Olgiate: Teo Canzi, vincitore di MasterChef, si racconta a Merateonline. L’intervista

banner bglobohomebig-33400.jpg
“Sono molto legato al territorio in cui sono cresciuto. Tante volte ho pensato di andarmene, ma sinceramente bene come mi trovo in Brianza, da nessun’altra parte…”. Si è aperta così l’intervista che abbiamo avuto modo di fare al vincitore della quindicesima edizione di MasterChef Italia, Matteo Canzi, studente 23enne International Marketing, residente a Olgiate Molgora, dove la sua famiglia è piuttosto conosciuta. Papà Marco, commercialista in paese, è stato assessore e attualmente è vice presidente di Acinque.

La puntata dedicata alla vittoria di 'Teo' è andata in onda ieri sera,  giovedì 5 marzo, su Sky registrando oltre 1,1 milioni di spettatori e il 5,7% di share per il suo successo. Il giovane cuoco, ancora emozionato e scosso dalla moltitudine di emozioni provate nelle ultime 24 ore – da quando è stata ufficialmente annunciata la sua vittoria – ci ha raccontato qualche aneddoto riguardante il suo percorso in cucina, la sua grande passione e il legame con la Brianza. 
PT_23_MYSTERY_BOX-5084.jpg (97 KB)
- Quanto hanno influito le radici brianzole sulla tua cucina e sul tuo palato?

Casa mia, la Brianza, è un luogo al quale sono molto affezionato. La mia passione per la cucina è nata qui e al momento, a livello di palato, sono in fase di studio. Sto cercando di scoprire se il territorio della zona lecchese e dell’Adda sia caratterizzato da una vera e propria cucina tradizionale, perché sono convinto che abbia molto da offrire, più di quello che sembra. La ricerca degli ingredienti originari della zona è un oggetto di studio che mi interessa moltissimo, e che porterò avanti nei prossimi anni. 

- Si può dire che il piatto che ti ha portato alla vittoria, e che è un fil rouge del tuo percorso a MasterChef, è senza dubbio il risotto. Quanto è importante per te aver fatto centro con un piatto legato al tuo territorio?

Per me il risotto è un piatto incredibile, al quale sono legato moltissimo, anche di più rispetto alla pasta. Portare un ingrediente così caratterizzante del mio percorso e della Lombardia per me è stato un vero e proprio successo, anche perché è stato il piatto più apprezzato dai giudici Cannavacciuolo, Barbieri e Locatelli, che hanno compreso la mia volontà di far dialogare tra loro ingredienti complessi, creando un confronto nel piatto. 
PT24_finale-7297.jpg (81 KB)
- Come è nata la tua passione per la cucina?

Sin da bambino ho sempre avuto la spinta di sbirciare cosa succedesse ai fornelli, proprio per questo mi diverto a definirmi “un piromane mancato”, perché mi ha sempre affascinato il fuoco. Sono sempre stato attratto dalla cucina e dal vedere cosa preparava mia mamma. Nonostante ciò, la vera cuoca della mia famiglia è sempre stata la nonna con cui ho cucinato il mio primo vero piatto, che ho voluto riproporre in qualche modo durante la finale. Con l’antipasto “Il primo chiodo” (composto da chawanmushi di brodo dashi, verdure in giardiniera, nido di porro croccante e carota “a chiodo”) ho voluto in qualche modo omaggiare le origini. Quello che mi ha spinto a continuare a coltivare il mio sogno, è stato la consapevolezza del fatto che con le mie mani potevo fare qualcosa di primordiale, ovvero nutrire me e la mia famiglia, e allo stesso tempo portare felicità in tavola.
Il_gusto_del_perch__–_Nulla_si_crea._Nulla_si_distrugge._Tutto_si_cucina_book_jpg.jpg (95 KB)
- Che argomenti culinari hai deciso di inserire nel tuo libro, intitolato “Il gusto del perché”, che uscirà nelle librerie il 16 marzo?

Il libro è composto da otto capitoli, di cui sette concentrati sulle tecniche culinarie più interessanti, come la cottura in umido, la cucina molecolare e, naturalmente, la preparazione del risotto. Inoltre, in ogni capitolo propongo un box in cui spiego le caratteristiche di alcuni piatti a livello chimico, spiegando cosa porta ogni preparazione ad essere quello che è. L’obiettivo era quello di non pubblicare un libro di ricette classico, ma una raccolta di tecniche.
PT24_finale-7256.jpg (104 KB)
- Durante la gara ci sono stati alti e bassi. Qual è stato il momento in cui hai sentito di essere davvero ‘cresciuto’ come cuoco e che avresti potuto vincere MasterChef?

Dopo la prova dedicata alla panificazione con Francesca Casci Ceccacci, andata in onda a metà gennaio, sono rimasto molto scottato. Nei giorni seguenti ho cucinato in sordina, con il pensiero fisso di non riuscire a colmare le lacune e raggiungere la perfezione. Quando poi ho avuto la possibilità di cimentarmi nella cucina di un tristellato, il ristorante Casa Perbellini - 12 Apostoli di Verona, ho compreso la necessità di portare la tranquillità in cucina. Quest’esperienza mi ha dato la carica giusta e ho iniziato a percepire il tempo delle sfide in maniera differente.
PT24_finale-8554.jpg (97 KB)
- Le puntate immagino siano state girate tempo fa. A partire da dicembre però, con la messa in onda, il tuo volto è diventato “noto”. Come hai vissuto la notorietà, anche a Olgiate, in questo periodo?

Ho iniziato a percepire subito la notorietà, soprattutto nel territorio di Olgiate, Merate e Calco. Con il passare delle puntate questo elemento è aumentato, tanto che alcune volte sono andato a fare la spesa con il cappuccio e gli occhiali da sole per fare più in fretta. È sempre un onore ricevere complimenti e saluti e, nonostante abbia dovuto nascondere l’esito del programma e la mia vittoria, il fatto che la gente mi riconosca è sempre un piacere. 
PT24_finale-8198.jpg (107 KB)
- Quali progetti per il futuro?

Dopo gli studi sulla cucina tradizionale brianzola e i suoi ingredienti, il sogno sarebbe aprire un ristorante che possa valorizzare tutto questo…

Tutte le foto sono state concesse da Sky
Susanna Linda Fumagalli
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.