Merate: Giardino dei Giusti. Punto ritirato dopo scontro durissimo con le minoranze
Non sono bastati 40 minuti di verifiche per rispondere alla semplice domanda: con otto consiglieri presenti oltre al sindaco si può deliberare? Punto 7 del Consiglio: approvazione convenzione Giardino dei Giusti. Le minoranze annunciano l’abbandono dell’Aula per non essere mai state coinvolte nel dibattito sull’argomento. Siamo a 3 ore e 45 minuti dall’inizio della seduta.
Il capogruppo di maggioranza Ernesto Sellitto scandisce: “Noi andiamo avanti col il nostro progetto del Giardino dei Giusti”. Le minoranze a quel punto escono dall’Aula. Mattia Salvioni, con la consueta sicumera, sibila: “Il numero legale c’è perché escluso il sindaco c’è la maggioranza dei consiglieri”. Ci si prepara dunque a votare il progetto in convenzione con altri nove comuni per la creazione del “Giardino dei Giusti”. Ma improvvisamente Sellitto si alza e si avvicina alla segretaria Viviana Tutore. Che cosa le dica non si sa ma l’espressione sarcastica di Salvioni si trasforma pian piano in un sorriso forzato e poi in un progressivo senso di preoccupazione. La dottoressa Tutore tenta di fornire una risposta: l’art. 22 prevede la presenza costitutiva della metà dei consiglieri al netto del Sindaco. L’art. 41 comma 2 dice cripticamente che occorre la metà più uno dei consiglieri, quindi in questo caso cinque, per approvare un punto all’ordine del giorno. Ma la metà di che cosa? Il dubbio serpeggia mentre i consiglieri di prospettive per Merate e Noi Merate restano fuori dall’Aula.

I minuti passano, la Segretaria, difende il suo ruolo super partes ma fatica a convincere tutti della corretta interpretazione del regolamento comunale. Evidentemente alcuni articoli erano stati letti in modo superficiale. Dopo 3 ore e 59 minuti dall’inizio del Consiglio comunale (ore 20.30) Salvioni decide per una pausa. Attorno al banco della Segretaria si avvicendano i consiglieri di Maggioranza mentre, appena sceso da un aereo viene subito precettato anche Michele Magrin che si precipita a palazzo Tettamanti. Ma il dubbio resta: è valida o no la deliberazione? Quaranta minuti dopo e un numero imprecisato di fogli girati e rigirati, il Sindaco riapre la seduta. Il rischio di un ricorso al Prefetto è troppo elevato. Meglio rinviare l’argomento come aveva proposto Alfredo Casaletto, in un micidiale intervento durato un minuto. Rivolto alla vice sindaca Valeria Marinari: “Un bel tacer non fu mai scritto. L’autonomia del Consiglio non può essere superata da una convenzione. Ritirate il punto”.

Ma riavvolgiamo il nastro.
Il Giardino de Giusti è un’iniziativa di lungo corso ascrivibile a Gariwo (acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide) una onlus che dal 1999 lavora per far conoscere i Giusti e mantenere viva la memoria del Bene come strumento educativo atto anche a prevenire genocidi e crimini contro l'Umanità.
Il comune aderente individua un luogo nel quale su un albero o un cippo iscrive il nome di una persona ritenuta “giusta”, che ha fatto del bene a livello nazionale per la comunità.

Dieci comuni hanno sottoscritto una convenzione e presentato il progetto in una conferenza stampa indetta sabato 7 marzo. Il guaio è che del progetto a Merate se n’era parlato genericamente in una Commissione dopodiché, e nonostante le rassicurazioni dell’assessora Marinari, non c’era più stato modo di discuterne con le minoranze. Fino a comparire nell’ordine del giorno del Consiglio di lunedì al punto 7.
La Marinari ha aperto i lavori presentando il testo della convenzione che, essendo già stata approvata in altri comuni, è da ritenersi blindato. Quando la parola passa all’Aula si alza Paola Panzeri che senza giri di parole accusa la maggioranza di mortificare l’Istituzione consiliare meratese che non è un organo di vidimazione. “Avete deciso tutto voi, fuori dal Consiglio comunale”. E ancora: “Da un semplice accenno in una lontana Commissione ci aspettavamo una seduta dedicata o comunque approfondita sull’iniziativa invece apprendiamo dai giornali che è cosa fatta tanto che è stata presentata addirittura in una conferenza stampa congiunta. Se questo è il vostro metodo di lavoro noi non ci stiamo e lasciamo l’Aula”.
La situazione precipita. Dario Perego: “Un quadro imbarazzante. E non è la prima volta. Non vorrei fosse un metodo quello di decidere senza minimamente consultare le minoranze. Il regolamento è chiaro: le proposte portate in Consiglio devono prima passare in Commissione”. Intervengono Franca Maggioni, Massimo Panzeri, Alfredo Casaletto, di nuovo Paola Panzeri in replica alla Marinari che invita a discutere del merito e non del metodo. Il botta e risposta va avanti per parecchi minuti fino a quando Sellitto avverte che si procederà comunque col voto.

