbul, sembra essere quello più incisivo nel contrasto alla violenza di genere in quanto stabilisce tempi certi e più stringenti per l’iter successivo alla denuncia da parte della vittima: la polizia giudiziaria deve comunicare immediatamente la notizia di reato al Pubblico Ministero, il quale ha l’obbligo di ascoltare la vittima entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato.
Se questo aspetto è quello più conosciuto, non è tuttavia l’unico.
La legge introduce anche nel Codice Penale nuovi reati, che vale la pena esaminare nel dettaglio.
Uno di questo è il cosiddetto revenge porn, ovvero la diffusione illecita di immagini o video con contenuti sessualmente espliciti
Con l’avvento e l’utilizzo massiccio dei social media è diventato sempre più facile poter cadere in questo tipo di reato: basta infatti che un’immagine a sfondo sessuale venga diffusa tra amici e conoscenti per bullizzare una persona, per vendicarsi di quello che si ritiene un torto subito o anche per motivi più futili ma comunque non meno dannosi e riprovevoli. La cronaca ci dice purtroppo che si tratta di episodi piuttosto frequenti anche tra i giovanissimi e che hanno in alcuni casi portato la vittima a gesti autolesionistici con esito fatale. Il reato di revenge porn è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro: la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati.
Un altro reato introdotto dal Codice Rosso è quello relativo alla deformazione dell’aspetto della persona: anche in questo caso, per capire di che cosa si tratta, si può fare riferimento a episodi realmente accaduti, con donne sfregiate attraverso l’uso di sostanze corrosive al volto. La sanzione prevista è la reclusione da 8 a 14 anni. Quando, per effetto di questo delitto, si provoca la morte della vittima, la pena è l’ergastolo.
Il reato di costrizione al matrimonio, introdotto dalla legge del 2019, potrebbe sembrare qualcosa di superato ma in realtà, stando ai dati della Pubblica Sicurezza non lo è affatto e le vittime sono in prevalenza di nazionalità straniera. Punito con la reclusione da uno a cinque anni, la fattispecie è aggravata quando è commesso a danno di minori.
Infine il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento, ovvero la non osservanza dei divieti di avvicinamento alla vittima, che è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
Secondo un report del Servizio analisi criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza nel triennio 2021/2023 i nuovi reati introdotti dal Codice Rosso sono in aumento: per la costrizione o induzione al matrimonio del 21%; per la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa del 18%; per la deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti del 3%; per la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti dell’1%.
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