I cinque consiglieri di opposizione se ne vanno. Salvioni sulle prime afferma che il numero legale c’è quindi si voterà con o senza le minoranze. Ma evidentemente qualche dubbio poi attanaglia il capogruppo di maggioranza che si alza e inizia una fitta discussione con la Segretaria. Oltre quaranta minuti di sospensione poi alla ripresa è ancora la Marinari a prendere la parola: data l’importanza del progetto preferiamo a questo punto rinviare la discussione al prossimo Consiglio comunale. Le minoranze rientrano, Magrin arriva trafelato, si torna a votare, ma stavolta non per approvare ma per rinviare.
Il capogruppo di maggioranza Ernesto Sellitto scandisce: “Noi andiamo avanti col il nostro progetto del Giardino dei Giusti”. Le minoranze a quel punto escono dall’Aula. Mattia Salvioni, con la consueta sicumera, sibila: “Il numero legale c’è perché escluso il sindaco c’è la maggioranza dei consiglieri”. Ci si prepara dunque a votare il progetto in convenzione con altri nove comuni per la creazione del “Giardino dei Giusti”. Ma improvvisamente Sellitto si alza e si avvicina alla segretaria Viviana Tutore. Che cosa le dica non si sa ma l’espressione sarcastica di Salvioni si trasforma pian piano in un sorriso forzato e poi in un progressivo senso di preoccupazione. La dottoressa Tutore tenta di fornire una risposta: l’art. 22 prevede la presenza costitutiva della metà dei consiglieri al netto del Sindaco. L’art. 41 comma 2 dice cripticamente che occorre la metà più uno dei consiglieri, quindi in questo caso cinque, per approvare un punto all’ordine del giorno. Ma la metà di che cosa? Il dubbio serpeggia mentre i consiglieri di prospettive per Merate e Noi Merate restano fuori dall’Aula.

I minuti passano, la Segretaria, difende il suo ruolo super partes ma fatica a convincere tutti della corretta interpretazione del regolamento comunale. Evidentemente alcuni articoli erano stati letti in modo superficiale. Dopo 3 ore e 59 minuti dall’inizio del Consiglio comunale (ore 20.30) Salvioni decide per una pausa. Attorno al banco della Segretaria si avvicendano i consiglieri di Maggioranza mentre, appena sceso da un aereo viene subito precettato anche Michele Magrin che si precipita a palazzo Tettamanti. Ma il dubbio resta: è valida o no la deliberazione? Quaranta minuti dopo e un numero imprecisato di fogli girati e rigirati, il Sindaco riapre la seduta. Il rischio di un ricorso al Prefetto è troppo elevato. Meglio rinviare l’argomento come aveva proposto Alfredo Casaletto, in un micidiale intervento durato un minuto. Rivolto alla vice sindaca Valeria Marinari: “Un bel tacer non fu mai scritto. L’autonomia del Consiglio non può essere superata da una convenzione. Ritirate il punto”.

Ma riavvolgiamo il nastro.
Il Giardino de Giusti è un’iniziativa di lungo corso ascrivibile a Gariwo (acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide) una onlus che dal 1999 lavora per far conoscere i Giusti e mantenere viva la memoria del Bene come strumento educativo atto anche a prevenire genocidi e crimini contro l'Umanità.
Il comune aderente individua un luogo nel quale su un albero o un cippo iscrive il nome di una persona ritenuta “giusta”, che ha fatto del bene a livello nazionale per la comunità.

Dieci comuni hanno sottoscritto una convenzione e presentato il progetto in una conferenza stampa indetta sabato 7 marzo. Il guaio è che del progetto a Merate se n’era parlato genericamente in una Commissione dopodiché, e nonostante le rassicurazioni dell’assessora Marinari, non c’era più stato modo di discuterne con le minoranze. Fino a comparire nell’ordine del giorno del Consiglio di lunedì al punto 7.
La Marinari ha aperto i lavori presentando il testo della convenzione che, essendo già stata approvata in altri comuni, è da ritenersi blindato. Quando la parola passa all’Aula si alza Paola Panzeri che senza giri di parole accusa la maggioranza di mortificare l’Istituzione consiliare meratese che non è un organo di vidimazione. “Avete deciso tutto voi, fuori dal Consiglio comunale”. E ancora: “Da un semplice accenno in una lontana Commissione ci aspettavamo una seduta dedicata o comunque approfondita sull’iniziativa invece apprendiamo dai giornali che è cosa fatta tanto che è stata presentata addirittura in una conferenza stampa congiunta. Se questo è il vostro metodo di lavoro noi non ci stiamo e lasciamo l’Aula”.
La situazione precipita. Dario Perego: “Un quadro imbarazzante. E non è la prima volta. Non vorrei fosse un metodo quello di decidere senza minimamente consultare le minoranze. Il regolamento è chiaro: le proposte portate in Consiglio devono prima passare in Commissione”. Intervengono Franca Maggioni, Massimo Panzeri, Alfredo Casaletto, di nuovo Paola Panzeri in replica alla Marinari che invita a discutere del merito e non del metodo. Il botta e risposta va avanti per parecchi minuti fino a quando Sellitto avverte che si procederà comunque col voto.

I cinque consiglieri di opposizione se ne vanno. Salvioni sulle prime afferma che il numero legale c’è quindi si voterà con o senza le minoranze. Ma evidentemente qualche dubbio poi attanaglia il capogruppo di maggioranza che si alza e inizia una fitta discussione con la Segretaria. Oltre quaranta minuti di sospensione poi alla ripresa è ancora la Marinari a prendere la parola: data l’importanza del progetto preferiamo a questo punto rinviare la discussione al prossimo Consiglio comunale. Le minoranze rientrano, Magrin arriva trafelato, si torna a votare, ma stavolta non per approvare ma per rinviare.
C.B.
























